Vaccino coronavirus: quali Paesi lo avranno prima

Quando esce il vaccino anti Covid-19 e chi lo avrà prima? I Paesi ricchi stanno stringendo accordi con le aziende produttrici per assicurarsi centinaia di milioni di dosi, con la posta in gioco che non potrebbe essere più alta. Ecco quando potrebbe uscire e chi lo avrà prima.

Vaccino coronavirus: quali Paesi lo avranno prima

C’è grande attesa per il vaccino anti-coronavirus, ma quale sarà il Paese che lo avrà prima? A sei mesi dallo scoppio della pandemia è corsa contro il tempo per trovare un vaccino efficace, che potrebbe uscire tra la fine dell’anno e il primo semestre del 2021.

Al momento sono attivi 147 programmi di vaccino per il Covid 19 e 18 vaccini candidati, secondo l’OMS. La sperimentazione sta andando avanti e buoni risultati sono stati ottenuti dai test condotti finora da Regno Unito, Cina e Stati Uniti, solo per citarne alcuni.

Ecco a che punto è il vaccino per il coronavirus nel mondo: tra i Paesi in corsa per la scoperta del trattamento definitivo c’è anche l’Italia.

Regno Unito ed Europa

In Europa il Regno Unito è primo nella corsa alla creazione del vaccino contro il coronavirus. Si chiama ChAdOx1 e ci sta lavorando un team del Jenner Institute dell’Università di Oxford in collaborazione con l’italiana Irbm e AstraZeneca che si occuperà della distribuzione. Il vaccino, il cui vettore virale è fatto a Pomezia e che verrà infialato ad Anagni (Frosinone), si trova attualmente alla fase 2 della sperimentazione e finora i risultati raggiunti sono incoraggianti: i partecipanti hanno sviluppato una forte risposta immunitaria e anticorpale fino al 56° giorno della sperimentazione in corso. Come riferito dall’autorevole rivista scientifica The Lancet, il vaccino della Oxford University “ha indotto una forte risposta immunitaria e anticorporale fino al 56/mo giorno della sperimentazione in corso”.

Il nostro ministro della Salute Roberto Speranza ha commentato la notizia invitando alla prudenza e alla pazienza. “L’Italia, con Germania, Francia e Olanda, è nel gruppo di testa per questa sperimentazione. Continuiamo ad investire sulla ricerca scientifica come chiave per sconfiggere il virus”, ha detto.

La ricerca ha ricevuto 20 milioni di sterline da parte del governo inglese. Se dovesse funzionare, sarà il caso di vaccino più rapido nella storia della produzione dei vaccini.

Nel frattempo il gruppo farmaceutico francese Sanofi e l’inglese GlaxoSmithKline hanno fatto sapere tramite comunicato stampa che il loro vaccino potrebbe uscire nei primi 6 mesi del 2021. Al momento sono in corso i colloqui con la Commissione europea, Italia, Francia e altri governi per garantire l’accesso mondiale al prodotto.

Russia

Alla corsa mondiale alla scoperta del vaccino starebbe partecipando anche la Russia, intenzionata ad arrivarci prima degli Stati Uniti, in una sorta di nuova guerra fredda.

Secondo quanto riportato dalla Cnn, i funzionari russi sostengono di essere al lavoro sull’approvazione definitiva di un vaccino che potrebbe arrivare anche il 10 agosto. Il vaccino sarebbe sviluppato dall’Istituto Gamaleya di Mosca, ma al momento il Paese non ha diffuso dati scientifici o report sui test effettuati, per cui non si può giudicare in alcun modo l’eventuale sicurezza o efficacia del vaccino.

Stati Uniti

Aveva creato grande scalpore la notizia che Donald Trump pretendesse un vaccino anti-coronavirus esclusiva degli Stati Uniti. Accantonata questa eventualità, gli USA restano comunque uno dei Paesi più vicini alla scoperta di un trattamento immunizzante efficace.

Il primo vaccino sperimentale per il SARS-CoV-2 negli Stati Uniti, mRNA-1273 di Moderna, sta finalizzando il protocollo per lo studio della Fase 3 quasi al via.

L’azienda ha comunicato che il 27 luglio inizierà la fase finale dei test, diventando così la prima biotech a raggiungere questo step cruciale. La fase 3 della sperimentazione coinvolgerà 30.000 persone e dovrebbe durare fino a fine ottobre. L’annuncio è stato accolto molto bene dai mercati: le azioni Moderna sono decollate in Borsa

Anche la più grande azienda farmaceutica statunitense, Pfizer, e il suo partner tedesco BioNTech SE hanno dichiarato il 5 maggio di aver iniziato a somministrare dosi del loro vaccino anti-coronavirus ai candidati per i test sull’uomo avviati negli Stati Uniti e in Germania.

Infine Johnson & Johnson ha intensificato gli sforzi per sviluppare il vaccino per il coronavirus. Il 30 marzo ha annunciato la messa a punto di un vaccino realizzato da Jensen, la divisione dedicata allo sviluppo dei vaccini, in collaborazione col governo USA.

