Il deficit abitativo accumulato negli ultimi dieci anni si misura in diversi milioni di unità, un gap che non può essere colmato con interventi finanziari di breve periodo.
Nel dibattito economico statunitense di inizio 2026, la questione dell’accessibilità alla casa è tornata centrale, ma le politiche adottate dall’amministrazione Trump mostrano una tensione evidente tra obiettivi dichiarati e risultati attesi, ovvero il conflitto tra il tentativo di ridurre i tassi dei mutui e la difficoltà di comprimere i rendimenti dei titoli di Stato a lungo termine, vero perno del costo del credito immobiliare.
Il piano annunciato a gennaio prevede che le agenzie federali per il mercato ipotecario, Fannie Mae e Freddie Mac, acquistino fino a 200 miliardi di dollari di mortgage-backed securities utilizzando la liquidità presente nei loro bilanci. Secondo la Casa Bianca, questo intervento dovrebbe ridurre gli spread tra i mutui a tasso fisso trentennali e i Treasury di pari durata, abbassando così le rate mensili per i mutuatari.
I dati mostrano che i tassi medi sui mutui a 30 anni si attestavano intorno al 6,25% all’inizio del 2026, in calo di circa 85 punti base rispetto a un anno fa, ma ancora più che doppi rispetto ai livelli inferiori al 3% registrati nel 2021. Nello stesso periodo, lo spread tra mutui e Treasury a 30 anni si è ridotto di circa 100 punti base, suggerendo che una parte significativa dell’aggiustamento è già avvenuta prima ancora dell’annuncio del piano. [...]
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