Tesla ha pagato $15.000 a un hacker russo per ogni bug scoperto, ma gli è costato altri $243 milioni

Ilena D’Errico

4 Luglio 2026 - 19:45

Questo hacker guadagnava 15.000 dollari per ogni bug scoperto, ma ha fatto condannare Tesla a pagare un risarcimento da 243 milioni di dollari.

Tesla ha pagato $15.000 a un hacker russo per ogni bug scoperto, ma gli è costato altri $243 milioni

Quando si parla di hacker etico si fa riferimento al professionista che sfrutta le competenze informatiche nel rispetto della legge e in tutela della sicurezza, ma siamo davanti a un caso che potrebbe dare a questa definizione una sfumatura completamente diversa. L’hacker che collaborava con Tesla per la correzione di errori e vulnerabilità nel sistema informatico ha tradito la sua azienda per una giusta causa: rendere giustizia alla morte di una donna, a seguito dello scontro con un’auto Tesla guidata dal pilota automatico. Il tribunale di Miami che ha riconosciuto le responsabilità dell’azienda ha sancito un risarcimento da ben 243 milioni di dollari in favore della famiglia della vittima, tutto grazie alle prove recuperate dall’esperto informatico.

Da 15.000 dollari a bug a 243 milioni di dollari di risarcimento

Erano quasi 10 anni che l’hacker russo, conosciuto con il nickname GreenTheOnly secondo la ricostruzione di Business Insider, collaborava con Tesla. Un rapporto ormai solido e una retribuzione che sicuramente non lasciava spazio a insoddisfazioni, si parla di compensi intorno a 15.000 dollari per ogni bug corretto. Insomma, un rapporto professionale stabile e redditizio per entrambe le parti, visto che per un’azienda come Tesla è essenziale poter fare affidamento sui propri sistemi informatici e proteggerli.

Non sembra quindi che a muovere Green sia stata una spinta economica, per quanto non si possa escludere nulla vista la ristrettezza dei dettagli pubblici, quanto piuttosto il senso di giustizia. Se è tutto vero siamo di fronte a un supereroe contemporaneo, che non ha esitato a rinunciare a guadagni sostanziosi e una collaborazione di spicco per difendere la verità e non lasciare colpe impunite. Certo, potrebbe anche aver ricevuto un lauto compenso per il servizio reso, ma non è dato saperlo e comunque non ci impedisce di soffermarci sul lato positivo della vicenda. Lato positivo che invece sfugge a Tesla, inaspettatamente colpita da un collaboratore fidato, a suo dire in modo ingiusto. Ma cos’è successo?

Nel 2019 il sistema di pilota automatico di una Model S di Tesla ha violato le norme stradali, non fermando l’auto a un segnale di stop e a un semaforo rosso lampeggiante. Così, è avvenuto lo scontro con un altro veicolo, un impatto a 100 km/h che ha cagionato la morte della passeggera e gravi ferite al conducente. Le famiglie hanno quindi chiesto un risarcimento alla famosa azienda automobilistica, agendo in giudizio per dimostrarne la responsabilità negata. A tal fine, servivano le immagini registrate dalle telecamere di sicurezza a bordo della Tesla, che l’azienda avrebbe dovuto fornire su richiesta del tribunale. Il colosso automobilistico ha però negato di possedere il file completo della registrazione, dichiarando che i dati erano danneggiati irreparabilmente.

L’hacker russo ha portato alla condanna di Tesla

Tesla era piuttosto sicura di sé, tanto da rifiutare un accordo da 60 milioni di dollari, ben inferiore alla somma che alla fine il tribunale ha stabilito come risarcimento. Le famiglie si sono infatti rivolte a Green per recuperare delle immagini dell’incidente e l’hacker non soltanto ha collaborato ma è anche riuscito nell’intento. Aggirando i sistemi di protezione ed entrando nel computer di bordo ha ripristinato un’istantanea della collisione, portando alla condanna di Tesla nel 2025.

L’azienda dovrà ora pagare 243 milioni di dollari alle famiglie, anche se continua a negare ogni responsabilità. In particolare, Tesla ha dichiarato di non aver nascosto intenzionalmente le riprese video, attribuendo il malinteso a una gestione negligente dei dati. Sostiene inoltre che l’errore del sistema abbia influito in misura irrilevante sull’incidente (di fatto all’azienda è stata riconosciuta una colpa del 33%), ma ha comunque corretto i propri sistemi. Non solo quelli del pilota automatico, ma anche quelli in protezione dei sistemi: secondo Green oggi non riuscirebbe più a recuperare i dati come ha fatto qualche anno fa.

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