Cina

In Cina quattro aziende stanno già testando il siero sull’uomo. L’obiettivo di Pechino non sarebbe solo quello di proteggere la popolazione (persino la Cina, che sembra aver domato i contagi, sta soffrendo di sporadici focolai), ma anche deviare le accuse di insabbiamento e cattiva gestione dell’emergenza al suo stadio iniziale. Lo sviluppo di un vaccino disponibile per tutto il mondo le consentirebbe di riacquistare la reputazione di potenza scientifica e medica a livello globale. Stando alle dichiarazioni di un alto funzionario un vaccino cinese per uso di emergenza potrebbe essere pronto per settembre 2020.

Brasile

In Brasile, paese che ha registrato il triste record di contagi nel mondo, è l’Istituto Butantan che è responsabile dei test del vaccino sciluppato dalla cinese Sinovac. Qui è iniziata la terza fase dei test, con la vaccinazione dei primi volontari. L’obiettivo è vaccinare tutti i 9.000 volontari entro settembre, dopodiché passare alla fase di follow up, ovvero valutare periodicamente i dati di efficacia del vaccino. Fase che prenderà il via, presumibilmente, entro la fine dell’anno. La distribuzione del vaccino sul mercato inizierà quindi all’inizio del 2021.

Israele

Di recente l’Istituto di Ricerca Biologica israeliano ha annunciato di aver isolato l’anticorpo monoclonale neutralizzante che potrebbe essere usato per sviluppare trattamenti efficaci nella lotta alla COVID-19.

L’IIBR ha guidato gli sforzi israeliani per trovare un vaccino per il coronavirus, incluso il test del sangue di chi è guarito dalla COVID-19. Gli anticorpi presenti in tali campioni, ovvero le proteine del sistema immunitario che sono residui della guarigione dal coronavirus, sono considerati da molti esperti una chiave per lo sviluppo di una possibile cura.

Quando uscirà il vaccino?

Intanto, mentre gli occhi del mondo sono puntati sul promettente vaccino messo a punto dall’Università di Oxford, che nella migliore delle ipotesi potrebbe uscire entro Natale 2020, non mancano gli scettici. In un’intervista l’inviato speciale inglese dell’OMS e professore di sanità mondiale all’Imperial College di Londra David Nabarro ha detto che non dovremmo aspettarci che un vaccino arriverà presto e che dovremmo abituarci alla minaccia in corso.

“Alcuni virus sono molto difficili quando si tratta dello sviluppo di un vaccino, quindi per il prossimo futuro è meglio trovare il modo di convivere con il virus come una minaccia costante. Ciò significa isolare coloro che mostrano sintomi dell’infezione e i loro contatti; le persone anziane dovranno essere protette e dovrà essere garantita la capacità di trattare i casi in ospedale. Questa sarà la nuova normalità per tutti noi”.

Vaccino nazionale per i Paesi più ricchi?

Il timore delle agenzie sanitarie globali, che puntano a distribuire equamente il vaccino anti-coronavirus in tutto il mondo, è che gli accordi stretti tra alcuni Paesi con aziende come Pfizer, BioNtech, AstraZeneca e Moderna possano minare lo scopo, assicurandosi milioni di dosi per i propri cittadini a scapito dei Paesi più poveri o a rischio.

“Sarebbe ridicolo se le persone a basso rischio nei Paesi ricchi ricevessero il vaccino prima degli operatori sanitari in Sudafrica”, ha detto Christopher Elias, a capo della divisione dello sviluppo globale della Fondazione Bill & Melinda Gates.

Tuttavia il denaro e gli interessi nazionali possono vincere sul bene del mondo. Gli Stati Uniti e l’Europa, in particolare, stanno facendo ordini anticipati per centinaia di milioni di dosi di vaccini di successo, lasciando potenzialmente le briciole alle parti più povere del mondo. Secondo Medici Senza Frontiere “questa lotta globale ad accumulare vaccini dai Paesi ricchi può alimentare una pericolosa tendenza del nazionalismo dei vaccini”.

Per evitare uno scenario del genere l’OMS e altre organizzazioni internazionali hanno istituito COVAX (Covid-19 Vaccine Global Access), un meccanismo avanzato di impegno sul mercato per i vaccini anti-coronavirus. Lo scopo è garantire un accesso rapido ed equo ai vaccini in tutto il mondo e tutti i Paesi sono invitati a partecipare. Si tratta di uno strumento di gestione del rischio che aumenta le probabilità che uno o più vaccini di successo saranno disponibili in grandi quantità rapidamente dopo l’approvazione normativa per qualsiasi Paese che ne abbia bisogno.

I governi possono accedere a un ampio portafoglio di vaccini candidati utilizzando una gamma di piattaforme tecnologiche creando così un mercato più ampio per garantire la sicurezza della domanda.

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