Il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov ha confermato che sono «proseguiti i contatti diplomatici» sulla proposta turca per fermare gli attacchi alle navi civili nel Mar Nero, precisando che la Russia sta comunque lavorando a rotte di esportazione alternative per il proprio grano. La notizia, insieme al miglioramento delle condizioni meteo nelle pianure americane, ha spinto i futures sul grano di Chicago (Cbot) fino a circa 7,09 dollari al bushel (-1,2% nella sessione), il livello più basso dal 25 agosto, pur restando ancora circa il 36% sopra i valori di inizio anno.
La proposta turca e il precedente del 2022
Il 17 settembre la diplomazia di Ankara ha presentato a Mosca e Kiev una bozza di memorandum per bloccare gli attacchi alle navi civili nel Mar Nero, dopo che almeno 25 navi battenti bandiera turca sono state colpite dalla fine di giugno, secondo quanto riferito da un diplomatico turco all’agenzia France Presse.
Il meccanismo si ispira al corridoio del grano negoziato da Onu e Turchia nel luglio 2022, da cui la Russia si era però ritirata l’anno successivo lamentando ostacoli alle proprie esportazioni di cibo e fertilizzanti. Al momento si tratta di una proposta sul tavolo, non di un accordo firmato: Peskov ha parlato di «contatti», non di un’intesa raggiunta.
L’export ucraino ai minimi, la crisi è tutt’altro che risolta
Mentre la diplomazia prova a muoversi, i dati sul campo restano pesanti. Secondo la Banca centrale ucraina, la sospensione dell’export marittimo avviata a fine luglio dovrebbe costare al paese oltre 2 miliardi di dollari di mancati ricavi nel secondo semestre 2026, con le rotte alternative (ferrovia, strada, porti sul Danubio) in grado di coprire solo 2,5 milioni di tonnellate al mese contro le 4-4,5 milioni abituali.
Un’analisi più recente, che riprende dati della stessa Banca centrale ucraina, della Fao e della Borsa di Parigi, stima che le spedizioni di luglio-agosto siano crollate a 0,5-0,6 milioni di tonnellate contro una media storica di 7 milioni e indica fino a 10,8 miliardi di euro di prodotti agricoli potenzialmente bloccati se l’assedio dovesse proseguire per l’intera campagna 2026/27. L’Ucraina pesa per circa il 10% dell’export mondiale di grano, il 14% di quello di mais e il 37% di quello di olio di girasole.
A livello globale, l’indice Fao dei prezzi dei cereali ha toccato in agosto quota 116,3 punti, il massimo da maggio 2024, con il grano in rialzo del 2,6% su base mensile per le «persistenti interruzioni della logistica di esportazione nel Mar Nero» e per il clima siccitoso in parte d’Europa, secondo la Fao. Sulla piazza di Parigi, riferimento per il grano europeo, i prezzi erano saliti da 216 a oltre 241 euro/tonnellata tra giugno e inizio settembre (+12%), mentre il mais ha guadagnato quasi il 19% nello stesso periodo.
Quale impatto per l’Italia
L’Italia importa una quota rilevante del grano duro e tenero che utilizza e i rincari delle materie prime agricole si sono fatti sentire nell’ultimo anno sui prezzi al consumo di pasta e pane, anche se il legame tra costo del grano e prezzo finale della pasta non è sempre lineare.
Per gli investitori l’esposizione passa soprattutto per gli Etf sulle materie prime agricole e per i titoli della filiera alimentare, ma il tema resta innanzitutto macro: un’eventuale stabilizzazione del corridoio ridurrebbe la spinta inflattiva sul comparto alimentare in Europa, in un momento in cui la Bce guarda con attenzione anche ai rischi sui prezzi legati allo shock energetico.