Strategia, geopolitica, religione e il grande dibattito che i media raccontano poco
La guerra contro l’Iran sta aprendo una frattura sempre più visibile nel dibattito politico americano. Non si tratta soltanto della prevedibile opposizione dei democratici. Il confronto più acceso si sta consumando all’interno della stessa galassia politica, mediatica e culturale che negli ultimi anni ha sostenuto l’ascesa di Donald Trump.
Influencer mediatici, parlamentari repubblicani, commentatori indipendenti e intellettuali conservatori stanno discutendo apertamente se l’escalation militare rappresenti una necessaria dimostrazione di forza oppure un tradimento della promessa politica su cui era nata la dottrina America First: evitare nuove guerre in Medio Oriente.
Senza dire che dichiarazioni come quella del 45enne Segretario alla Guerra, Pete Hegseth, anche al netto di precedenti farneticazioni misticheggianti e millenaristiche, fanno impallidire anche i più incalliti guerrafondai delle ere precedenti: «Morte e distruzione dal cielo tutto il giorno», si vantava nei giorni scorsi, «questa non è mai stata pensata per essere una lotta leale, e non è una lotta leale. Li stiamo prendendo a pugni mentre sono a terra, che è esattamente come dovrebbe essere». [...]
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