Trump sta bluffando sulla pace in Ucraina?

Redazione Money Premium

22/01/2025

Ecco come l’approccio aggressivo di Donald Trump potrebbe sorprendere Putin e cambiare le sorti del conflitto in Ucraina.

Trump sta bluffando sulla pace in Ucraina?

L’intenzione di Vladimir Putin di resistere più a lungo di Joe Biden e di un’Occidente esausto si scontra con un’imprevista realtà: Donald Trump, inaspettatamente, si sta circondando di consiglieri duri e favorevoli a una linea pro-Ucraina.

Trump si mostra pronto a strangolare l’economia russa molto più di quanto Biden abbia mai fatto, se questo significa costringere il Cremlino ad accettare la pace alle condizioni del motto “America First”.

Questa nuova postura ha generato un moderato sollievo tra gli uomini di Volodymyr Zelensky a Kyiv e ha portato i diplomatici europei a interrogarsi se una presidenza Trump 2.0 potrebbe rivelarsi più vantaggiosa del previsto nella gestione della crisi con la Russia.

Questa evoluzione sembra il frutto del peculiare metodo socratico adottato a Mar-a-Lago, dove i consiglieri di Trump lo hanno convinto che un disimpegno disastroso dall’Ucraina sarebbe infinitamente più umiliante del ritiro dall’Afghanistan e che il primo baluardo contro la Cina passa attraverso il Donbas.

Un approccio controllato di confronto con il Cremlino, consente a Trump di ribaltare l’immagine di marionetta di Putin, incolpando Biden di incompetenza e fornendo finalmente a Kyiv le armi necessarie.

Il nuovo corso di Trump ricorda la Dottrina Reagan degli anni Ottanta, mirata a dissanguare il regime sovietico fino a farlo crollare. Secondo Robert O’Brien, ex Consigliere per la Sicurezza Nazionale, il primo passo è forzare Putin al tavolo delle trattative con sanzioni economiche massicce, evitando così escalation nucleari. La strategia consisterebbe nell’imporre un duro blocco su petrolio, gas e materie prime, applicando sanzioni secondarie anche contro le entità cinesi o indiane che violassero l’embargo.

I dati economici attuali indicano che la Russia ha subito un calo significativo delle entrate da esportazioni energetiche. Secondo l’Agenzia Internazionale per l’Energia, i ricavi dalle esportazioni di gas e petrolio, che rappresentavano circa il 45% del bilancio statale russo, sono crollati a metà del 2023, riducendosi del 50% rispetto all’anno precedente. A luglio 2023, gli introiti si attestavano a circa 600 milioni di dollari al giorno, una cifra insufficiente per sostenere la macchina bellica di Putin e il peso crescente delle sanzioni.
Questo approccio è condiviso da Marco Rubio, futuro Segretario di Stato, che ritiene cruciale fornire a Kyiv il massimo potere negoziale.

Un elemento chiave di questa strategia è la collaborazione con l’Arabia Saudita. Per ottenere il supporto di Mohammed bin Salman, principe ereditario saudita, potrebbe essere necessario riattivare l’alleanza storica con gli Stati Uniti a scapito di Putin. Le esportazioni di combustibili fossili, ormai insufficienti a sostenere il complesso militare russo, mostrano un’economia in affanno. Gli introiti sono scesi dai picchi del 2022, riducendosi della metà a circa 600 milioni di dollari al giorno.

Secondo il Centro per le Politiche Energetiche di Mosca, la produzione industriale russa ha registrato un calo del 7% nel primo semestre del 2024, con un’erosione della forza lavoro qualificata a causa delle mobilitazioni militari forzate. Inoltre, le riserve valutarie russe, benché ancora significative, stanno diminuendo rapidamente per sostenere il rublo e compensare le perdite di bilancio.

Il futuro resta incerto, ma una cosa è chiara: un Trump 2.0 determinato potrebbe rappresentare un’incognita scomoda per Putin e una nuova speranza per l’Ucraina.