“Se verrà qui, avrò bisogno di 24 minuti, sì, 24 minuti. Non di più. Sì. Non di più: 24 minuti per spiegare al presidente Trump che non può gestire questa guerra. Non può portare la pace a causa del presidente della Federazione russa, Vladimir Putin”.
Parola del presidente ucraino Volodymyr Zelensky, che intervistato Kristen Welker di Nbc News ha replicato alle parole dell’ex presidente Usa e candidato alla Casa Bianca, Donald Trump - in testa nei sondaggi in 6 stati chiave su 7 rispetto a Joe Biden - il quale aveva ha dichiarato, nei mei scorsi, che in 24 ore farebbe finire la guerra in Ucraina, qualora tornasse nello Studio Ovale.
Guerra in stallo
Probabilmente, Donald Trump non farà in tempo, qualora vincesse le elezioni presidenziali dell’anno prossimo, a dimostrare a Zelensky di avere ragione, perché la guerra in Ucraina - dal punto di vista strategico - sembra essere ormai finita. Mentre il conflitto tra Israele e Hamas a Gaza ha rubato completamente la scena a Zelensky e a ciò che succede nel suo Paese, emergono notizie inerenti di colloqui in corso tra le parti per arrivare, se non a una “pace” - che rimane improbabile - quantomeno a una tregua o a un “congelamento” del conflitto. Segnale della fiacchezza nei confronti del sostegno incondizionato di Usa/Ue all’Ucraina. Un segreto di Pulcinella rivelato anche da Giorgia Meloni ai due comici russi Vovan & Lexus quando la premier, convinta di parlare con il presidente dell’Unione africana, ha parlato dell’Ucraina, sostenendo che in Europa c’è “molta stanchezza” e che “siamo vicini al momento in cui tutti capiranno che abbiamo bisogno di una via d’uscita” dal conflitto.
Il retroscena: avviati i colloqui
Secondo quanto rivelato il 4 novembre da Nbc News, secondo alcune fonti Usa, funzionari statunitensi ed europei hanno iniziato a dialogare con il governo ucraino su come potrebbero svolgersi i negoziati di pace con la Russia per porre fine alla guerra. I colloqui, avvenuti durante una riunione dei rappresentanti di oltre 50 nazioni che sostengono l’Ucraina, compresi i membri della Nato, hanno messo sul piatto ciò che Zelensky ha sempre dichiarato di non voler negoziare: la cessione di territori. Addio dunque alla Crimea, a Mariupol e alle Repubbliche separatiste di Luhans’k e Donetsk (che Mosca ha già riconosciuto come appartenenti alla Federazione Russa). Di fatto, si andrebbe a prendere atto di ciò che il conflitto ha maturato sul campo di battaglia dopo la dispendiosa - e fallimentare - controffensiva ucraina che non ha portato alcun vantaggio strategico alle truppe di Kiev, che hanno anzi subito perdite enormi in questi mesi per ottenere pochissime vittorie (tattiche) sul campo, mentre ora - seppur lentamente - sono i russi ad avanzare a Kupyansk e Avdiivka.
Zelensky a fine corsa?
Sempre Nbc News riferisce inoltre che le riunioni con Kiev sono iniziate “tra le preoccupazioni dei funzionari statunitensi ed europei” per lo stallo della guerra, oltre ai timori che l’Ucraina stia esaurendo le uomini e munizioni, mentre la Russia sembra godere di una grande vantaggio da questo punto di vista. Dato da non sottovalutare, le truppe ucraine continuano a riscontrare difficoltà nel reclutamento di uomini. In un’intervista rilasciata all’Economist, Valery Zaluzhny, comandante in capo delle Forze armate ucraine, in aperto contrasto con Zelensky, ha affermato che la controffensiva dell’Ucraina, nella quale l’Occidente ha investito grandi speranze e miliardi di dollari in armamenti, difficilmente potrà raggiungere una svolta decisiva “proprio come durante la Prima guerra mondiale”. Un quadro sincero e realista, che mette in ombra la propaganda del leader ucraino, sempre più solo. C’è, tuttavia, un problema da prendere in considerazione: se era più facile, dopo le vittorie ucraine a Kharkiv e Kherson, portare i russi sul tavolo dei negoziati, come peraltro aveva suggerito il generale Mark Milley, ora sarà Mosca a dare le carte. Conditio sine qua non la caduta di Zelensky e l’umiliazione, per Kiev, di rimangiarsi la parola dopo aver emanato un decreto, nell’ottobre 2022, che impedisce all’Ucraina di trattare con la Russia finché al potere ci sarà Vladimir Putin. E se fosse proprio Valery Zaluzhny a condurre le future trattative a capo di un governo di emergenza nazionale? L’intervista rilasciata all’Economist rappresenta più che un indizio su ciò che potrebbe accadere in futuro.