Un bond UniCredit a sconto del 16% per diversificare un portafoglio di soli titoli di Stato

Stefano Vozza

29 Giugno 2026 - 15:20

Diversificare un portafoglio titoli abbastanza prudente con qualche dose di rischio in più: ne giova il rendimento o è un gioco che non vale candela?

Un bond UniCredit a sconto del 16% per diversificare un portafoglio di soli titoli di Stato

Giugno si è rivelato un mese particolarmente ricco di emissioni in casa MEF, il che non significa che nei mesi precedenti si sia proceduti “al risparmio”. Così per migliaia di risparmiatori diventa quasi naturale riporre parte del proprio patrimonio in uno o più di questi prodotti. L’importante non è sovraesporsi verso un solo emittente e/o sulle stesse durate e/o strutture cedolari, grado di rischio etc.

La via più semplice è quella di ricorrere ai fondi, a gestione attiva o passiva in base alle preferenze, dato che diversificare autonomamente non è semplice. Per chi opta per il fai da te serve analizzare decine di prodotti e poi scegliere i propri. Tra i tanti quotati sul mercato, ecco un bond Unicredit a sconto del 16% per diversificare un portafoglio in soli titoli di Stato.

L’identikit del bond Unicredit

Chiariamo subito che l’articolo non è affatto un invito all’acquisto del bond UCG. L’intento è semplicemente quello di offrire una disamina neutra e fredda di uno dei tanti corporate bond spendibili in chiave diversificazione. Inoltre sul mercato poi vi è una vasta rete di professionisti al servizio dei risparmiatori a cui rivolgersi per effettuare scelte sagge e lungimiranti.

L’obbligazione Unicredit in esame ha identificativo ISIN IT0005592818 e una struttura dei tassi di tipo mista. Si parte da cedole fisse ed elevate nei primi due anni e poi si passa a coupon variabili fino al termine. Il bond prevedeva una durata di 13 anni in origine, è nato il 17/04/’24 e giungerà a scadenza alla stesa data del 2037. Non avendo la callability si è certi che il prestito durerà altri 10,8 anni di vita residua circa, data alla quale l’emittente garantisce il 100% del nominale. Sempre salvo default e sperando, per gli acquirenti iniziali, che il bond ritorni sulla parità molto prima del termine.

L’obbligazione è quotata al corso secco sul MOT di Borsa Italiana, ma non è tanto negoziata, anzi. Gli scambi giornalieri sono nell’ordine delle poche unità con controvalori che di rado superano i 100mila € a giornata. Il taglio minimo di sottoscrizione, infine, è di 10mila a singolo titolo.

Tassi cedolari annui fissi e variabili

Passando ai payout, la parte ricca e sicura del titolo è già volata via. Le obbligazioni UCG, infatti, prevedono il seguente schema dei payout (cedola annua, a metà aprile):

  • 9,4% del valore nominale del prestito sottoscritto per il solo 1° e 2° anno, e quindi già pagate il 17/04/’25 e 17/04/’26. Stiamo parlando di 695,60 € netti a titolo incassati nei due anni del biennio ormai andato;
  • cedole variabili a partire dal 17/04/’27 e fino al 17/04/’37 (per 11 anni), e pari al tasso Euribor 3M senza alcuno spread fisso di partenza. In compenso è previsto un range entro cui può variare, ossia tra lo 0,00% di floor e cap al 9,4%. Il tasso Euribor 3M è rilevato 2 giorni lavorativi prima dell’inizio del periodo cedolare di riferimento.

In altri termini, il 18,8% di interessi fissi previsti dal debitore nel primo biennio sono stati già incassati. Da un paio di mesi l’importo dei futuri coupon sarà pari al tasso di interesse medio (al tempo della rilevazione) al quale le banche europee si fanno prestiti a 3 mesi. L’Euribor 3M, infine, ricordiamo che è tra i parametri più usati dalle banche italiane per fissare il costo dei loro mutui a tasso variabile.

Arriveranno cedole ricche o per niente interessanti?

In verità nessuno dispone dei mezzi necessari per capire quale sarà il trend medio futuro del tasso benchmark. Possiamo guardare al suo passato e vedere come si è comportato, fermo restando che ciò che è successo ieri non è detto si ripeta domani.

