Venezuela, nuovo record per l’inflazione: supera il 40.000%

Il dato dell’inflazione si assesta sul 41.838% secondo un’analisi universitaria basata sul monitoraggio ventennale dei prezzi del Paese. Il governo venezuelano non rilascia più dati economici

Venezuela, nuovo record per l'inflazione: supera il 40.000%

Il tasso di inflazione del Venezuela ha superato quota 40.000% e toccato un nuovo record.
A evidenziare il dato è Steve Hanke, professore di economia alla Johns Hopkins University, che ha parlato di un tasso pari al 41.838%. Il calcolo di Hanke si basa su un monitoraggio ventennale dei prezzi nel Paese e assume un’importanza cruciale nello scenario venezuelano attuale, con il governo che ha smesso quasi completamente di rilasciare dati economici.

La stessa Banca centrale del Venezuela non diffonde autonomamente dati sull’inflazione da un anno. Il presidente Nicolas Maduro ha individuato le responsabilità della disastrata economia del Paese principalmente fuori dal suo governo, attribuendole anche ad attivisti e funzionari dell’opposizione a Washington. Durante la campagna elettorale di maggio, ha dato la colpa dell’iperinflazione alle mafie criminali.

Ma molti economisti evidenziano come sia stata proprio la gestione politica molto poco ortodossa di Maduro ad aver spinto il Paese verso la crisi economica, e fanno luce sui ripetuti rifiuti agli aiuti internazionali del leader socialista.

Anche secondo Hanke le origini dell’attuale situazione sono da ricercare all’interno, con le spese governative che continuano ad accelerare e le entrate in esaurimento.
Il governo è in default per la maggior parte dei bond in circolazione, che secondo gli economisti ammontano a circa 60 miliardi di dollari. Le riserve in valuta estera sono diminuite di circa 2,5 miliardi di dollari negli ultimi tre mesi stando all’analisi di Capital Economics.

Venezuela: output di petrolio in calo vertiginoso e sentiment degli investitori nero

La compagnia petrolifera statale, PDVSA, va verso il crollo; gli economisti sostengono che l’aumento del prezzo del petrolio sta peggiorando la situazione.
Il Brent è aumentato di oltre il 64% quest’anno. E mentre il presidente Trump si scaglia contro l’Iran attraverso sanzioni petrolifere a tolleranza zero, il benchmark internazionale è salito ancora del 4,5% nell’ultima settimana.

La produzione di PDVSA - che rappresenta il 95% dei proventi da esportazione nel Paese e un quarto del PIL - è stata dimezzata da gennaio 2016 a gennaio 2018 secondo i dati dell’US Energy Information Administration (EIA).
E, con la crisi che si fa più profonda, l’output continua a calare. Tutte condizioni queste che, secondo Hanke, hanno “quasi ucciso” il sentiment degli investitori:

“[Il sentiment negativo] è in parte dovuto anche alle previsioni. Chiunque abbia un bolivar vuole liberarsene immediatamente, perché si aspetta che possa perdere tutto il suo valore da un momento all’altro”.

Le previsioni dell’FMI di gennaio parlavano di un tasso di inflazione del Venezuela che sarebbe potuto salire fino al 13.000% per tutto il 2018. Il professor Hanke non è sorpreso dalla discrepanza, perché crede che nessuno possa prevedere con precisione il corso o la durata di un’iperinflazione.

Paese al collasso: povertà e misure inefficaci di Maduro

Secondo economisti ed attivisti la presenza dell’iperinflazione ora è palese. Un recente studio universitario ha rilevato che circa il 90% dei civili ha vissuto in condizioni di povertà lo scorso anno e la maggior parte degli intervistati ha perso in media più di 11 chili di peso.

Andres Abadia, economista senior al Pantheon Macroeconomics, sottolinea come l’iperinflazione stia devastando l’economia, che si contrarrà anche nel 2018 - per il quinto anno consecutivo - senza nessuna possibilità di cambiamento nel breve termine.

Abadia ha definito il Venezuela una zona disastrata, spiegando che finché Maduro sarà al potere l’economia continuerà a precipitare. Ma il leader venezuelano ha riconquistato la presidenza solo il mese scorso, aggiudicandosi con facilità un altro mandato di sei anni in elezioni che sono state etichettate da opposizione interna, stampa e osservatori di tutto il mondo come una farsa.

Maduro ha triplicato i salari all’inizio di giugno a 3 milioni di bolivar al mese, che secondo Reuters corrispondevano allora a poco più di un dollaro al tasso di cambio del mercato nero.
Secondo Hanke l’aumento delle retribuzioni non contribuisce a nessun miglioramento delle condizioni di vita in Venezuela:

“È una presa in giro, rappresenta a malapena una goccia nel mare.”

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