Tirocinio e stage, la guida. Come funziona per retribuzione, orario, durata, ferie e permessi

Simone Micocci

16 Giugno 2026 - 21:44

Stage o tirocinio, la guida completa e aggiornata al 2026. Ecco tutto quello che deve sapere chi sta per iniziare questo percorso formativo.

Tirocinio e stage, la guida. Come funziona per retribuzione, orario, durata, ferie e permessi

Stai per iniziare un tirocinio, o come viene ormai più spesso chiamato nel linguaggio utilizzato dalle aziende, uno stage, e ovviamente vuoi capire quali sono i tuoi diritti e i tuoi doveri?

La prima cosa da sapere è che non si tratta di un vero e proprio rapporto di lavoro, bensì di un’esperienza formativa svolta direttamente in un contesto aziendale. Questo però non significa che il tirocinante non abbia tutele, anzi, proprio perché lo stage rappresenta spesso il primo ingresso nel mondo del lavoro è importante conoscere ogni aspetto su come funziona.

Cosa sono tirocinio e stage

Il tirocinio, stando a quanto si legge all’interno della raccomandazione del Consiglio dell’Unione europea del 10 marzo 2014, è quel periodo di “durata limitata, retribuito o no, con una componente di apprendimento e formazione, il cui obiettivo è l’acquisizione di un’esperienza pratica e professionale finalizzata a migliorare l’occupabilità e facilitare la transizione verso un’occupazione regolare”.

Vale lo stesso per lo stage, visto che i due termini vengono utilizzati come sinonimi.

In particolare, tirocinio è il termine più corretto e utilizzato nella normativa italiana, mentre stage è il termine francese entrato ormai nel linguaggio comune, soprattutto in ambito aziendale, per indicare lo stesso concetto: un periodo di formazione svolto direttamente presso un datore di lavoro, utile ad acquisire competenze pratiche e a migliorare le possibilità di occupazione.

In Italia, dunque, non c’è alcuna differenza tra stage e tirocinio. In entrambi i casi, come chiarito anche dal ministero del Lavoro, si tratta di un periodo di orientamento e formazione svolto in un contesto lavorativo e finalizzato all’inserimento nel mondo del lavoro. Ed è proprio questo il punto fondamentale da tenere a mente: come anticipato sopra, il tirocinio non si configura come rapporto di lavoro.

Per questo motivo non si parla tecnicamente di stipendio, ma di indennità di partecipazione, prevista in particolare per i tirocini extracurriculari e disciplinata dalle singole Regioni. Allo stesso tempo, non si applicano tutte le regole tipiche del lavoro dipendente, come ferie, permessi e contributi pensionistici, anche se restano obblighi precisi in materia di sicurezza, assicurazione e corretto svolgimento del percorso formativo.

Vediamo quindi come funziona il contratto di stage o tirocinio, quali tipologie esistono, quanto spetta al tirocinante, quanto può durare l’esperienza e quali sono le regole da conoscere prima di iniziare.

Quanti tipi di tirocinio esistono in Italia

Per capire come funziona un tirocinio bisogna prima distinguere tra le diverse tipologie previste in Italia, perché regole, durata e obbligo di riconoscere un’indennità cambiano a seconda del percorso attivato.

La distinzione principale è tra:

  • tirocini curriculari: sono rivolti a studenti e studentesse che stanno frequentando un corso di istruzione o formazione, come scuola, università, master o percorsi professionalizzanti. Servono a integrare l’apprendimento teorico con un’esperienza pratica in azienda e vengono promossi direttamente dall’istituto scolastico, dall’università o dall’ente di formazione. Sono questi soggetti, quindi, a disciplinarne le modalità, nel rispetto delle regole applicabili al percorso di studio;
  • tirocini extracurriculari: sono invece slegati da un corso di studio e hanno l’obiettivo di favorire l’orientamento, la formazione pratica e l’inserimento o reinserimento nel mondo del lavoro. Proprio perché non fanno parte di un percorso scolastico o universitario, sono disciplinati dalle Regioni e dalle Province autonome, nel rispetto degli standard minimi fissati a livello nazionale.

La differenza tra le due tipologie riguarda anche il trattamento economico. Nei tirocini curriculari l’indennità non è generalmente obbligatoria, anche se alcuni enti o aziende possono comunque riconoscerla. Nei tirocini extracurriculari, invece, al tirocinante spetta di norma un’indennità di partecipazione, il cui importo cambia da Regione a Regione.

Accanto a queste due categorie c’è poi il tirocinio professionale, conosciuto anche come praticantato. Si tratta del periodo di formazione pratica necessario per accedere ad alcune professioni regolamentate, come ad esempio quella di avvocato, commercialista o consulente del lavoro. In questo caso le regole non sono quelle ordinarie dei tirocini curriculari o extracurriculari, ma dipendono dalla disciplina prevista per la specifica professione.

Come funziona il contratto di stage o tirocinio

Il tirocinio viene attivato attraverso una convenzione tra soggetto promotore e soggetto ospitante che può essere, ad esempio, una scuola, un’università, un ente di formazione, un centro per l’impiego o un altro soggetto autorizzato. Il soggetto ospitante, invece, è l’azienda, lo studio professionale, l’ente pubblico o privato presso cui il tirocinante svolge concretamente l’esperienza formativa.

Alla convenzione deve essere allegato un progetto formativo individuale, ossia il documento che definisce nel dettaglio come si svolgerà il tirocinio. Al suo interno devono essere indicati, tra le altre cose, la durata del percorso, l’orario previsto, la sede di svolgimento, gli obiettivi formativi, le attività affidate al tirocinante, le competenze da acquisire e gli obblighi delle parti coinvolte.

