Guardare il grafico di Bitcoin in questi giorni fa un po’ male, inutile nasconderlo. Chiunque abbia investito anche solo una piccola parte dei propri risparmi conosce quella strana morsa allo stomaco che si prova quando si vede un segno meno così profondo. Bitcoin viaggia al momento poco sotto i 65.000 dollari, con un ribasso di circa il 17% nell’ultimo mese e una distanza dagli ultimi massimi di ottobre 2025 (sopra i 126.000 dollari) che sfiora il 50%. Ma ricordiamoci che la storia della più famosa delle criptovalute ci ha insegnato che dietro i numeri ci sono sempre le storie e le paure di chi ci crede.
Come accade spesso da oltre 10 anni, le ultime settimane hanno prodotto due letture opposte su quale possa essere il futuro della crypto numero uno al mondo. Da un lato chi vede crescere la fragilità delle strutture finanziarie costruite sopra Bitcoin, dall’altro chi, guardando all’analisi tecnica, parla della miglior occasione d’acquisto dai tempi del crollo di FTX. In questo clima sospeso tra il panico e l’entusiasmo è tempo di domandarsi: ha ancora senso comprare (o avere) Bitcoin oggi?
Cosa ci dice la performance di Bitcoin dell’ultimo mese
Tra fine maggio e i primi giorni di giugno è successo qualcosa che non era mai accaduto: Strategy, la società di Michael Saylor e maggiore detentore corporate di Bitcoin al mondo, ha venduto dei BTC in suo possesso. Un deposito alla SEC ha rivelato la cessione di 32 BTC per 2,5 milioni di dollari, destinati ai dividendi delle preferred STRC. La cifra è irrilevante rispetto a una riserva sopra i 843.000 BTC e l’operazione è avvenuta in profitto, ma l’annuncio ha comunque accompagnato un crollo di circa il 15%. Il 5 giugno ha spinto Bitcoin sotto i 60.000 dollari per la prima volta da ottobre 2024, la peggior settimana da agosto 2025. L’8 giugno Strategy ha comprato oltre 1.550 BTC per 181 milioni, molto più di quanto venduto ma il prezzo non è riuscito a muoversi oltre il rimbalzo già in corso. Gli ETF spot statunitensi hanno registrato 14 giorni consecutivi di deflussi dopo un maggio chiuso a -2,3 miliardi, prima di tornare positivi a metà giugno grazie a BlackRock e Fidelity.
C’è chi legge l’episodio come un segnale di leva sotto pressione. Strategy ha più serie di preferred con dividendi fissi da onorare e la sua liquidità si è ridotta da circa 2,25 miliardi di dollari a inizio anno a meno di 1 miliardo e, quando il prezzo scende e il costo del capitale resta alto, anche un modello costruito sull’accumulo perenne può doversi liberare di qualcosa per pagare gli interessi.
C’è però un’altra interpretazione, circolata tra gli analisti che seguono la galassia Saylor, per cui vendere quei 32 BTC sarebbe stato un segnale ai creditori, la prova che Strategy è davvero disposta a liquidare Bitcoin per onorare i propri obblighi, rendendo credibile l’intero impianto delle preferred. Secondo questa lettura, il crollo post-vendita e la scarsa spinta al riacquisto non sarebbero una contraddizione ma la firma che certifica un mercato orso, dove anche le buone notizie non bastano a far salire il prezzo. Proprio l’opposto di ciò che accade ora con i titoli legati all’intelligenza artificiale, dove nemmeno le notizie negative riescono a fermare i rialzi.
Occhio alla media mobile a 200 settimane
A sostenere con più convinzione la lettura rialzista è Austin Arnold, co-fondatore del canale Altcoin Daily, intervistato a inizio giugno da Cointelegraph. Arnold ha ricordato che nei precedenti mercati ribassisti Bitcoin è tornato sulla media a 200 settimane quattro volte, sempre come preludio a un recupero, e ha sottolineato come questa volta il prezzo l’abbia raggiunta e si stia consolidando molto più rapidamente che nei cicli passati.
Per lui si tratta di un elemento che rende la fase attuale «incredibilmente rialzista» nonostante il pessimismo diffuso sul mercato. Resta una view di parte, di chi gestisce un canale con un’audience dichiarata di 3,6 milioni di follower e un interesse implicito a mantenere una narrativa costruttiva su Bitcoin, ma il richiamo alla media a 200 settimane come pavimento storico non è isolato, essendo stato usato con argomenti simili anche da Adam Back, CEO di Blockstream, a inizio maggio.
Con il crollo legato a FTX, a fine 2022, Bitcoin era sceso anche del 15-20% sotto quella soglia prima di risalire, e questa volta l’ha toccata e si sta consolidando più rapidamente che nei cicli passati, un fatto che alcuni analisti considerano incoraggiante.
Ma è anche vero che toccare la media non equivale a invertire la rotta. Perché le medie a più breve termine convergano servono altri quattro-sei mesi, un orizzonte dentro il quale case come Wolfe Research collocano un possibile nuovo minimo, sotto i 40.000 dollari, entro fine ottobre.
Tra cicli, liquidità e mega-trend, cosa aspettarsi dal futuro del Bitcoin?
Sullo sfondo restano due grandi temi di lungo periodo e il primo è la liquidità. La stagione di IPO legate all’intelligenza artificiale, a partire da SpaceX, sta creando ricchezza che secondo alcuni osservatori finirà, nell’arco di 6-18 mesi, per rotare verso asset «di valore» come Bitcoin, anche se la lettura più diffusa nel breve vede quella liquidità sottratta alla crypto a favore dell’AI.
E allora un eventuale scoppio della bolla AI potrebbe contagiare Bitcoin nel breve, pur con chi crede che la crypto, che ha già pesantemente corretto, sarebbe la prima ad uscirne.
Occhio anche all’adozione strutturale, che continua indipendentemente dal prezzo, dalla tokenizzazione dei mercati tradizionali con il sostegno di SEC e CFTC e gli oltre 80 miliardi ancora in gestione negli ETF spot, fino ad arrivare al primo mutuo casa garantito da Bitcoin chiuso a giugno da Better e Coinbase.
Allora, ha senso comprare o tenere Bitcoin oggi?
La risposta onesta è che la domanda, posta così, è troppo generica. Conta se si parte da zero o si possiede Bitcoin da prima del 2026, perché chi è entrato negli ultimi 12 mesi è probabilmente in perdita, ma chi detiene BTC da più cicli ha già attraversato correzioni di questa ampiezza, spesso vicino alla stessa media a 200 settimane.
Conta piuttosto l’orizzonte. Un acquisto pensato per i prossimi 6 mesi resta esposto al rischio descritto dagli analisti più cauti, mentre un orizzonte pluriennale ha storicamente assorbito meglio le fasi post-halving. Influisce anche quanto ci si basi sui mega-trend di lungo periodo piuttosto che sul tentativo di indovinare il minimo esatto. Il mese appena trascorso non ha sciolto il dubbio su dove andrà Bitcoin, ma ha mostrato che leggere lo stesso evento può portare a conclusioni opposte con pari credibilità, e che la decisione personale dovrebbe partire da lì, non da un singolo titolo.
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