Vaccino coronavirus: la minaccia più grande è il nazionalismo

Gli scienziati, grazie ad uno sforzo congiunto senza precedenti, sono ormai vicini ad un vaccino per contrastare la diffusione del Covid-19. Ma sono i costanti venti nazionalisti a rallentare la lotta alla pandemia.

Vaccino coronavirus: la minaccia più grande è il nazionalismo

Dopo mesi di sforzi senza precedenti da parte della comunità scientifica per arrivare alla produzione di un vaccino efficace contro il Covid-19, è ora il nazionalismo imperante nel mondo, secondo Politico, ad alimentare paure e dubbi sulla possibilità di arrivare ad una efficace ed inclusiva distribuzione delle prime dosi nel 2021.

Se il progresso della ricerca è decisivo per trovare una valida risposta al virus, non meno rilevante è il peso della politica. Dalle scelte di Trump ai programmi internazionali, le tensioni di lungo corso e gli egoismi nazionali mai sopiti gettano ombre sul futuro della lotta al virus.

Il nazionalismo indebolisce la lotta al Covid-19

Il nazionalismo è stato un carattere distintivo del decennio appena concluso. L’amministrazione Trump così come i diffusi risentimenti verso il processo di integrazione nel cuore dell’Unione europea hanno acceso i riflettori su un fenomeno politico che, poco più di 80 anni fa, gettò l’umanità in una spirale inarrestabile di violenza.

Ora è questo stesso nazionalismo, intensificato da sospetti e complottismi, a restringere i confini del mondo, innalzando barriere che, citando il Direttore dell’OMS, Tedros Adhanom Ghebreyesus, “prolungheranno i tempi della pandemia, anziché ridurli”.

Il grido d’allarme della massima autorità in ambito sanitario non è casuale. Produzione e distribuzione del vaccino contro il Covid-19 richiedono entrambe ingredienti e materiali provenienti da Paesi specifici, come Vietnam, Liberia, Malesia e Cina.

La limitazione dei movimenti dei cittadini, frutto delle disposizioni tese a contenere il contagio, combinata al blocco dell’export di prodotti medici di primaria importanza ha impoverito la lotta al Covid-19. Le strategie nazionali, infatti, non potranno produrre i risultati che una collaborazione internazionale può offrire.

Un vaccino per tutti: la risposta di Covax

È partendo da questo assunto che Coalition for Epidemic Preparedness Innovations, organizzazione internazionale, in collaborazione con l’OMS e GAVI, ha dato vita al progetto Covax, sforzo multilaterale teso a smorzare i venti nazionalisti e assicurare una distribuzione efficace del prossimo vaccino.

L’amministrazione Trump (ma anche la Russia) non ha sposato il progetto, preferendo virare sul programma interno Operation Warp Speed. Tuttavia, il successo della collaborazione è innegabile: allo stato attuale, 184 paesi nel mondo sono idonei a ricevere un vaccino e anche la Cina, in una prima fase fuori dal programma, ha preferito abbandonare la sua embrionale ricerca interna in favore di uno sforzo globale e coordinato.

La strategia implementata mira alla diversificazione poiché produrre interamente il vaccino in un unico Paese comporterebbe il rischio di vedere vanificati mesi di sforzi medico-scientifici a causa delle restrizioni sull’export. Per questo la lotta alla pandemia (e al nazionalismo) passa da una catena che raggiunge 5 continenti e 30 Paesi, con l’obiettivo di affermare l’utilità di uno sforzo condiviso per tutelare la salute pubblica.

Fonte: Politico

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