Ucraina: dalle munizioni all’uranio impoverito alla minaccia nucleare, nuova escalation del conflitto

Enrica Perucchietti

27 Marzo 2023 - 10:00

I toni si alzano dopo la decisione dell’UK di inviare munizioni all’uranio impoverito. Prova di forza di Putin che schiera armi nucleari tattiche in Bielorussia. Xi non chiama né Zelensky né Biden.

Ucraina: dalle munizioni all’uranio impoverito alla minaccia nucleare, nuova escalation del conflitto

Mentre imperversa il dibattito sulle munizioni a uranio impoverito, l’escalation militare si fa sentire, evocando nuovamente il rischio di un pericolo nucleare.

Dopo che la Gran Bretagna ha annunciato l’invio a Kiev di munizioni all’uranio impoverito, considerate dalla Russia un modo «per prolungare la guerra», Putin ha risposto alzando a sua volta i toni e ricorrendo a una minaccia, per niente velata: «Abbiamo, senza esagerare, centinaia di migliaia di tali munizioni. Al momento non le stiamo usando. Sono armi molto pericolose per l’uomo e la natura a causa della polvere radioattiva».

USA: da Mosca nessun segnale sull’uso di armi nucleari

Il braccio di ferro tra il Cremlino e l’Occidente passa ora per l’ennesima prova di forza, sebbene a cercare di stemperare i toni siano proprio gli Stati Uniti.

«Non ci sono indicazioni che la Russia si stia preparando a usare armi nucleari», ha dichiarato un alto funzionario del governo americano, commentando l’annuncio del Cremlino di voler dispiegare armi nucleari tattiche in Bielorussia. «Non abbiamo riscontrato alcun motivo per modificare la nostra posizione nucleare strategica, né alcuna indicazione che la Russia si stia preparando a usare un’arma nucleare», ha aggiunto. La Russia e la Bielorussia parlano da tempo del trasferimento di armi nucleari, ha aggiunto.

Escalation di Putin: armi nucleari tattiche in Bielorussia

Putin ha infatti annunciato che «il primo luglio sarà completata la costruzione di un deposito di armi nucleari tattiche in Bielorussia». Il presidente russo ha detto che non si tratta di una scelta insolita e ha precisato che non saranno trasferite le armi nucleari in dotazione a Mosca, ma che saranno messe lì per addestrare i militari bielorussi, «come hanno fatto gli Stati Uniti in Europa».

Dieci aerei sono pronti a utilizzare questo tipo di arma, ha continuato, e «dal 3 aprile inizieremo ad addestrare gli equipaggi», mentre a Minsk è già stato consegnato il sistema missilistico Iskander, in grado di trasportare testate nucleari. L’accordo tra lo zar e il presidente bielorusso Alexander Lukashenko avverrebbe «senza violare i loro obblighi ai sensi del Trattato Start».

Il giallo della mancata telefonata

Nel frattempo, dopo l’incontro tra Xi Jinping e Putin, ci si aspettava un incontro o almeno una chiamata da parte del leader cinese a Zelensky e a Biden. Per il momento, non c’è stato nessun contatto.

Dopo il caso del pallone spia, Biden aveva dichiarato che avrebbe parlato con il presidente cinese, ma i cinesi finora si sono rivelati ben poco interessati a riallacciare le relazioni diplomatiche.

La decisione degli Stati Uniti di abbattere il pallone cinese il 4 febbraio ha suscitato lamentele rabbiose dalla Cina che ha definito la reazione degli Stati Uniti “isterica”. Gli attriti tra i due Paesi sono stati esacerbati anche dal discorso sullo stato dell’Unione di Biden tre giorni dopo, in cui il presidente americano sembrava mettere in dubbio la posizione di Xi sulla scena mondiale, facendo ulteriormente infuriare i funzionari di Pechino.

Le relazioni USA-Cina sono scivolate così a un punto di non ritorno, che alcuni osservatori definiscono il peggiore da quando i Paesi hanno normalizzato le loro relazioni negli anni Settanta.