Vaccino Covid e privacy: quando e chi è obbligato a dichiarare di averlo fatto

Isabella Policarpio

18 Febbraio 2021 - 10:28

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I dipendenti devono comunicare al datore di lavoro se hanno fatto (oppure no) il vaccino anti-Covid? Ecco cosa prevede la normativa sulla privacy riguardo le vaccinazioni in ambito lavorativo.

Vaccino Covid e privacy: quando e chi è obbligato a dichiarare di averlo fatto

La campagna vaccinale, seppur con qualche ritardo, ha preso il via e nascono già le prime controversie in tema di privacy sul posto di lavoro.

In particolare, ci si domanda se i dipendenti siano obbligati a comunicare al datore di lavoro di aver effettuato il vaccino anti-Covid, se sì quale tra quelli disponibili, e consegnare la relativa documentazione.

A fugare ogni dubbio ci ha pensato il Garante della privacy a cui è demandato il difficile compito di bilanciare la salute dei lavoratori e la tutela dei loro dati personali.

Ad oggi, nessuna legge impone l’obbligatorietà del vaccino contro il Covid-19; tuttavia chi sceglie, per qualsiasi ragione, di non vaccinarsi potrebbe essere dichiarato “inidoneo alle mansioni” dal medico competente.

Ma vediamo obblighi e divieti per il datore di lavoro in tema di privacy e vaccini.

I dipendenti devono comunicare al datore di aver fatto il vaccino?

Primo punto da chiarire - desumibile dalle Faq del GPDP - è che il datore di lavoro non può in nessun caso obbligare i dipendenti a dichiarare se si sono sottoposti al vaccino contro il Covid-19 oppure no. Allo stesso modo, non può pretendere documenti e certificati che attestino l’avvenuta vaccinazione.

Ciò perché, un comportamento contrario, violerebbe il diritto alla privacy dei dipendenti, e la legge non consente il trattamento dei dati personali nemmeno dietro espresso consenso del lavoratore.

Il datore di lavoro può chiedere al medico competente chi è vaccinato e chi no?

Tutto ciò che riguarda la vaccinazione contro il Covid spetta al medico competente, deputato alla valutazione dei rischi aziendali e alla sorveglianza sanitaria dei lavoratori.

Secondo il Garante della privacy, il medico competente non può in nessun caso comunicare al datore di lavoro i nominativi dei dipendenti che hanno o non hanno effettuato il vaccino, nemmeno dietro esplicita richiesta (artt. 25, 39, comma 5, e 41, comma 4, D.lgs. n. 81/2008).

L’unica informazione che il medico è tenuto a comunicare al datore riguarda il giudizio di idoneità o inidoneità alla mansione, da valutare anche in base al fatto che il lavoratore sia vaccinato contro il coronavirus.

Il vaccino anti-Covid può essere obbligatorio per accedere ai luoghi di lavoro? Se sì, quando?

Come si è anticipato, il legislatore ha deciso di non rendere il vaccino anti-Covid obbligatorio. Di conseguenza, per i lavori che prevedono l’esposizione diretta ad “agenti biologici” - ad esempio in ambito sanitario - si applicheranno le “misure speciali di protezione” ad hoc previste dall’articolo 279 del D.lgs. n. 81/2008, ovvero la legge quadro sulle vaccinazioni obbligatorie sul posto di lavoro.

Sulla base della normativa vigente, soltanto il medico competente può stabilire chi è inidoneo alle mansioni e chi no e quindi limitare l’accesso a determinati luoghi o spostare i dipendenti ad altre mansioni.

Spetta al datore di lavoro dare attuazione alle scelte del medico, senza poter richiedere dati sensibili e ogni genere di informazione sanitaria.

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