Un fondo sovrano americano è davvero possibile? E, soprattutto, avrebbe senso?
Cos’è un fondo sovrano?
Per definizione, un fondo sovrano è un veicolo d’investimento statale creato per gestire surplus di bilancio o proventi derivanti da risorse naturali. Il caso più emblematico è il Government Pension Fund Global della Norvegia, alimentato dai ricavi petroliferi, con l’obiettivo di preservare la ricchezza per le generazioni future.
Un altro esempio sono i fondi sovrani del Golfo, come il Saudi Public Investment Fund (PIF) e il Qatar Investment Authority (QIA), che gestiscono i profitti dell’export di petrolio e gas naturale. Questi fondi hanno un ruolo strategico per le economie di quei paesi, investendo in settori diversi per ridurre la dipendenza dalle risorse naturali e garantire una stabilità finanziaria di lungo periodo.
Il caso degli Stati Uniti: un’anomalia economica
Negli Stati Uniti, però, il concetto stesso di fondo sovrano appare privo di logica. La ragione principale è semplice: gli USA non hanno surplus da gestire. Al contrario, si trovano in una situazione di deficit cronico su due fronti:
1. Deficit commerciale – Gli Stati Uniti importano più di quanto esportano, il che significa che il saldo della bilancia commerciale è negativo. Questo riduce la capacità del Paese di accumulare risorse da investire in un fondo sovrano.
2. Deficit federale – Il debito pubblico americano ha superato i 34.000 miliardi di dollari e continua a crescere a ritmi allarmanti. Il governo federale spende molto più di quanto incassa, finanziando il disavanzo con l’emissione di nuovi titoli di debito.
Alla luce di questi dati, da dove arriverebbero i soldi per creare un fondo sovrano americano?
Un fondo sovrano finanziato a debito pubblico?
Se gli Stati Uniti volessero davvero creare un fondo sovrano, dovrebbero farlo prendendo denaro in prestito. In altre parole, sarebbe un fondo sovrano finanziato a debito, un paradosso economico che stravolge la logica con cui questi strumenti vengono normalmente istituiti.
Questo significherebbe:
- Aumentare ulteriormente il debito pubblico già fuori controllo.
- Far ricadere il costo del fondo sulle spalle dei contribuenti americani.
- Creare un veicolo d’investimento che, invece di generare ricchezza a partire da un surplus, partirebbe con una zavorra finanziaria.
In sostanza, gli americani si ritroverebbero con un fondo sovrano che non serve a proteggere risorse esistenti, ma a creare una nuova forma di spesa pubblica finanziata dal debito.
Chi avrebbe il controllo?
Un altro aspetto cruciale riguarda il controllo di questo fondo. I fondi sovrani tradizionali sono soggetti a rigorose regole di governance, trasparenza e gestione del rischio. Ma un fondo sovrano americano, nato sotto un’amministrazione come quella di Trump, potrebbe essere molto diverso.
Trump ha già dimostrato nella sua prima presidenza una spiccata propensione per il controllo diretto delle risorse economiche. Un fondo sovrano gestito con pochi vincoli istituzionali gli darebbe un’enorme leva finanziaria per:
- Investire in settori o progetti strategici senza particolari controlli.
- Premiare aziende o investitori vicini alla sua amministrazione.
- Sfruttare il fondo per fini politici o elettorali.
La creazione di un fondo sovrano negli Stati Uniti non sarebbe quindi una misura di stabilizzazione economica, ma piuttosto uno strumento di potere politico ed economico a disposizione dell’amministrazione di turno.
L’idea di un fondo sovrano americano potrebbe sembrare affascinante a prima vista, ma si scontra con la realtà dei numeri e della logica finanziaria. Gli Stati Uniti non hanno surplus da gestire, e creare un fondo sovrano a debito non farebbe altro che peggiorare la situazione fiscale del Paese.
Se questo fondo sovrano dovesse davvero vedere la luce, la domanda chiave sarebbe: a chi servirebbe veramente? Agli americani, oppure a chi avrà il potere di gestirlo?