Tutte le nuove tasse in vigore dal 1° gennaio 2026

Laura Pellegrini

22/12/2025

La Legge di Bilancio 2026 introduce nuove tasse per cittadini e imprese: dalla tassa sui pacchi extra UE agli affitti brevi, fino al raddoppio della Tobin Tax.

Tutte le nuove tasse in vigore dal 1° gennaio 2026

L’iter di approvazione della Legge di Bilancio 2026, che vale 18,5 miliardi di euro, si dirige alle battute finali: il voto di fiducia è atteso entro la vigilia di Natale, mentre l’approvazione definitiva potrebbe essere tra il 28 e il 29 dicembre. Le principali misure riguardano il taglio del cuneo fiscale, la revisione dell’Irpef e l’aumento delle pensioni minime. A destare maggiore scalpore sono stati nuovi prelievi per cittadini e imprese.

Dal testo (quasi definitivo) della Manovra, infatti, emergono delle nuove tasse in vigore dal 1° gennaio 2026: in particolare è stata introdotta una nuova tassa sui pacchi provenienti da Paesi extra UE, sono state fissate aliquote differenziate sugli affitti brevi, ed è stata raddoppiata la tassa sulle rendite finanziarie (Tobin Tax). Ci sono poi delle tasse che dal prossimo anno potrebbero aumentare: per esempio l’imposta di soggiorno in alcune città potrebbe arrivare fino a 15 euro.

Le misure inserite nella Manovra hanno destato polemiche e discussioni, oltre ad avere delle ripercussioni su cittadini e imprese. Ma quali sono le nuove tasse in arrivo e chi dovrà pagare?

Nuova tassa sui pacchi extra UE: come funziona e chi dovrà pagarla

Una delle novità più discusse nelle ultime settimane riguarda l’introduzione di una nuova tassa sui pacchi provenienti dai Paesi extra UE: dal 1° gennaio 2026, infatti, si applicherà una tassa di 2 euro sugli ordini di valore inferiore a 150 euro provenienti da Paesi al di fuori dell’Unione Europea. Di fatto, però, questa tassa non riguarderà i pacchi provenienti da Paesi UE e nemmeno a quelli extra UE di valore superiore a 150 euro.

Secondo le stime della Ragioneria Generale dello Stato l’impatto sarà notevole: si calcola una platea di circa 327 milioni di spedizioni all’anno coinvolte dal nuovo tributo.

Le piattaforme di e-commerce hanno ipotizzato un possibile danno derivante da questa nuova tassa, ma il Governo ha confermato la sua introduzione per tutelare le imprese nazionali e quelle dell’UE, oltre a scoraggiare gli acquisti compulsivi di poco valore. Non è chiaro se la tassa verrà assorbita dai venditori o verrà fatta ricadere sull’acquirente.

Aliquote differenziate sugli affitti brevi

Dopo una lunga discussione sul tema degli affitti brevi, il Governo ha optato per una soluzione a doppio binario. Sono infatti previste due aliquote per la cedolare secca:

  • verrà mantenuta un’aliquota agevolata del 21% solo per la prima unità immobiliare messa a reddito con contratti brevi (inferiori ai 30 giorni);
  • viene introdotta un’aliquota al 26% per il secondo immobile locato con la stessa formula.

Ma la vera stretta scatta per i multiproprietari di immobili: a partire dal terzo immobile locato, infatti, scatta la presunzione di attività imprenditoriale. Perciò, i proprietari saranno obbligati ad aprire la partita IVA, abbandonando il regime forfettario della cedolare secca e rientrando nella tassazione ordinaria Irpef, con i relativi adempimenti contabili e previdenziali.

L’obiettivo di queste misure è duplice: da un lato si vuole far emergere il “sommerso”, dall’altro lato si vogliono scoraggiare i proprietari ad accumulare patrimoni immobiliari destinati esclusivamente agli affitti brevi o alle locazioni turistiche. In prospettiva, si vogliono liberare nuovi immobili da mettere in locazione a lungo termine.

Raddoppio della Tobin Tax e altre misure

Dal 1° gennaio 2026 raddoppia la Tobin Tax, ovvero la tassa sulle rendite finanziarie: l’aliquota sulle transazioni finanziarie passerà dallo 0,02% allo 0,04%. Secondo le previsioni della Ragioneria, tutto ciò dovrebbe portare alle casse dello Stato 337,3 milioni di euro a partire dal prossimo esercizio.

Cala inoltre la percentuale di deducibilità sulle perdite pregresse delle banche, passando dal 43% al 35% nel 2026 e dal 54% al 42% nel 2027.

Infine, è previsto un aumento dell’Irap del 2%, ad eccezione dei soggetti con minore base imponibile, mentre viene introdotta una franchigia di 90mila euro applicabile sulla maggiore imposta dovuta (+2%) solo per i periodi d’imposta 2027 e 2028.

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