Trevi: svolta nel salvataggio, ma con passo indietro della famiglia Trevisani

Il gruppo industriale di Cesena sarebbe in trattativa esclusiva con Bain Capital Credit, ma le banche creditrici puntano alla discontinuità e chiedono che la famiglia Trevisani faccia un passo indietro.

Trevi: svolta nel salvataggio, ma con passo indietro della famiglia Trevisani

Si intravede la luce in fondo al tunnel per il gruppo Trevi, che circa un anno fa ha avviato un processo di ristrutturazione patrimoniale per affrontare e risolvere il problema del debito nei confronti di una trentina di banche.

Un indebitamento per cassa da circa 720 milioni di euro che pesa come un macigno sui conti della società.

Secondo recenti indiscrezioni di stampa, i creditori avrebbero chiesto alla famiglia Trevisani di farsi da parte, accettando il salvagente lanciato da Bain Capital Credit, con cui il gruppo starebbe trattando in esclusiva.
La notizia piace a piazza Affari dove il titolo Trevi, al momento della scrittura, guadagna l’1,85% a 0,41 euro.

Intanto, proprio oggi, il Cda della società sarà chiamato a esprimersi sulla proposta degli americani.

Salvataggio vicino?

Il salvataggio di Trevi, dunque, sembra poter essere vicino e tra i tre offerenti che alla fine dello scorso mese si erano fatti avanti per rilevare il gruppo industriale di Cesena, oggi sarebbe rimasto in campo la proposta avanzata da Bain.

L’accordo con la società statunitense specializzata in acquisizioni e investimenti alternativi prevedrebbe la sottoscrizione di un bond super senior da 150 milioni con un tasso di circa il 30% e la conversione del debito in strumenti finanziari diversi dalle azioni per oltre 300 milioni.

Le banche creditrici chiedono discontinuità

Secondo quando riporta oggi Il Messaggero, ritenendo valida la proposta di ristrutturazione di Bain, avrebbero chiesto alla famiglia Trevisani, nelle cui mani è posto il 32,7% della società, di farsi da parte.

La richiesta di discontinuità non è stata accolta positivamente da almeno 3 membri della famiglia, che starebbero cercando di far desistere le banche creditrici. Queste ultime però sembrano essere irremovibili: o si cambia o niente salvataggio.

Intanto proprio oggi si riunisce il Cda di trevi per valutare la proposta di Bain e proseguire sul fronte della trattativa.

Ricordiamo che il gruppo da qualche anno è partecipato anche dalla Cassa Depositi e Prestiti che detiene il 16,85%.

Il processo di ristrutturazione

Trevi sta vivendo da circa un anno un delicato e difficile momento di crisi economica. A pesare sulle casse della società di Cesena attiva nell’ingegneria del sottosuolo e nel settore delle perforazioni sono stati soprattutto il rallentamento del comparto petrolifero e la crisi delle costruzioni.

All’azienda manca la liquidità necessaria per azzerare i debito con le banche che rischiano di trascinarla verso il baratro.
Nel dicembre scorso, Sergio Iasi è stato nominato chief restructuring officer con l’incarico di negoziare un piano di ristrutturazione del debito con un pool di banche — tra cui UniCredit, Monte dei Paschi, Banco BPM e BNP Paribas — e avviare un processo di vendita.

Purtroppo i tempi sono stretti e non serve ormai granché aspettare: dei tre offerenti disposti a rilevare la società, è rimasto in piedi Bain, che propone un accordo da circa 900 milioni di euro.

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