Vaccino Covid e lavoro: quando è obbligatorio prendere permessi o ferie

Isabella Policarpio

22/04/2021

22/04/2021 - 12:39

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Che fare se il vaccino contro il Covid-19 coincide con l’orario di lavoro: il dipendente è obbligato a chiedere ore di permesso, giorni di ferie o malattia? Cosa dice la legge.

Vaccino Covid e lavoro: quando è obbligatorio prendere permessi o ferie

Chi vuole vaccinarsi contro il Covid-19 è obbligato a prendere permessi, ferie o malattia? Si tratta di un dubbio molto comune, dato che il giorno e l’ora dell’inoculazione del vaccino potrebbero coincidere con gli impegni lavorativi.

Per il momento, la legge non prevede permessi speciali a chi si assenta dal lavoro per questo motivo, anche perché si tratta di una scelta personale e non di un obbligo normativo.

E non si deve nemmeno usufruire dei giorni di malattia, poiché non esiste uno stato morboso legato all’inoculazione dei sieri (ma si possono chiedere per l’insorgenza di effetti collaterali).

Cosa può e deve fare chi desidera vaccinarsi? L’assenza dal lavoro è retribuita? E se sì, quanto? Vediamo le regole in vigore.

Vaccino Covid-19: quando è obbligatorio prendere ferie o permessi

È possibile che l’appuntamento per ricevere il vaccino contro il Covid capiti in un giorno lavorativo, costringendo il dipendente ad assentarsi dal posto di lavoro per qualche ora o per l’intera giornata. In tal caso - anche se la vaccinazione è facoltativa - la Autorità hanno chiarito che il dipendente che si assenta per aderire alla vaccinazione di massa non può subire sanzioni disciplinari o essere licenziato.

Tuttavia dovrà avvisare il datore di lavoro dell’assenza con congruo anticipo.

Al momento nessuna norma nazionale ha istituito permessi o giorni di ferie retribuiti specifici per la somministrazione dei vaccini contro il coronavirus; significa che il dipendente dovrà attingere al monte ore di permessi maturati (ROL ed ex-festività), retribuiti secondo quanto stabilito dal CCNL di riferimento.

Discorso analogo per il lavoratore che deve assentarsi per la vaccinazione del figlio o dei familiari a carico: non esiste un permesso ad hoc per il Covid-19 ma, chi ne ha i requisiti, può usufruire dei permessi previsti dalla legge 104/92 (in caso di assistenza a disabili) o, in alternativa, dei permessi maturati per motivi familiari, del congedo parentale o godere delle ferie.

Vaccino insegnanti e personale ATA: quali permessi prendere

Nemmeno per il personale docente il Ministero ha previsto un permesso ad hoc per l’inoculazione dei vaccini contro il Covid. Per questo, salvo diverse disposizioni regionali, insegnanti e personale ATA devono fare riferimento ai permessi previsti nel CCNL Scuola.

Nel dettaglio, il personale con contratto a tempo indeterminato ha diritto a 3 giorni di permesso retribuiti per motivi familiari e personali, e la vaccinazione riterrebbe tra questi ultimi. Mentre al personale assunto a tempo determinato spettano fino a 6 giorni di permesso per i medesimi motivi, tuttavia non retribuiti.

Quando non servono ferie o permessi per vaccinarsi contro il Covid

Non sempre il dipendente è costretto ad assentarsi dal lavoro per la somministrazione del vaccino. Il “Protocollo nazionale”, siglato il 6 aprile 2021, ammette la possibilità per i datori di lavoro di aderire alla campagna vaccinale direttamente in azienda: in tal caso i dipendenti possono fare il vaccino nel corso della giornata lavorativa, senza chiedere permessi, ferie o giorni di malattia e conservando la retribuzione ordinaria.

Ciò è scritto nero su bianco all’articolo 15 del documento del Ministero della Salute:

“Se la vaccinazione viene eseguita in orario di lavoro, il tempo necessario alla medesima è equiparato a tutti gli effetti all’orario di lavoro” .

Tale possibilità è esclusa per coloro che non aderiscono alla vaccinazione aziendale ma si attengono al calendario della Regione di residenza.

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