Tutti contro Iliad: prima condanna dal Gran Giurì, il titolo crolla

Competitor e associazioni dei consumatori contestano una serie di irregolarità all’operatore di telefonia mobile francese arrivato da poco sul mercato italiano

Tutti contro Iliad: prima condanna dal Gran Giurì, il titolo crolla

Aveva promesso di stravolgere il mercato della telefonia mobile, ma dopo poche settimane dal suo arrivo in Italia, Iliad è stato travolto da forti polemiche.

Sull’operatore francese, infatti, arrivano accuse pesanti sia da parte del Gran Giurì della pubblicità – che ha inflitto una prima condanna - sia da parte delle associazioni dei consumatori.

Irregolarità nei contratti e pratiche commerciali scorrette alcune delle violazioni che vengono imputate al gruppo d’oltralpe. E Tim l’accusa anche di violazioni in materia di antiterrorismo.

Intanto, il titolo della quotata alla Borsa di Parigi ne risente: le azioni al momento della scrittura vengono scambiate a 139,20 euro segnando -0,96%.

La condanna del Gran Giurì

A rivolgersi al Gran Giurì della Pubblicità sono state due delle maggiori compagnie concorrenti, Tim e Vodafone, che si sono appellate all’organo che giudica la comunicazione commerciale, ipotizzando diverse irregolarità: pratiche commerciali scorrette, pubblicità ingannevole e violazioni delle leggi sulla sicurezza, alcune delle accuse contestate.

Nei giorni scorsi, è arrivata la pronuncia del Gran Giurì che ha condannato Iliad perché la sua promessa di copertura generalizzata 4G+ non può concretamente essere mantenuta, nell’attuale contesto di rete, che non permette di realizzarla ad alcuno degli operatori che operano in Italia.

Ma c’è di più: l’offerta Iliad sarebbe anche non adeguatamente trasparente in materia di costi di attivazione e sulle modalità di utilizzo dei dati in Europa, rispetto a quelli utilizzabili Italia.

A seguito di queste contestazioni, il Gran Giurì ha stabilito che Iliad debba modificare dal 20 luglio prossimo i messaggi pubblicitari sul servizio offerto oppure la diffusione dello spot dovrà essere interrotta.

Il Codacons sul piede di guerra

Le grane per Iliad non vengono solo dalla concorrenza, ma anche da parte delle associazioni dei consumatori.

In particolare il Codacons giudica scorretta la dicitura “ per sempre ” applicata all’offerta telefonica dell’operatore francese.

Le condizioni di abbonamento di Iliad sono apparse fin da subito allettanti per i costi davvero bassi: 5,99 euro al mese per usufruire di 30 Gb e minuti ed sms illimitati.

Ma secondo il Codacons, a differenza di quanto promette lo spot, tali condizioni non resteranno invariate per sempre, perché nel contratto è scritto che il gestore si riserva la possibilità di modificare le condizioni contrattuali.

L’associazione dei consumatori, dunque, ha chiesto a Iliad di modificare il contratto inserendo una clausola in cui sia ben esplicitato che l’offerta resterà invariata, per sempre appunto.

Se il gestore non si adopererà nelle modifiche contrattuale richieste, il Codacons è pronto a portare Iliad in tribunale per pratica commerciale scorretta.

L’esposto dell’Associazione europea dei consumatori indipendenti

Tra le irregolarità contrattuali riscontrate dal Codacons, c’è anche il cosiddetto bill shock , che riguarda l’utilizzo dati quando il cliente esaurisci i giga disponibili dell’offerta.

Un tema che è diventato oggetto – insieme alla clausola sopracitata - di un esposto presentato dall’Associazione europea del consumatori indipendenti ad AgCom, Antitrust e Garante Privacy.

Come fanno notare le due realtà associative, l’applicazione di una tariffa base per navigare su Internet anche quando l’utente esaurisce i giga mensili disponibili violerebbe la delibera Agcom 326/2010/Cons detta appunto anti bill shock, nata proprio a tutela del consumatore.

Per il Codacons, quello che manca nell’offerta Iliad è

“il diritto ad un’adeguata informazione del cliente, il quale rischia di non avere contezza del momento in cui esaurisce i giga in offerta, continuando a navigare senza essere consapevole dell’applicazione della tariffa semplice, che peraltro è molto onerosa”.

La difesa di Iliad

L’altro macigno piombato su Iliad è la presunta violazione del decreto Pisanu n materia di antiterrorismo segnalata da Tim al ministro degli Interni. Secondo l’accusa dell’operatore concorrente, le procedure di identificazione per chi attiva una sim con il gestore francese sarebbero troppo semplici e poco sicure.

Di fronte a questa pioggia di contestazioni, Iliad, sentita da Repubblica ha sottolineato che

“nonostante le incredibili azioni che i competitor continuano a mettere in atto da quando siamo entrati sul mercato, ci sembra opportuno cogliere queste occasioni come possibilità per chiarire ancora ai nostri utenti che agiamo in trasparenza e in un’ottica di totale soddisfazione degli stessi”.

Per quanto riguarda i messaggi pubblicitari, nonostante siano “stati verificati e accolti come trasparenti e corretti”, l’operatore francese assicura:

“Sarà ovviamente nostra premura rendere alcuni degli aspetti legati alle modalità di comunicazione dell’offerta ulteriormente chiari, oltre quanto già indicato nei nostri canali”.

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