Pensioni, no a 67 anni secondo l’Inps. Domanda respinta, ecco perché e come risolvere

Simone Micocci

4 Gennaio 2026 - 09:50

Hai 67 anni e 20 anni di contributi ma l’Inps ha respinto la domanda di pensione? Ecco perché può accadere e cosa verificare.

Pensioni, no a 67 anni secondo l’Inps. Domanda respinta, ecco perché e come risolvere

Capita sempre più spesso che, al momento di presentare la domanda di pensione, emergano ostacoli inattesi anche per chi è convinto di aver raggiunto tutti i requisiti richiesti.

È quanto accaduto a un nostro lettore che, dopo aver compiuto 67 anni e maturato 20 anni di contributi, si è visto respingere dall’Inps la richiesta di pensione di vecchiaia. Un esito che, almeno in apparenza, sembra difficile da spiegare, visto che si tratta delle condizioni minime previste dalla normativa vigente.

La comunicazione ricevuta dall’Inps, però, non chiariva in modo immediato le ragioni del diniego. Per questo abbiamo deciso di approfondire il caso, analizzando la posizione contributiva e ricostruendo ogni passo del percorso che ha portato al rigetto della domanda. Ne è emersa una criticità poco conosciuta, legata alle regole applicate ai cosiddetti contributivi puri, che potrebbe coinvolgere un numero crescente di lavoratori nei prossimi anni.

Condividiamo quindi il chiarimento fornito al lettore, con l’obiettivo di aiutare chi si trova,o potrebbe trovarsi, nella stessa situazione.

Perché l’Inps ha respinto la domanda di pensione di vecchiaia nonostante 67 anni di età e 20 anni di contributi?

Gentile lettore,

dall’esame della documentazione e dalle motivazioni indicate dall’Inps nel provvedimento di rigetto della domanda di pensione emerge che il rifiuto non è legato ai requisiti anagrafici o contributivi, bensì al mancato raggiungimento del requisito economico previsto per l’accesso alla pensione di vecchiaia.

Dagli approfondimenti effettuati risulta infatti che lei rientra nella categoria dei cosiddetti “contributivi puri”, avendo esercitato l’opzione per il computo dei contributi nella Gestione Separata. Si tratta di una facoltà che consente di accentrare nella Gestione Separata i contributi versati in altre gestioni previdenziali — come il Fondo lavoratori dipendenti, le gestioni speciali degli autonomi, l’ex Inpdap, l’ex Enpals e altri fondi sostitutivi — a condizione che siano rispettati alcuni requisiti specifici:

  • almeno un contributo mensile accreditato nella Gestione Separata;
  • un’anzianità contributiva complessiva di almeno 15 anni, di cui almeno 5 maturati dopo il 1° gennaio 1996;
  • meno di 18 anni di contributi complessivi al 31 dicembre 1995.

La scelta del computo nella Gestione Separata comporta però che l’intera pensione venga liquidata con il metodo contributivo, analogamente a quanto avviene per chi ha iniziato a versare contributi esclusivamente dopo il 1° gennaio 1996. Questo permette l’accesso ad alcune specifiche forme di pensionamento riservate ai contributivi puri, come la pensione di vecchiaia a 71 anni con almeno 5 anni di contribuzione o la pensione anticipata a 64 anni con 25 anni di contributi. Allo stesso tempo, però, introduce un ulteriore vincolo per la pensione di vecchiaia ordinaria.

Per i contributivi puri, infatti, non è sufficiente aver raggiunto i 67 anni di età e i 20 anni di contributi: l’importo dell’assegno pensionistico, al momento della domanda, deve risultare pari almeno a una volta il valore dell’assegno sociale, che nel 2025 era pari a circa 538 euro mensili, mentre nel 2026 sale a 546 euro.

Qualora tale soglia non venga raggiunta, l’Inps è tenuta a respingere la domanda, con la conseguenza che il lavoratore deve proseguire l’attività fino al soddisfacimento del requisito economico oppure attendere il compimento dei 71 anni, età alla quale il vincolo sull’importo minimo non si applica più.

Nel suo caso specifico, il computo nella Gestione Separata ha inciso in modo sfavorevole, poiché il montante contributivo maturato non consente di raggiungere l’importo minimo richiesto. In assenza di altri diritti pensionistici, ciò impedisce l’accesso alla pensione di vecchiaia al compimento dei 67 anni.

Le suggeriamo pertanto di rivolgersi a un esperto previdenziale per valutare la possibilità di presentare una nuova domanda rinunciando al computo nella Gestione Separata. In presenza di contributi versati prima del 31 dicembre 1995, potrebbe infatti essere possibile rientrare nel sistema misto e accedere alla pensione di vecchiaia senza l’obbligo di rispettare la soglia minima di importo.

Restiamo a disposizione per ogni ulteriore chiarimento e confidiamo che queste indicazioni possano esserle utili.

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