Il progetto formativo è quindi il documento centrale dello stage: serve a chiarire fin dall’inizio che l’esperienza deve mantenere una reale finalità formativa. Proprio per questo il tirocinante deve essere seguito da un tutor, indicato dal soggetto promotore e/o dal soggetto ospitante, con il compito di accompagnarlo durante il percorso e verificare che le attività svolte siano coerenti con gli obiettivi stabiliti.

La retribuzione

Il contratto di stage, proprio perché non è un vero e proprio contratto di lavoro, non prevede una retribuzione in senso stretto a favore dello stagista.

Non si può quindi parlare tecnicamente di stipendio, perché il tirocinante non è un lavoratore subordinato e lo stage resta un percorso di formazione e orientamento.

Questo però non significa che il tirocinio sia sempre gratuito. Come visto nel paragrafo precedente, infatti, nel caso dei tirocini extracurriculari è previsto il riconoscimento di un’indennità di partecipazione, ossia una somma mensile riconosciuta al tirocinante per l’attività svolta durante il percorso formativo.

L’importo cambia a seconda della Regione o della Provincia autonoma in cui viene attivato il tirocinio, in quanto le linee guida nazionali hanno sì indicato una soglia minima di 300 euro lordi mensili, ma nella pratica sono le discipline regionali a stabilire quanto spetta. In molti casi l’importo minimo è più alto: nel Lazio, ad esempio, l’indennità per i tirocini extracurriculari non può essere inferiore a 800 euro lordi mensili.

Diverso è il caso dei tirocini curriculari, cioè quelli svolti nell’ambito di un percorso scolastico, universitario o di formazione. Per questi, in genere, non è previsto un obbligo generalizzato di indennità, anche se l’ente promotore o il soggetto ospitante possono comunque riconoscere un rimborso spese o un contributo economico.

Dal punto di vista fiscale, l’indennità di partecipazione è assimilata ai redditi da lavoro dipendente. Questo significa che può essere soggetta a tassazione, pur non trasformando il tirocinio in un rapporto di lavoro subordinato. Inoltre, la percezione dell’indennità non comporta di per sé la perdita dello stato di disoccupazione.

La durata

Per quanto riguarda la durata dello stage, questa dipende dal tipo di tirocinio che viene attivato e, nel caso dei tirocini extracurriculari, anche da quanto previsto dalla Regione o dalla Provincia autonoma di riferimento.

In generale, la durata delle diverse tipologie di stage è la seguente:

  • massimo 6 mesi nel caso di tirocinio formativo e di orientamento, salvo diverse previsioni regionali;
  • non più di 12 mesi nel caso di tirocini d’inserimento e reinserimento al lavoro;
  • non più di 12 mesi per i tirocini a favore dei soggetti svantaggiati;
  • non più di 24 mesi nel caso di tirocini a favore di persone con disabilità.

Si tratta comunque di limiti che vanno sempre letti alla luce della disciplina regionale applicabile, visto che sono le Regioni e le Province autonome a regolare nel dettaglio i tirocini extracurriculari, stabilendo anche eventuali durate minime, proroghe e condizioni particolari.

Il limite massimo di durata dello stage può essere superato, oppure il percorso può essere sospeso, solo in casi specifici, come maternità, infortunio o malattia prolungata, secondo quanto previsto dalla normativa applicabile. In ogni caso, la durata del tirocinio deve essere indicata nel progetto formativo individuale, insieme agli obiettivi, alle attività da svolgere e all’orario previsto.

Orario di lavoro

È la documentazione allegata alla convenzione di stage, e in particolare il progetto formativo individuale, a indicare qual è l’orario che dovrà svolgere il tirocinante.

Anche in questo caso, però, bisogna tenere conto di quanto previsto dalla disciplina regionale applicabile.

La regola generale vuole che l’orario del tirocinio sia coerente con gli obiettivi formativi indicati nel progetto e con l’attività svolta dal soggetto ospitante. In molti casi viene previsto che il tirocinante non possa essere impiegato per meno di 20 ore settimanali e per più di 40 ore settimanali, fermo restando che il limite massimo deve comunque essere compatibile con l’orario previsto dal contratto collettivo applicato dall’azienda. Sono ammessi anche tirocini part-time, sia verticali che orizzontali.

Sempre per quanto riguarda l’orario, è possibile impiegare lo stagista anche il sabato e la domenica, purché ciò sia coerente con l’attività dell’azienda e indicato nel progetto formativo. In ogni caso, devono essere rispettati i limiti di orario previsti, il riposo settimanale e le regole in materia di salute e sicurezza.

Quanto alle fasce orarie, il tirocinio deve svolgersi secondo quanto previsto dalla normativa regionale e dal progetto formativo. Di regola, quindi, non può essere utilizzato per coprire turni ordinari o mansioni tipiche del personale dipendente, perché resta un’esperienza formativa e non un rapporto di lavoro.

Contributi

Lo stage, non essendo un vero e proprio rapporto di lavoro, non prevede il versamento di contributi utili ai fini del calcolo della pensione. Il periodo di tirocinio, quindi, non viene accreditato nella posizione previdenziale del tirocinante, salvo casi particolari previsti da specifiche discipline.

Ferie e permessi

Allo stesso modo, lo stagista non matura ferie e permessi come avviene invece per i lavoratori dipendenti. Eventuali assenze, riposi o interruzioni del percorso devono quindi essere gestiti secondo quanto previsto dal progetto formativo e dalla disciplina regionale applicabile.

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