Recentemente il governo cinese ha implementato una serie di provvedimenti economici mirati a sostenere l’economia nazionale e sorprendentemente ne ha beneficiato anche l’Europa.
Ma è tutto oro quello che riluce?
Vediamo gli interventi cinesi:
- L’aumento della liquidità disponibile nel sistema bancario, accompagnato da una riduzione dei tassi di interesse che ha l’obiettivo di facilitare l’accesso al credito per imprese e consumatori, stimolando così sia gli investimenti sia i consumi interni. In un’economia che continua a risentire delle restrizioni legate alla pandemia e di un rallentamento nella crescita, rendere il denaro più facilmente disponibile appare come una mossa necessaria per rilanciare la domanda interna.
- Pechino ha pianificato l’emissione di nuovi Titoli di Stato per sostenere i consumi e le spese dei governi locali. Questa misura rappresenta un tentativo di stimolare l’economia attraverso la spesa pubblica, in particolare in settori come le infrastrutture e i servizi sociali, che necessitano di forti investimenti. Tuttavia gli analisti sottolineano come sia necessaria una maggiore attenzione al miglioramento dell’efficienza della spesa pubblica e nel contenimento del debito delle amministrazioni locali, che continua a crescere.
- Il governo cinese ha preso provvedimenti per sostenere il settore immobiliare, un pilastro dell’economia nazionale che ha subito un duro colpo a causa del fallimento di grandi società immobiliari. Per evitare il crollo di un settore che contribuisce in modo significativo al PIL, sono state allentate alcune restrizioni sugli acquisti di immobili e sono state adottate misure per facilitare il rifinanziamento delle aziende in difficoltà.
Le politiche espansive adottate dalla Cina hanno avuto un impatto immediato non solo sulla Borsa di Shanghai, ma anche sui mercati internazionali. Il recente rally delle borse UE, in particolare di quella tedesca e del settore UE del lusso, è strettamente legato a queste misure. La Germania, con una forte esposizione al mercato cinese per le sue esportazioni, soprattutto nei settori dell’automobile e industriale, ha tratto vantaggio dalla prospettiva di una ripresa della domanda cinese.
Inoltre i titoli di aziende di lusso come LVMH, Hermès e Kering hanno visto una crescita significativa, poiché il mercato cinese rappresenta una quota considerevole delle loro vendite globali. La ripresa dell’economia e dei consumi in Cina è vista come un segnale positivo per la domanda di beni di lusso, spingendo così al rialzo i titoli legati a questo settore.
Questo fenomeno di “risonanza” tra borse europee e orientali mette in evidenza una certa debolezza strategica del modello di sviluppo europeo: risalta la forte esposizione della Germania alla Cina, che è il risultato di una strategia politico economica adottata negli ultimi venti anni, durante i quali Berlino ha fatto affidamento sulla Cina come mercato di sbocco privilegiato per le sue esportazioni e sulla Russia come principale fornitore di energia.
Questo modello di sviluppo ha permesso alla Germania di continuare ad essere una delle principali economie dell’Unione Europea e del mondo, ma ha anche reso il paese vulnerabile a shock esterni, come le tensioni geopolitiche degli ultimi anni hanno dimostrato.
L’invasione russa dell’Ucraina e le tensioni commerciali con la Cina hanno messo in crisi questo modello. Di conseguenza, l’intera economia dell’UE ha risentito della crisi tedesca, poiché molti paesi membri dipendono dall’industria tedesca per le loro esportazioni.
Le recenti tensioni geopolitiche hanno quindi messo in evidenza la fragilità del modello di sviluppo economico e politico dell’Unione Europea, che manca di una progettualità comune.
La Germania, principale economia del blocco, ha spesso seguito una linea di sviluppo che ha privilegiato i suoi interessi nazionali a scapito di una visione europea integrata. E gli altri Paesi non sono stati da meno.
Questa visione miope e la mancanza di coordinamento politico ed economico ha lasciato l’UE esposta alle crisi internazionali e ha evidenziato la debolezza del modello di unione meramente monetario che è stato perseguito.
In sintesi occorre notare che le recenti misure economiche adottate dalla Cina hanno dato una spinta ai mercati internazionali, almeno nel breve periodo, ma questi provvedimenti se non accompagnati da riforme strutturali di maggiore portata potrebbero rivelarsi un fuoco di paglia; quindi per adesso godiamo di questo beneficio ma sappiamo già che potrebbe non essere duraturo e se anche fosse duraturo non è strategicamente benefico.
Infatti questa correlazione tra mercati finanziari europei ed orientali mette in evidenza una importante dipendenza della struttura economica europea da quello che è un rivale strategico di lungo termine, e questo non può non sollevare interrogativi sulla sostenibilità del modello economico europeo così come è adesso: senza affrontare sfide strutturali significative difficilmente potremo restare indipendenti.
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