Altro che lavoratori sostituiti dall’IA, questo tecnico è stato licenziato proprio per aver bloccato il software aziendale utilizzandola.
L’intelligenza artificiale da sola è un mero strumento, tutto dipende dall’uso che se ne fa. Sempre più lavoratori stanno facendo i conti con questa realtà, perdendo il posto di lavoro proprio facendosi trascinare dall’entusiasmo. L’IA è una grande comodità, può semplificare e velocizzare vari compiti, ma non è possibile delegarle tutto il lavoro. È una buona notizia, perché i professionisti sono ancora insostituibili, ma anche un rischio: l’IA non è in grado di svolgere compiti in totale autonomia.
I risultati sono sempre perfettibili, quindi ricevere lavori fatti senza supervisione è deleterio e farli altrettanto. Vale anche per i programmatori e gli sviluppatori informatici, che in questo periodo stanno compiendo vari passi falsi. Dopo il clamoroso caso di Amazon, un episodio simile è avvenuto in un’azienda americana, dove un lavoratore è stato licenziato per aver bloccato tutto usando l’IA. Ecco cos’è successo e cosa si rischia in questi casi.
Tecnico licenziato per aver bloccato tutto con l’IA
Un tecnico informatico, sviluppatore per la precisione, ha condiviso uno sfogo anonimo su Reddit che ha riaperto il dibattito sull’uso dell’IA nel lavoro. Il lavoratore aveva affidato completamente all’IA la scrittura di una stringa di codice informatico che sembrava non creare problemi al software interessato durante la fase di prova. Quando poi il sistema è entrato in uso, però, si è bloccato del tutto, tanto che il datore di lavoro ha dovuto intervenire tempestivamente per correre ai ripari. Così, durante la notte, lo sviluppatore ha ricevuto un messaggio in cui gli veniva comunicato il licenziamento a causa dell’errore scoperto.
Di fatto, l’azienda ha rischiato di subire un enorme danno con il blocco totale del sistema informatico e ha considerato la violazione del dipendente troppo grave per poter proseguire il rapporto. Non è l’errore in sé ad aver determinato il licenziamento, ovviamente, quanto piuttosto l’aver consapevolmente delegato all’IA la propria mansione senza nemmeno controllarla. Il lavoratore è venuto meno ai propri doveri contrattuali e al vincolo fiduciario con il datore di lavoro, venendo così licenziato. Di casi simili ce ne sono moltissimi in tutto il mondo, compresa l’Italia, nonostante la diffidenza del Belpaese verso questi strumenti.
Ciò non vuol dire affatto che i lavoratori dipendenti abbiano tutti intenzione di danneggiare i datori di lavoro o di ingannarli. Essendo così diffuso e nient’affatto nascosto sembrerebbe più un importante errore di valutazione. Molti pensano che l’intelligenza artificiale possa sostituire alcuni compiti con precisione e correttezza assolute, superando per velocità e anche qualità il lavoro dei professionisti in carne e ossa. In realtà, è sempre importante che venga controllata. Ogni risultato deve essere sottoposto a una revisione accurata, soprattutto quando può compromettere un lavoro importante come in questo caso.
Non dimentichiamo inoltre che a prescindere dagli strumenti utilizzati il professionista è sempre responsabile del proprio lavoro, pertanto non controllare l’operato dell’intelligenza artificiale è estremamente rischioso. Errori e inesattezze possono comportare conseguenze sul piano legale, come violazioni della privacy e del copyright, per esempio. L’IA, quando non esplicitamente vietata dal regolamento aziendale, può essere utilizzata al pari di altri strumenti informatici e tradizionali ma ciò deve avvenire nei limiti della legalità, della buona fede e della correttezza. Fretta e pressione spingono ad affidarsi all’IA sorpassando questi paletti, invece bisogna ricordarsi che è meglio sbagliare da soli. Un singolo errore commesso dal lavoratore in buona fede non porta al licenziamento, ma commetterlo in modo consapevole e lesivo - come usando l’IA senza neanche supervisionarla - può far perdere il posto di lavoro.
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