Un BTP 4,00% e un titolo di Stato in euro 5,25% 2030 con yield anche più del 4%

Stefano Vozza

3 Luglio 2026 - 07:02

Investire a medio termine sul reddito fisso sovrano e puntare alla maggiore certezza o al rendimento più ricco a scadenza

Un BTP 4,00% e un titolo di Stato in euro 5,25% 2030 con yield anche più del 4%

Rispetto allo scenario dominante di inizio decennio, i bond sono tornati al loro tradizionale ruolo di diversificazione rispetto ad altri asset più rischiosi.

Il rialzo degli yield da alcuni anni ha ampliato le occasioni di guadagno sul reddito fisso e acceso gli appetiti degli investitori. Dopo il ’20-‘21, i neo titoli sono giunti man mano con coupon più robusti, mentre per quelli già quotati si sono creati punti di ingresso più favorevoli.

Vediamo allora un BTP 4,00% e un titolo di Stato in euro 5,25% 2030 con yield anche più del 4%.

L’obbligazione del tesoro con ricco coupon

Consideriamo due obbligazioni sovrane di due Stati appartenenti a due aree valutarie differenti. Cioè è diversa la moneta avente corso legale sul suolo dei rispettivi Paesi, ma i debiti hanno la stessa unità di conto. Altri elementi in comune sono il ricco tasso nominale annuo e la quasi durata residua a medio termine, il 2030.
Una delle due è di matrice MEF, e si tratta del BTP Fx 4% Nov30 nato nel pieno dei rialzi degli yield di periodo, l’autunno ’23. È un settennale in origine con matricola ISIN IT0005561888, data emissione 15/09/’23 e scadenza 15/11/’30, tra 4,37 anni residui.

All’epoca un decennale sfiorava il 5% di yield, per cui il 4% su un 7Y era in linea con la yield curve. Anzi, non tanto visto che il prezzo di emissione fu a 99 come a dire che al tempo, per quel debitore e per quella durata, il mercato pretendeva qualcosa in più del 4% nominale. Facciamo un paragone. Il 13/09/’24, un anno dopo dai picchi, sbarcò sul mercato il trentennale Tf 4,30% Oct54 con prezzo di emissione a 99,789. In pratica un orizzonte temporale notevolmente più vasto in cambio di un premio decisamente più modesto.

A quasi parità di ritorno, il BTP Nov30 si lascia ampiamente preferire (specie dai cassettisti) visto che dopo 7 anni rimborsa il capitale. Il trentennale è più adatto a investitori dinamici e/o trader in bond.

Quanto rende un BTP con 4,37 anni residui?

Stamane il BTP Fx 4% Nov30 prezza sui 104,2 per un credito di imposta dello 0,52% e un effettivo a scadenza sul 2,95% annuo lordo (dati: Borsa Italiana). Stiamo parlando di uno scarso 11% netto da qui al termine, magari da arrotondare al rialzo scegliendo con cura il punto di ingresso. Inutile, tuttavia, farsi facili illusioni e sperare di acquistarlo a chissà quali prezzi a sconto.

Tutto può succedere fino a prova contraria, vero, ma il minimo annuo è stato a 102,29 e quello storico poco sopra 96 nell’ottobre ’23, in origine. Da allora ad oggi sono però successe due cose:

  • la vita utile del prestito obbligazionario si è contratta di quasi 3 anni;
  • le tensioni di comparto, e annessi rendimenti di mercato, sono notevolmente scesi rispetto ad allora.

In compenso a febbraio scorso il titolo ha prezzato 106,44 in un tentativo di ri-test del massimo storico di dicembre ’24 di poco oltre.
I due principali contro del titolo, quindi, sono presto detti. Da un lato il minor ritorno a scadenza, in linea con i tempi e le condizioni attuali di mercato ma non più al livello dell’occasione.

L’altro è che a scadenza una parte di controvalore attuale non verrà rimborsato per via delle quotazioni sopra cento. I pro “assoluti”, invece, rimandano alla cedola elevata con stacco semestrale (2% lordo ogni 182 giorni circa) e al rischio contenuto. La duration modificata è al 3,93 mentre la volatilità annua è al 3,532. Poi ve ne sono altri quattro relativi, cioè in più rispetto al bond che segue per cui li diremo dopo la presentazione di quest’ultimo.

Il Romania Fx 5,25% Mz30

Consideriamo ora il Romania Fx 5.25% Mar30 espresso in euro e quindi privo del rischio di cambio. L’emittente non è uno Stato della zona euro e utilizza il Leu romeno quale valuta locale e legale. Ha identificativo ISIN XS2999533271, data e prezzo emissione 14/02/’25 e 99,824 e data scadenza al 10/03/’30, cioè 0,75 anni in meno del BTP precedente.

La cedola stavolta ha periodicità annua ed è più generosa, il 5,25% che scende al 4,6% al netto della ritenuta fiscale del 12,50%. Al momento prezza 103,63 sull’EuroMOT, per un effettivo a scadenza del 4,11% annuo lordo. Si tratta di due punti percentuali di ritorno totale in più del BTP Nv30 pur avendo tre quarti di anno in meno di durata.

Il minor orizzonte temporale, l’assenza di rischio di cambio e il buon ritorno a scadenza sono sicuramente i punti di forza del bond romeno. Un titolo che, tutto sommato, si presta sia per chi ricerca diversificazione e intende tenerlo fino al termine, sia per chi spera di rivenderlo anzitempo a corsi più alti.

Un BTP 4,00% e un titolo di Stato in euro 5,25% 2030 con yield anche più del 4%

Malgrado la minore durata, il Romania Fx 5.25% ha una maggiore volatilità di mercato a 3,77. Al riguardo, i prezzi min-max annui sono stati a 100,80 (sui 97,5 quello storico) e a 106,29, che è stato anche massimo storico. La seconda divergenza (in favore del bond MEF) è data dal minor rating del debito emesso a Bucarest, che spiega il perché del maggior ritorno.

Un’altra divergenza riguarda la liquidità sul mercato secondario, sicuramente maggiore per il BTP rispetto all’altro. Infine, un altro aspetto da tenere a mente e la non esenzione dei titoli di Stato rumeni dalle imposte di successione nazionali. Pertanto all’occorrenza il bond caucasico entrerebbe a far parte dell’asse ereditario, anche se la modesta durata residua ne riduce le probabilità dell’evento.

In definitiva, il classico dilemma minore-maggiore rischio e annessi ritorni a scadenza da valutare e ponderare e tra cui, eventualmente, districarsi e scegliere.