Donald Trump, ha espresso l’intento di smantellare quello che definisce lo “stato profondo” (deep state), un termine che utilizza per descrivere presunti apparati governativi paralleli che ostacolerebbero le sue politiche.
Questo obiettivo, già delineato durante la sua prima presidenza, evoca una serie di rischi significativi per la democrazia americana, ricordando errori storici di altri leader che hanno tentato operazioni simili.
Un parallelismo interessante si trova nell’esperienza della Rivoluzione Culturale cinese, durante la quale Mao Zedong cercò di destrutturare le istituzioni consolidate per consolidare il proprio potere. Il suo approccio, come indicato dagli storici, portò a un’accumulazione eccessiva di autorità nelle sue mani, eliminando i meccanismi di controllo e bilanciamento. Allo stesso modo, Trump ha già dimostrato tendenze a voler accentrare il potere, minacciando di eliminare figure burocratiche o agenzie percepite come ostili, senza considerare adeguatamente le conseguenze di un sistema privo di controlli.
Se replicato negli Stati Uniti, questo approccio potrebbe portare a un pericoloso squilibrio istituzionale. La riduzione dell’autonomia di organismi chiave come il Dipartimento di Giustizia, la CIA o l’FBI minerebbe la capacità del governo di agire in modo imparziale e indipendente. Tali dinamiche potrebbero tradursi in abusi di potere e in una destabilizzazione politica interna.
La storia dimostra che il tentativo di smantellare strutture radicate può generare caos. Durante la Rivoluzione Culturale, Mao mobilitò le masse (le Guardie Rosse), credendo di poterle controllare. In realtà, il movimento sfuggì di mano, portando a violenze diffuse e un clima di terrore. Similmente, la retorica di Trump ha spesso alimentato tensioni sociali. Episodi come l’assalto al Campidoglio il 6 gennaio 2021 evidenziano il rischio di utilizzare la polarizzazione politica per raggiungere obiettivi personali. Una retorica incendiaria, unita a misure drastiche contro le istituzioni, potrebbe aggravare il clima di divisione sociale e sfociare in instabilità civile.
Un altro rischio, evidenziato dall’esperienza cinese, è la perdita di competenze all’interno delle istituzioni. Mao, nel suo tentativo di epurazione, rimosse funzionari esperti e intellettuali, indebolendo la capacità amministrativa del Paese per decenni. Allo stesso modo, Trump potrebbe cercare di sostituire funzionari pubblici qualificati con persone politicamente allineate, compromettendo la competenza delle agenzie governative. Questo indebolimento potrebbe avere effetti a lungo termine sulla capacità degli Stati Uniti di gestire crisi nazionali e internazionali.
Infine, la destabilizzazione interna potrebbe avere ripercussioni economiche e geopolitiche significative. Il caos generato dalle politiche radicali di Mao ebbe un impatto devastante sull’economia cinese, paralizzando la produzione industriale e agricola. Negli Stati Uniti, il rischio sarebbe quello di un’incertezza prolungata che scoraggerebbe gli investimenti, aumenterebbe la volatilità dei mercati e ridurrebbe la capacità del Paese di proiettare la propria influenza a livello globale.
L’intento di Trump di eliminare lo “stato profondo” rappresenta un’operazione ad alto rischio. La storia insegna che tentativi simili, basati su un accentramento del potere e una rottura delle strutture istituzionali, hanno spesso portato a risultati disastrosi. Per gli Stati Uniti, il pericolo non è solo quello di un declino istituzionale, ma anche di una frattura sociale ed economica che potrebbe compromettere la stabilità del Paese per anni a venire.