Il calcio turco ha certamente alcuni elementi che lo distinguono, storicamente. Alcuni grandi club che spiccano in mezzo agli altri, un pubblico sempre molto caldo e passionale e quella sensazione di essere un campionato a volte di rilancio per giocatori in cerca di riscatto dopo annate difficili in Europa.
Negli ultimi anni però c’è un elemento a essere cambiato in maniera evidente: la capacità di spesa dei club turchi in sede di calciomercato, sia per quanto riguarda gli investimenti sui cartellini dei giocatori sia per la capacità di proporre ingaggi enormi se paragonati alla media di tanti altri campionati sparsi in tutta Europa. Possibilità economiche che hanno convinto nomi di assoluto rilievo come Osimhen, Sanè o Mourinhno, solo per farne alcuni, a dire sì ad un’avventura in Turchia.
L’intervento di Erdogan in favore dei club, con relative polemiche
Un momento fondamentale per arrivare a questa trasformazione è stato il 2019 come ha ricordato Il Post in un suo dettagliato articolo. In quel momento, infatti, “la federazione calcistica turca aveva imposto alle società di ristrutturare i propri debiti e il governo del presidente Erdoğan era intervenuto per salvarle dal fallimento. Dietro l’impulso della banca statale Ziraat i principali istituti di credito del paese accordarono ai club piani di rientro dai debiti strutturati su più anni. Un’operazione che fu molto criticata dall’opposizione, che contestava a Erdoğan di aver utilizzato fondi pubblici per salvare le società sportive in un momento in cui la popolazione era gravata dalle conseguenze della crisi” ricorda il pezzo. Un vero aiuto, se non salvataggio, di Stato per consentire ai club di rimanere in qualche modo a galla, dilazionando nel tempo la ristrutturazione della propria situazione debitoria altrimenti complessa. Ricorda ancora Il Post infatti che «il rapporto tra introiti e spesa per gli stipendi dei giocatori è dell’88%, quando il limite raccomandato dalla UEFA è del 70%».
Va detto che i club non sono rimasti a guardare in seguito a questa fondamentale e provvidenziale boccata di ossigeno economica che gli è stata concessa. Per esempio i principali club, ovvero Galatasaray, Besiktas e Fenerbahce, hanno esplorato strade alternative per arrivare ad avere più introiti che andassero a bilanciare le spese che già dimostravano di avere un valore troppo alto rispetto ai parametri richiesti dalla UEFA.
Tra sponsor e cessioni, come restare in equilibrio
Stando al caso del Gala, questo è stato spiegato nel 2023 a The Athletic dal giornalista Nick Miller che ricorda come il club quell’anno abbia «firmato un accordo triennale da 15 milioni di euro con SOCAR, la compagnia petrolifera statale azera, per sponsorizzare la maglia della squadra nelle competizioni europee. Ha anche rinnovato l’accordo principale di sponsorizzazione di maglia con la società di autonoleggio Sixt, per un valore stimato di 100 milioni di euro in cinque anni». Altro elemento fondamentale sono i tifosi e la loro passione che diventa spesa: come riporta Eurosport, infatti, «i ricavi derivanti da partite e merchandising si aggirano intorno ai 150 milioni di euro all’anno, dieci volte di più dei 18 milioni di euro guadagnati con i diritti televisivi nazionali. E più della metà di questa cifra proviene dalla vendita delle maglie».
Il Fenerbahce invece si muove su due linee più «tradizionali» in un certo senso. Da una parte infatti il Presidente fa parte di una delle famiglie più ricche di Turchia, dall’altra negli ultimi anni il club è riuscito a cedere giocatori per cifre importanti, come nel caso di Arda Guler finito al Real Madrid. Anche il Fener però non si fa mancare un possibile accordo di sponsorizzazione importante. Proprio negli ultimi giorni infatti sono emerse indiscrezioni su trattative in corso per un accordo del valore di 100 milioni di euro in cinque anni con l’azienda alimentare turco-americana Chobani. Se portata a termine, l’intesa diventerebbe uno degli accordi più remunerativi della storia dello sport in Turchia.
A tutto questo bisogna aggiungere anche una tassazione favorevole per quello che riguarda gli ingaggi dei calciatori, con i club turchi che possono garantire un netto più elevato rispetto ad altri campionati come quello italiano. L’insieme di tutti questi fattori, uniti ad alcune circostanze non prevedibili accadute in diversi contesti di campionati europei, hanno permesso ai club turchi se non altro di attirare l’attenzione su di sè per operazioni importanti da un punto di vista tecnico e mediatico. Come detto infatti dal campionato turco è passato un allenatore come Mourinhno (che pure si è detto pentito dell’esperienza nel giorno della sua presentazione al Benfica) e ad oggi ci sono giocatori come Osimhen e Sanè ancora nella fase più piena e completa della loro carriera agonistica.