Trade War, Trump: “Non voglio accordo parziale”. Pechino cancella visita USA e Borsa crolla

Ancora una volta le parole di Trump hanno riacceso le tensioni commerciali fra USA e Cina. Dopo i segnali di distensione degli ultimi giorni, torna il pessimismo in Borsa

Trade War, Trump: “Non voglio accordo parziale”. Pechino cancella visita USA e Borsa crolla

Non è durata la tregua fra USA e Cina. Le Borse statunitensi sono crollate dopo l’annuncio che la delegazione cinese in visita negli Stati Uniti aveva anticipato il suo ritorno in patria. Le notizia ha affievolito l’ottimismo per la ripresa dei colloqui fra le due potenze.

Guerra commerciale, delegazione Cina cancella visita

Funzionari per l’agricoltura di Pechino avrebbero dovuto visitare alcune aziende agricole statunitensi la prossima settimana, ma all’improvviso hanno scelto di cancellare tutto e tornare a casa. Il viceministro per l’Agricoltura e gli Affari Rurali Han Jun avrebbe dovuto visitare Bozeman, Montana, e Omaha, Nebraska.

La Cina è il primo importatore di fagioli di soia statunitensi e l’anno scorso ha comprato dagli USA prodotti agricoli per 5.9 miliardi di dollari. Le tensioni fra USA e Cina si erano affievolite dopo che Donald Trump aveva garantito l’esenzione dalle tariffe a molti prodotti cinesi, e Pechino aveva fatto lo stesso per beni agricoli e altri 16 tipi di prodotti statunitensi. Trump aveva anche deciso di posticipare di due settimane l’incremento di dazi su beni cinesi per un valore di 250 miliardi di dollari.

Le Borse avevano cominciato bene la giornata, con gli stimoli delle banche centrali che avevano affievolito le preoccupazioni sulla crescita. Situazione ribaltata alla notizia dell’interruzione delle negoziazioni: i rinnovati timori hanno fatto perdere ai mercati i guadagni della mattina, e hanno spinto il dollaro giù in favore dello yen giapponese.

Accordo Cina, Trump: “O tutto o niente”

Ad aver riacceso le tensioni, e sostanzialmente spinto i diplomatici cinesi a lasciare gli Stati Uniti, potrebbe essere stato lo stesso Trump. Nel pomeriggio di venerdì 20 Settembre, poco prima dell’annuncio della partenza, Trump ha detto infatti di “non aver bisogno di un accordo con la Cina prima delle elezioni” del 2020.

“Credo che la gente sappia che stiamo facendo un ottimo lavoro”, ha aggiunto Trump, a proposito dell’impegno dell’amministrazione nell’economia e nell’esercito. “La Cina sta subendo molto male. Noi no, non stiamo subendo”, ha aggiunto.

Il presidente USA ha detto poi di non volere un “accordo parziale” con Pechino. “Stiamo cercando per un accordo completo. Non cerco un accordo parziale”, ha concluso.

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1 commento

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LucaBart • 1 mese fa

5,9 miliardi di dollari. Quello che i cinesi comprano dagli USA è misero sia in termini assoluti (il Pil USA veleggia sui 19000 miliardi di dollari, quei 5,9 miliardi di esportazioni non fanno neppure statistica) sia in termini relativi, visto che gli USA importano merci per circa 500 miliardi di dollari dalla Cina, merci non strategiche, per lo più beni di consumo, che i dazi di Trump danneggiano a tal punto da far fallire l’economia cinese. Infatti la qualità di tali merci è così bassa e poco importante che si possono produrre a basso prezzo ovunque, non solo in Cina. Tolto il grasso, ovvero pochi prodotti che solo in Cina conviene produrre per ora, tutto il resto verrà importato da altre nazioni. La Cina è in trappola ed è ora che smetta di violare TUTTE le leggi commerciali delle democrazie occidentali togliendo posti di lavoro, rubando brevetti e tecnologie, distruggendo intere nostre filiere produttive. Se domani la Cina scomparisse il resto del mondo diventerebbe più ricco e migliore sotto ogni punto di vista. Trump è l’unico baluardo a difendere l’Occidente. Fortunatamente ora anche la Germania si sta impiccandosi con la corda cinese, come predisse 10 anni fa Tremonti, e quando intere filiere produttive tedesche falliranno allora in Europa ci accorgeremo che è il caso di fare come Trump

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