Una multinazionale è fallita perché i suoi prodotti erano così resistenti che i clienti non avevano mai bisogno di sostituirli. La curiosa storia di Tupperware
Quando un marchio viene identificato con una categoria intera di prodotti significa che è entrato in pianta stabile nella cultura popolare mondiale. È questo il caso di Tupperware, l’azienda statunitense il cui nome è sinonimo di contenitori ermetici per alimenti.
Un nome, purtroppo, destinato a sparire. Tupperware è ufficialmente fallita e il paradosso è che una delle cause è stata la bontà dei suoi contenitori, tramandatisi di generazione in generazione.
Una resistenza che ha progressivamente eroso il settore delle vendite e che, unita all’incapacità di rinnovare la propria proposta commerciale e di adeguarsi alle sfide della modernità, ha decretato la sparizione del brand.
La storia di Tupperware e l’incapacità di rinnovarsi
Tupperware è nata nel 1946 e per molti decenni è stata una compagna inseparabile di milioni di famiglie in tutto il mondo. Basti pensare che nel 2017 poteva contare su circa 3 milioni di rivenditori sparsi in ogni angolo del globo.
Un successo planetario dovuto non soltanto alla qualità dei prodotti, ma anche all’introduzione di un metodo di vendita estremamente innovativo (per l’epoca): i famosi Tupperware Party, appuntamenti di vendita diretta organizzati a domicilio nelle case dei potenziali clienti.
Un’idea dell’allora vicepresidente Brownie Wise che permise al brand di affermarsi in pochi anni a livello mondiale e che, soprattutto negli anni ‘50 e ‘60, consentì alle casalinghe di emanciparsi economicamente e di rinnovare la loro importanza all’interno del tessuto sociale.
Con il cambiamento dell’economia, dei bisogni delle persone e delle campagne di marketing, però, il modello dei party iniziò a mostrare la corda, schiacciato da strategie più dinamiche e innovative e incapace di adattarsi all’arrivo dell’e-commerce.
Il risultato è stata la crisi degli anni ‘20 del nuovo millennio. Nel 2024 Tupperware ha dichiarato fallimento negli USA con un attivo compreso tra i 500 milioni e il miliardo di dollari, perdite comprese tra 1 e 10 miliardi di dollari e un numero di creditori stimato tra i 50 e i 100mila.
Le ragioni profonde del fallimento
Il fallimento del 2024 è stato sorprendente poiché l’azienda sembrava destinata a riprendersi durante gli anni della pandemia, periodo in cui molte persone, costrette a rimanere in casa, riscoprirono la bellezza di cucinare e di conservare le proprie creazioni.
Il ritorno alla normalità è stato il colpo di grazia. La riapertura dei ristoranti e il boom dei servizi di delivery hanno ridotto drasticamente il bisogno dei contenitori alimentari e nel frattempo è arrivata anche la concorrenza di aziende più dinamiche e capaci di vendere prodotti più economici con strategie promozionali aggressive ed efficaci.
A cambiare sono state anche le abitudini dei consumatori. Siamo passati da preferire i contenitori resistenti e indistruttibili, come i Tupperware appunto, a prodotti usa e getta con imballaggi più economici, rispettosi dell’ambiente e completamente riciclabili.
Una sfida che l’azienda americana non è stata in grado di cogliere.
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