Terza guerra mondiale, dal 5 febbraio sarà più probabile. Ecco perché

Alessandro Nuzzo

2 Febbraio 2026 - 19:40

Scadrà il trattato New Start che poneva un freno al riarmo nucleare di Stati Uniti e Russia. Ecco cosa potrebbe accadere.

Terza guerra mondiale, dal 5 febbraio sarà più probabile. Ecco perché

A partire dal 5 febbraio il rischio che possa verificarsi una terza guerra mondiale potrebbe aumentare. In quella data scadrà ufficialmente il trattato New START (Strategic Arms Reduction Treaty), firmato nel 2010, rinnovato nel 2021 e ora destinato a non essere ulteriormente prorogato.

Si tratta di un accordo nato sulle ceneri del primo trattato START, siglato nel luglio del 1991, sei mesi dopo il crollo dell’Unione Sovietica, con il quale Stati Uniti e Russia decisero di porre un limite ai rispettivi arsenali nucleari. Il New START stabilisce un tetto massimo di 700 lanciatori nucleari strategici schierati e di 1.550 testate nucleari operative, montate su missili intercontinentali basati a terra o su sottomarini.

Il trattato è stato rinnovato nel 2021, ma poco più di un anno dopo, in seguito allo scoppio della guerra in Ucraina, la Russia ha deciso di sospenderne la partecipazione, pur dichiarando di voler continuare a rispettarne i limiti. Da allora, però, le due principali potenze nucleari non hanno negoziato né una nuova estensione né un accordo alternativo. Per questo motivo, dal 5 febbraio la situazione potrebbe cambiare e il mondo potrebbe diventare più esposto a rischi geopolitici.

In teoria, con la scadenza del trattato, Stati Uniti e Russia potrebbero aumentare il numero delle proprie testate, dando il via a una nuova corsa agli armamenti nucleari. Di conseguenza, un incremento degli arsenali potrebbe tradursi in un aumento della minaccia globale e, in prospettiva, del rischio di un conflitto su scala mondiale.

Resta improbabile che le due potenze aumentino il proprio arsenale

Tuttavia, non è affatto certo che questo scenario si realizzi. Non è detto che, una volta scaduto il trattato, Washington e Mosca abbiano un reale interesse ad ampliare arsenali che sono già estremamente vasti. La Russia, ad esempio, non avrebbe particolari vantaggi nell’aumentare il numero delle proprie testate, dato che è già in vantaggio numerico rispetto agli Stati Uniti. Attualmente Mosca dispone di circa 1.549 testate nucleari operative e di altre 1.830 in deposito, mentre gli Stati Uniti ne hanno circa 1.420 installate e 1.114 immagazzinate.

Questi numeri mostrano come per il Cremlino investire ulteriormente nella produzione di nuove armi nucleari non sia una priorità, anche perché la Russia è già impegnata a finanziare la guerra in Ucraina con spese militari enormi, in un contesto di difficoltà economiche aggravate dalle sanzioni occidentali e dal blocco delle esportazioni di petrolio e gas verso l’Europa. Inoltre, Vladimir Putin sembra più orientato a investire nello sviluppo di nuovi missili balistici ipersonici, capaci di colpire obiettivi lontani in tempi estremamente ridotti, piuttosto che nella costruzione di nuove bombe atomiche.

Alla vigilia della scadenza del trattato, Putin ha proposto di continuare a rispettare volontariamente i limiti imposti dal New START. Donald Trump ha risposto definendo l’idea interessante, ma sottolineando che sarebbe preferibile rinegoziare un nuovo accordo includendo anche la terza potenza nucleare mondiale: la Cina. Pechino, infatti, negli ultimi anni ha aumentato in modo significativo il proprio arsenale, raddoppiando il numero di testate in circa un decennio e avvicinandosi progressivamente ai livelli di Stati Uniti e Russia.

Oltre alle tre principali potenze nucleari, nel mondo figurano poi Francia con circa 290 testate, Regno Unito e Pakistan con 170, India con 164, Israele con circa 90 e Corea del Nord con una trentina. Esistono infine Paesi formalmente accusati di voler sviluppare armi nucleari, come l’Iran, e altri sospettati di puntare in futuro a un proprio arsenale, come Turchia e Arabia Saudita.

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