Da inizio Millennio ad oggi (l’Euribor 3M è nato ai primi di gennaio del 1999 insieme all’introduzione dell’euro), questo tasso di riferimento non è mai stato sopra né il 6 né il 7% né l’8%. Negli ultimi 26 anni il suo picco è stato a ridosso del 5,4% nell’autunno del 2008, in piena crisi Lehman Brothers. Per un annetto circa, cioè tra la fine del 2007 e quella del 2008, ha oscillato mediamente in area 5%. Poi nei successivi 4 anni è sceso quasi rapidamente a livelli più consoni e si è mantenuto entro il 2% o anche meno. Dal 2013 a metà 2022, invece, è stato addirittura in territorio negativo, salvo poi tornare positivo fino a riportarsi tra il 2 e il 4% nell’ultimo, recente ciclo di rialzo dei tassi BCE. Oggi siamo più o meno in area 2,2-2,3%.

Stante quest’ordine di cose, la previsione di uno spread minimo fisso (dal 3° anno), a cui aggiungere il tasso benchmark, non avrebbe fatto male al titolo. Anche perché l’obbligazione non ha la callability e ha la gamba variabile che pesa per l’84,6% della durata totale del prestito, davvero tanto. Ne avrebbero giovato bond e investitori, meno l’emittente che avrebbe pagato più interessi ai creditori.

La forza del rendimento effettivo a scadenza

Se dovessimo scrutare il futuro dei coupon del bond UCG avendo lo sguardo rivolto al passato, non c’è da essere tanto ottimisti. Tuttavia, gli anni del denaro a costo nullo sembrano tramontati per sempre, mentre le tensioni politiche, geografiche, economiche, finanziarie o di altra natura non mancano mai. Inoltre c’è i tassi ufficiali faticano a scendere, l’inflazione pure, e che gli yield sono ancora nel range medio-alto del loro recente passato.
A volerci sbilanciare, il rischio di cedole di importo nullo (quando l’Euribor 3M è nullo o negativo al tempo della rilevazione) al momento sembra escluso. Perimenti, sembra difficile sperare di incassare coupon dal 5% in su, mentre più probabili dovrebbero essere quelli compresi tra l’1,5 e il 3,5%. Fra 11 anni sapremo anche noi con certezza come sono andate a finire effettivamente le cose. È impossibile stimare un tempo così lungo in cui può succedere tutto e il contrario di tutto.

Tuttavia, un grande punto di forza dell’UCG Mc Apr37 Eur è l’attuale quotazione ampiamente sotto cento, a 84,14. Vuol dire che servono 8.414 € per sottoscrivere un titolo, che a scadenza sarà rimborsato a 10mila €, circa +19% di guadagno in conto capitale. Parallelamente, ai corsi attuali il rendimento effettivo a scadenza è del 4,14% (dati: Borsa Italiana). In sostanza il mercato sta prezzando l’obbligazione su valori tali che lo yield a scadenza sia intorno al 4-4,20%. Stiamo parlando di circa mezzo punto percentuale in più rispetto ai BTP pari durata, ma diverse tassazioni.

Un bond Unicredit a sconto del 16% per diversificare un portafoglio in soli titoli di Stato

L’obbligazione ha una duration modificata dello 0,96 e finora il minimo storico è stato a 83,5. Sicuramente è il classico bond dove la cura maniacale del prezzo di ingresso è cruciale per la gestione del trade e del suo risultato finale. Tradotto, per non incagliare il capitale il prezzo di ingresso non dovrebbe essere sopra certe soglie, diciamo 85 all’attuale durata residua. Forse l’ideale sarebbe area 80 o giù di lì, ma sono previsioni che lasciano il tempo che trovano. Timing, contesto e prezzo vanno monitorati di continuo per capire quando è più e quando è meno favorevole l’ingresso su un prodotto. Quanto all’uscita, si può attendere il naturale rimborso o anche il futuro (cioè anni) recupero delle quotazioni in area 90-100. Anzi, una risalita molto prima del 2037 sicuramente renderebbe più conveniente l’uscita anticipata.

Nel frattempo ci sarebbero le cedole variabili, che potrebbero mantenersi interessanti se i tassi BCE dovessero restare più alti del previsto. Di contro il titolo non è adatto a chi cerca stabilità, alta liquidabilità del bond, ha orizzonti temporali medio-corti e ha già altri corporate bond. Un conto è diversificare un portafoglio già prudente, un altro è aggiungervi altri gradi di incertezza. Non sono proprio la stessa cosa.