Un uomo ha appena guadagnato $70 milioni in un secondo

Emanuele Di Baldo

11/02/2026

La semplice vendita di un dominio dormiente si è trasformata in una rendita milionaria: tutta “colpa” dell’intelligenza artificiale

Un uomo ha appena guadagnato $70 milioni in un secondo

Per anni è rimasto lì, silenzioso, quasi invisibile. Due lettere, un punto e un’estensione: AI.com. Un indirizzo essenziale, minimalista, registrato quando internet era ancora un territorio per pionieri. Poi, all’improvviso, quel dominio è diventato il centro di una delle operazioni più clamorose della storia del web: 70 milioni di dollari per un dominio di appena due caratteri.

Non stiamo parlando di una startup quotata in borsa, né di una piattaforma con milioni di utenti. Parliamo di un dominio acquistato nel 1993 per appena 100 dollari e rivenduto nel 2025 per una cifra che lo colloca tra le transazioni più costose mai registrate nel settore. Un passaggio di proprietà che ha attirato l’attenzione della finanza globale, del mondo crypto e dell’industria tecnologica, culminato con un lancio in grande stile durante il Super Bowl LX.

E così, in un’epoca in cui l’AI muove investimenti per trilioni di dollari, un dominio “dormiente” si è trasformato in un assegno da capogiro.

70 milioni di dollari per un dominio dormiente

La vendita di AI.com non è stata una semplice compravendita digitale ma una vera e propria dichiarazione di intenti.

Quasi un anno fa il dominio è stato ceduto per 70 milioni di dollari a Kris Marszalek, co-fondatore e CEO di Crypto.com.

Secondo quanto si sa da fonti ufficiose, si tratta di una delle acquisizioni di domini più costose mai registrate, superando vendite storiche come CarInsurance.com (49,7 milioni di dollari nel 2010) e Voice.com (30 milioni nel 2019). La transazione, stando ai report, sarebbe stata conclusa interamente in criptovalute.

Ma perché pagare una cifra simile per due sole lettere? La risposta è arrivata pochi mesi dopo, durante il Super Bowl LX. AI.com è stato lanciato ufficialmente con uno spot da 30 secondi durante la partita. Un investimento multimilionario in visibilità – basti pensare che uno spot di 30 secondi può costare diversi milioni di dollari, e che già nel 2022 Crypto.com aveva speso fino a 7 milioni per una sola inserzione – per presentare al grande pubblico una nuova piattaforma di intelligenza artificiale “agentica”.

L’obiettivo dichiarato è ambizioso: offrire un agente AI autonomo capace di gestire attività reali per conto dell’utente. Non solo rispondere a domande, ma organizzare calendari, automatizzare flussi di lavoro, inviare messaggi, completare task complessi su più applicazioni e persino operare sui mercati finanziari.

Il debutto, però, non è stato privo di intoppi. L’enorme traffico generato dallo spot ha causato errori 504 e rallentamenti, con il sito temporaneamente irraggiungibile. Marszalek ha attribuito il problema a “livelli di traffico incredibili” che hanno superato le previsioni, attivando perfino limitazioni lato Google.

Nonostante le difficoltà tecniche, l’impatto mediatico è stato enorme: lo spot di AI.com ha registrato un coinvolgimento fino a 9,1 volte superiore rispetto alla media degli altri brand del Super Bowl, secondo la classifica di EDO.

Il dominio, registrato per la prima volta nel 1993 e passato attraverso il boom e il crollo delle dot-com, è così tornato protagonista nell’era dell’intelligenza artificiale. Non più un indirizzo parcheggiato, ma il simbolo di una nuova era tecnologica.

Chi è l’uomo dietro alla vendita record?

Se oggi AI.com vale 70 milioni di dollari, il merito – o la fortuna – è di Arsyan Ismail, imprenditore tecnologico malese con una storia che sembra uscita da un film.

Nel 1993 aveva appena 10 anni quando decise di registrare AI.com spendendo 100 dollari con la carta di credito della madre. Nessuna previsione sull’esplosione dell’intelligenza artificiale. Le lettere “A” e “I” erano semplicemente le sue iniziali.

All’epoca, l’idea stessa di acquistare un indirizzo web era così poco diffusa che la madre rimase confusa vedendo l’addebito sull’estratto conto. Quello che poteva sembrare un capriccio infantile si è trasformato in una delle operazioni più redditizie della storia digitale.

Oggi 43enne, Arsyan è una figura nota nell’ecosistema tech malese. Ha lavorato fin da adolescente su progetti internet, contribuendo alle prime piattaforme social come Kawanster e Friendster. Successivamente è stato programmatore senior presso Nuffnang, importante rete pubblicitaria su blog, prima di fondare nel 2013 la sua società, 1337 Tech.

Il suo interesse per le risorse digitali non si è mai fermato. È stato tra i primi ad adottare Bitcoin e ha collezionato identificatori digitali rari come nomi ENS e indirizzi email ultra-brevi. AI.com era solo uno dei suoi asset più preziosi.

Nel marzo 2025 il dominio viene inizialmente quotato per 100 milioni di dollari. Un mese dopo, ad aprile, l’accordo con Marszalek è finalizzato per 70 milioni. Arsyan ha poi dichiarato che in trattative di questa portata è fondamentale non essere troppo aggressivi: spingere eccessivamente può far saltare l’affare. In un istante, un investimento da 100 dollari si è trasformato in un ritorno da 70 milioni!

Cosa ne sarà ora di AI.com

Come detto, in parte, con l’acquisizione, AI.com è entrato nella strategia a lungo termine di Kris Marszalek. Dopo aver acquistato nel 2018 il dominio Crypto.com per 10 milioni di dollari, il CEO punta ora a fare di AI.com il punto di riferimento globale per l’intelligenza artificiale agentica.

La piattaforma, attualmente in fase beta, consente agli utenti di riservare uno username e un “AI handle” in vista della creazione del proprio agente personale. L’accesso base è gratuito, mentre sono previsti livelli in abbonamento con capacità avanzate e limiti di utilizzo più elevati.

Secondo la visione di Marszalek, AI.com vuole costruire una rete decentralizzata di miliardi di agenti autonomi, in grado di auto-migliorarsi e condividere progressi tra loro, accelerando l’arrivo dell’AGI (Artificial General Intelligence). Una dichiarazione che si inserisce in un contesto di investimenti massicci nel settore: nel 2025 la spesa globale per l’intelligenza artificiale ha sfiorato 1,5 trilioni di dollari.

Non sono mancate, però, anche delle critiche. Durante la fase di onboarding, agli utenti viene richiesto di collegare un account Google e inserire una carta di credito per la verifica, scelta che ha sollevato perplessità online, soprattutto in assenza di strumenti pienamente operativi al momento del lancio. L’azienda ha spiegato che la verifica serve a prevenire abusi e dimostrare l’identità umana.

AI.com, secondo i portavoce, combina specifiche proprietarie con capacità open-source migliorate sul piano tecnologico e della sicurezza. E guarda già oltre: integrazioni con servizi finanziari, marketplace di agenti e reti sociali ibride uomo-agente sono tra le opzioni esplorate.

Acquistare AI.com non significa solo possedere un dominio; significa appropriarsi di un “touchpoint” universale, due lettere che identificano un intero settore. In un’epoca in cui l’intelligenza artificiale è destinata a ridisegnare economia e lavoro, controllare quel nome equivale a presidiare simbolicamente il futuro.

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