Tria dalla Cina: “Non qui per cercare compratori”

Il ministro dell’Economia Giovanni Tria respinge le ipotesi di una spedizione cinese finalizzata ad attirare nuovi capitali verso Roma per ripagare il debito pubblico

Tria dalla Cina: “Non qui per cercare compratori”

È partita ieri la settimana di permanenza in Cina del ministro dell’Economia Giovanni Tria, settimana che andrà avanti fino a sabato primo settembre e si articolerà in diversi incontri chiave per rafforzare i rapporti economici tra Roma e Pechino.

E proprio dal territorio orientale è arrivata subito anche un’importante precisazione di Tria, in risposta alle molte ipotesi che prefiguravano questa come una spedizione finalizzata ad attirare nuovi capitali verso il Belpaese, preda di un debito pubblico pari al 132% del PIL e il venir meno del Quantitative easing a partire da settembre.

Secondo il ministro infatti lo scopo dei colloqui di Pechino “non è quello di cercare compratori” per i titoli del debito pubblico, teoria che ha visto sostenuta da una larga fetta di stampa italiana ma che - precisa - “non corrisponde al mio pensiero”.

Un’Italia quindi non alla ricerca di compratori, ma solo intenzionata a intensificare i colloqui sul fronte economico con il Paese di Xi Jinping.
La delegazione del nuovo esecutivo avrà di fronte, nel corso dei prossimi giorni, il ministro delle Finanze cinese Liu Kun, il governatore della People’s Bank of China Yi Gang, la comunità d’affari italiana in Cina e diverse altre autorità locali.

Tria in Cina: rafforzare l’asse Roma-Pechino

Rispondendo a una domanda del quotidiano cinese Guangming, Tria ha specificato che la ricerca di capitali non è un problema che muove il Paese al momento, tantomeno può rappresentare il senso dei colloqui di questa settimana in territorio orientale:

“Non è questo il nostro problema. Gli investitori cinesi valuteranno se acquistare o meno i titoli italiani, esattamente come faranno gli investitori di altri Paesi o gli investitori italiani. Fino ad oggi chi l’ha fatto non si è pentito e sono fiducioso che il giudizio positivo sulla stabilità finanziaria dell’Italia si rafforzerà una volta concretizzatasi la politica di bilancio del Governo”.

I motivi che hanno spinto a scegliere la Cina sono principalmente due secondo il ministro. Da una parte ci sono necessità e voglia, da parte del governo, di “intensificare il dialogo economico e la cooperazione” sull’asse Roma-Pechino, visti gli ampi margini per estendere le intese in molti settori economici che possono portare benefici da ambo i lati.

Dall’altra è il più ampio dialogo Europa-Cina che è cruciale secondo Tria, specie sulla scia delle mosse imposte dalla globalizzazione:

“Occorre rafforzare la cooperazione internazionale tra le principali aree economiche del mondo e occorre soprattutto comprensione reciproca e collaborazione tra i governi per le grandi sfide poste dalla ricerca di uno sviluppo sostenibile. La Cina è un attore fondamentale negli equilibri mondiali e l’Italia ha un grande interesse nazionale nella stabilità e apertura dei mercati. È nella sua tradizione svolgere un ruolo in questa direzione”.

Il capitolo dazi: dialogo per superare incomprensioni

Sotto la lente di media e osservatori, durante la permanenza cinese di Tria, anche le possibili mosse sul fronte dazi. Risultano per questo importanti le parole del ministro, che ha etichettato le misure protezionistiche come un danno per l’economia e per tutti i Paesi che le subiscono, direttamente o indirettamente:

“È necessario sviluppare un dialogo che consenta di superare ogni incomprensione e rafforzare il libero scambio. L’economia italiana sarebbe sicuramente danneggiata dall’affermarsi di politiche protezionistiche”.

Cruciale in proposito e strettamente connesso anche agli attuali colloqui in territorio orientale è il recente accordo tra Cassa Depositi e Prestiti e Intesa Sanpaolo a sostegno delle aziende italiane in Cina, che si pone come un tassello importante sul fronte internazionalizzazione e un sostegno per le imprese in un territorio, quello di Pechino, sempre più importante per il nostro sistema economico.

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