Trump ha guadagnato $1,2 miliardi dalle criptovalute in un solo anno. Ha triplicato il suo patrimonio

Ilena D’Errico

2 Luglio 2026 - 01:37

Niente ius soli, niente fondo anti-armi, ma le cose non vanno mai davvero male per il presidente Usa. In un solo anno Trump ha guadagnato $1,2 miliardi dalle criptovalute.

Trump ha guadagnato $1,2 miliardi dalle criptovalute in un solo anno. Ha triplicato il suo patrimonio

Donald Trump è sicuramente un personaggio controverso, ma non si può negare che come presidente degli Stati Uniti gode di un certo successo. E se pure nella carriera affronta alti e bassi, i suoi conti non sono mai in perdita. Ma un’impennata come quella degli ultimi anni è straordinaria anche per il tycoon, che ha quasi triplicato il suo patrimonio dal 2024 al 2026. L’elemento più meraviglioso sono i 1,2 miliardi di dollari guadagnati grazie alle criptovalute in appena un anno, il primo di questo secondo mandato alla Casa bianca. Secondo l’ultima classifica dei miliardari di Forbes il presidente Usa ha un patrimonio da 6,5 miliardi di dollari, grazie anche all’aumento da 1,4 miliardi di dollari dell’ultimo anno.

Trump guadagna 1,2 miliardi di dollari con le criptovalute in un anno

Naturalmente, le fonti di reddito di Trump sono molto diversificate, ma le criptovalute rappresentano una fetta importante di questa crescita. Di questa parte, circa 550 milioni di dollari sono arrivati per mezzo della startup World Liberty Financial (ecco come), fondata dalla famiglia Trump e da Steven Charles Witkoff, inviato speciale degli Stati Uniti in Medio Oriente, e figli. Un legame che torna oggi a sollevare timori di un possibile conflitto di interessi, soprattutto perché i detti guadagni provengono dalla vendita del 49% delle quote al vice sovrano di Abu Dhabi, avvenuta a ridosso dell’elezione di Trump.

La recente inchiesta del WSJ ha messo in luce l’accordo tra la World Liberty Financial e lo sceicco Tahnoon bin Zayed Al Nahyan, fratello del presidente degli Emirati Arabi Uniti e leader di diversi fondi di investimento, ma soprattutto consigliere per la sicurezza nazionale del Paese. Insomma, non è un semplice accordo finanziario tra due persone qualunque, ma una compravendita di eccezionale valore tra il presidente statunitense - allora in procinto di insediarsi - e il funzionario di uno Stato estero.

Il ruolo degli Emirati Arabi Uniti

Il dubbio è stato sollevato dall’opposizione, che chiede un’indagine ufficiale, ma non si può dire che la situazione sia chiara. L’analisi di Forbes ha infatti messo in luce un dato ancora più significativo dell’accordo stesso. Mentre i Trump hanno incassato più di mezzo miliardo di dollari per la cessione, di cui circa 260 milioni netti di Donald Trump, il guadagno di Tahnoon è poco chiaro. La famiglia presidenziale continua infatti a incassare il 75% dei ricavi dei token, pari alla quota posseduta prima della vendita, perché la quota acquisita dallo sceicco non include la partecipazione agli utili.

Considerando quanto la vendita dei token stia arricchendo il tycoon e la sua famiglia, sembrerebbe che Tahnoon abbia calcolato male la sua strategia, ma non è nemmeno difficile pensare che ci sia dell’altro. Pur lasciando il beneficio del dubbio sull’eventuale illiceità, è innegabile che i rapporti tra le due potenze sono estremamente stretti e di reciproco vantaggio. Poco dopo l’accordo, World Liberty Financial ha lanciato la stablecoin USD1, che rappresenta quasi l’intero valore della quota emiratina, ma che a sua volta deve la sua capitalizzazione ad Abu Dhabi, almeno in parte. Si fa riferimento all’investimento da 2 miliardi di dollari in Binance fatto da Mgx, società di investimento statale degli Emirati Arabi Uniti presieduta proprio dal vice sovrano, scegliendo come valuta USD1.

Gli accordi commerciali e diplomatici istituzionali con gli Stati Uniti si aggiungono alla ricostruzione d’insieme, tra armi, tecnologie e investimenti. Le parti, comunque, negano qualsiasi conflitto di interessi o accordo illegale, mentre l’Office of Government Ethics sollecitato dai Repubblicani non si è neanche pronunciato. Nel frattempo, è emerso anche un altro dato quantomeno curioso: un prestito di oltre 50 milioni di dollari ottenuto lo scorso anno Charles Schwab Bank su cui Trump ha tenuto la massima riservatezza anche nella documentazione di rendiconto.