Incremento record per il prezzo del petrolio: il merito è di Trump

Incremento maggiore mai realizzato per le quotazioni del petrolio statunitense, salito ieri di quasi 25 punti percentuali. A scatenare gli acquisti è stato il Presidente Trump.

Incremento record per il prezzo del petrolio: il merito è di Trump

Incremento maggiore mai realizzato per il prezzo del petrolio WTI. Nella seduta di ieri, le quotazioni del West Texas Intermediate, il petrolio statunitense, hanno fatto registrare la performance migliore di sempre mettendo a segno un rialzo di poco inferiore ai 25 punti percentuali.

Dopo esser sceso fino a un minimo intraday di 21,77 dollari il barile (livello minore dal 2002) in scia del blocco dell’economia legato al propagarsi del Coronavirus e delle tensioni tra Arabia Saudita e Russia sui tagli produttivi, ieri il future con consegna maggio quotato al Nymex si è spinto fino a 28,28 dollari chiudendo con un incremento del 24,39%.

Per il derivato si tratta della seduta migliore da quando questo tipo di prodotto ha iniziato a scambiare, nel lontano 1983. A circa tre ore dall’avvio delle contrattazioni a Wall Street, il prezzo del petrolio statunitense si attesta a 28,3 dollari il barile (+9,15%).

In scia il derivato sul Brent che, dopo il +13,53% di ieri oggi segna un +5,8% a 32 dollari.

Prezzo del petrolio WTI: c’è Trump dietro il balzo

Ad innescare gli ordini di acquisto sul petrolio è stato il presidente statunitense Trump che, nel corso di un incontro con i giornalisti, ha fatto sapere che interverrà per sbloccare la questione tra Arabia Saudita e Russia.

Nell’ambito dell’ultima riunione dell’Opec+, il gruppo formato dei Paesi del Cartello e dai maggiori produttori di petrolio, Arabia Saudita e Russia non hanno trovato un accordo sui futuri tagli alla produzione, facendo precipitare le quotazioni del petrolio.

Donald Trump ha detto di essere alla ricerca di una soluzione che accontenti tutti i contendenti.

“Abbiamo molto potere in questa situazione, stiamo cercando di trovare un punto in comune”.

Il recente calo dei prezzi, “rappresenta una situazione realmente devastante per la Russia, visto che la loro economia si basa sul petrolio, e si trovano a fronteggiare i prezzi minori degli ultimi decenni”.

“Potrei dire che va molto male anche per l’Arabia Saudita. Stanno litigando, litigano per il prezzo, litigano per il livello produttivo. Al momento giusto entrerò nella questione”.

Secondo le indiscrezioni riportate dall’agenzia Reuters, Trump avrebbe già discusso della questione con il principe ereditario saudita, Mohammed bin Salman, e, nei giorni successivi, del tema se ne sarebbe occupato anche l’ambasciatore degli Stati Uniti in Arabia Saudita, John Abizaid.

Trump preoccupato per l’industria dello shale oil Usa

Ovviamente a preoccupare l’alfiere dell’America First è il settore delle aziende che, direttamente o indirettamente, sono coinvolte con il boom del comparto “shale oil”, che ha permesso agli Stati Uniti di diventare il maggiore produttore di petrolio al mondo (proprio a scapito di Arabia Saudita e Russia).

Se fino ad ora Trump si era detto soddisfatto dell’impatto della contrazione dei prezzi del petrolio sui portafogli dei consumatori, le turbolenze registrate dai mercati finanziari negli ultimi giorni lo hanno spinto a cambiare precipitosamente idea.

Anche in questo caso, visto anche il coinvolgimento delle banche che hanno concesso i prestiti e degli investitori esposti (sia tramite sull’azionario che sul mercato dei bond) alle aziende petrolifere, si potrebbe trattare di un settore “too big to fail”, troppo grande per fallire.

Non a caso, nei giorni scorsi sono circolate voci relative l’approvazione di un pacchetto di aiuti destinato al comparto o di un sostegno alle quotazioni del petrolio tramite l’acquisto di barili da destinare all’incremento della Strategic Petroleum Reserve (SPR). Secondo le stime, seguendo quest’ultima strategia potrebbero essere acquistati fino a 78 milioni di barili.

Prezzi del petrolio: analisti scettici

Nonostante l’ipotesi di una soluzione della vicenda grazie all’intervento di Trump, le prospettive per i prezzi del petrolio sono improntate al pessimismo a causa del diffondersi del Coronavirus.

“Anche se l’Arabia Saudita dovesse tagliare (la produzione, ndr), non avrebbe molto impatto”, ha detto Bart Melek, n.1 per le commodity di TD Securities. “Abbiamo dati relativi la domanda particolarmente negativi a causa del Covid 19, le richieste potrebbero scendere a 10-11 milioni di barili al giorno”.

Dello stesso avviso anche l’agenzia S&P Global, che ha ridotto la stima 2020 sulle quotazioni di WTI e Brent di 10 dollari a 30 e 25 dollari rispettivamente. Stabile la view sul 2021 (50 e 45 dollari) e sul 2022 (55 e 50 dollari).

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