L’Ue non è più dipendente dal gas russo. Ora lo è da quello rivendutole dai cinesi

Mauro Bottarelli

31/08/2022

31/08/2022 - 14:27

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Apparentemente risolto il mistero della voce «Sonstige Länder» (Altri paesi) che ha permesso lo riempimento con tempi (e costi) record degli stoccaggi tedeschi. Ma la farsa delle sanzioni continua

L'Ue non è più dipendente dal gas russo. Ora lo è da quello rivendutole dai cinesi

Purtroppo quello del gas appare sempre di più un gioco a somma zero. Mentre già si stagliano all’orizzonte nuvoloni neri riguardo la reale volontà tedesca di operare per un tetto del prezzo a livello europeo, ecco che il Financial Times decide come sia giunto il tempo di svelare l’ennesimo segreto di Pulcinella di questo tira e molla tra volontà di disallineamento dalla dipendenza dell’Ue dalla Russia e inevitabile scontro con la realtà.

Andamento dei livelli di riempimento degli stoccaggi di gas tedeschi Andamento dei livelli di riempimento degli stoccaggi di gas tedeschi Fonte: Macrobond/Andreas Steno
Breakdown dei Paesi fornitori di gas naturale della Germania da aprile a giugno 2022 Breakdown dei Paesi fornitori di gas naturale della Germania da aprile a giugno 2022 Fonte: Entsog/FNB

Questi due grafici mostrano la dinamica in base alla quale Berlino avrebbe alla fine ceduto alle pressioni italiane per una discussione comunitaria sul price cap: non solo gli stoccaggi tedeschi di gas naturale avrebbero raggiunto con rapidità inattesa un livello superiore a quello del 2021 per affrontare l’inverno ma, soprattutto, i dati del mese di agosto mostrano come la dipendenza di Berlino da Gazprom sia scesa sotto la soglia psicologica della doppia cifra: solo il 9%.

Peccato che esistano almeno un paio di criticità. La prima sta nei costi. Se infatti il gas acquistato da Olanda e Norvegia risente dell’aumento dei prezzi e di un costo strutturalmente più alto di quello russo, ecco spiegato il perché - contestualmente al tonfo del 20% delle valutazioni dei contratti futures ad Amsterdam - il contratto energetico a 1 anno della Germania lunedì abbia invece sfondato per la prima volta in assoluto i 1.000 euro per MWh. E che, ancora più inquietante se visto in prospettiva, la già salvata Uniper abbia nuovamente battuto cassa allo Stato per altri 4 miliardi di euro, poiché costretta a spendere qualcosa come 100 milioni al giorno sullo spot market per acquistare gas non di provenienza russa.

Insomma, l’indipendenza da Mosca è fondamentale falsa. Perché foriera di costi non sostenibili già sul breve periodo. Ed ecco alla seconda criticità. Perché il Financial Times ha dato un nome a quella voce Sonstige Länder (Altri Paesi) che nel grafico pesa già per il 23% del gas totale importato dalla Germania nel mese di agosto: la Cina. E, ironia ulteriore, il gas liquefatto che Pechino sta vendendo con il badile all’Europa altro non è che quello russo da cui Berlino e soci millantano di essersi affrancati. Nei primi sei mesi di quest’anno, infatti, la Cina ha acquistato un totale di 2,35 milioni di tonnellate di LNG per un valore di 2,16 miliardi di dollari. Un aumento dei volumi pari al 28,7% su base annua, mentre a livello di controvalore si parla addirittura di un +182%. Insomma, la Russia sanzionata ha superato Indonesia e Usa ed è diventata il quarto fornitore assoluto di gas liquefatto della Cina da inizio 2022.

E non stiamo parlando di gas che viaggia via pipeline, poiché in quel caso Gazprom ha appena annunciato come i transiti attraverso Power of Siberia che portano alla Cina abbiano appena toccato il loro massimo storico, un +63,4% nel primo semestre del 2022. Insomma, in quel caso non si parla di quarto fornitore ma di secondo dopo soltanto il Turkmenistan, tanto per smentire l’ennesima falsa narrativa in base alla quale senza Europa, la Russia dovrà bruciare il gas invenduto. Ed ecco che il Financial Times si è posto la domanda da un milione di dollari: con l’attività economica cinese in rallentamento, parte del complesso industriale chiuso per i focolai di Covid e la domanda interna che non necessita extra-energia, cosa ci fa Pechino con tutto quel gas? Lo vende all’Europa.

Per il quotidiano della City, infatti, il più grande importatore di LNG al mondo sta rivendendo interi cargo di gas liquefatto a un’Europa spaventata dalle prospettive di un inverno senza più flussi dalla Russia. E sempre FT mette tutti in guardia da eventuali volontà di operare in modalità di ambiguità semantica: gli Stati Ue non stanno acquistando surplus cinese, bensì gas russo a tutti gli effetti e con tutti i crismi. Una partita di giro, insomma. E i media cinesi hanno recentemente reso noto - senza che giungesse alcuna smentita da attori europei - come soltanto la controllata statale Sinopec abbia venduto 45 cargo carichi di LNG, pari a 3,15 milioni di tonnellate. Ma, altresì, si ritiene che il totale di quanto rivenduto da Pechino all’Europa solo nei primi sei mesi di quest’anno sia di circa 4 milioni di tonnellate, ovvero il 7% di tutto l’import europeo in quell’arco temporale.

Insomma, o ci si svena con LNG statunitense, ora divenuto introvabile per lo strano incendio alla Freeport che ha bloccato l’export fino a metà novembre o presso Norvegia e Olanda. Oppure ci si rifornisce di gas russo dalla Cina. Della serie, invece di contrastare un nemico, ne faccio felici due contemporaneamente. Oltretutto operando in modalità di ipocrisia totale, poiché ufficialmente gli Stati europei negano violazioni degli accordi verbali anti-russi, rivendicando l’origine cinese di quel gas, poiché sdoganata dalle autorità di Pechino prima di essere rivenduto. Ora, al netto del ridicolo che sta ormai sfiorando la strategia sanzionatoria europea, è il dato politico a inquietare: avanti di questo passo, infatti, la Cina potrebbe decidere di rivendere strutturalmente il suo surplus all’Europa, divenendo quinta colonna commerciale di Gazprom.

E nuovo soggetto ricattatore, politicamente non certo meno avverso di Mosca verso l’Occidente. Insomma, un vero capolavoro. E se così fosse, basterebbe soltanto un fiato europeo in difesa dell’indipendenza di Taiwan o di condanna per le repressioni a Hong Kong per veder sparire dal mercato spot il gas russo - al suo ottimo prezzo rispetto a Usa e Norvegia ma anche Algeria - che si continuava ad acquistare sotto falso nome. E il problema si riproporrebbe con altra latitudine geografica. Qualcuno fermi questa giostra. E la farsa senza fine delle sanzioni. E subito.

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