Tassi BCE, quanti tagli nel 2025? La risposta nelle nuove previsioni

Laura Naka Antonelli

14/04/2025

Da Lagarde più coraggio nel tagliare i tassi dell’area euro, soprattutto dopo il trauma Trump? Le attese dei mercati e degli economisti.

Tassi BCE, quanti tagli nel 2025? La risposta nelle nuove previsioni

Appena una manciata di giorni e, giovedì 17 aprile 2025, la BCE di Christine Lagarde annuncerà il settimo taglio dei tassi di interesse dell’area euro da quel primo atto di allentamento della restrizione monetaria, che ha varato il 6 giugno 2024.

Così, almeno, hanno stabilito i mercati e gli economisti, dopo il grande shock delle vendite che hanno colpito l’azionario globale, azionario europeo incluso, da quando il presidente americano Donald Trump ha fatto il suo grande annuncio sui dazi.

Quei crolli ripetuti dei mercati sono stati tali da portare gli investitori a riflettere anche sulla possibilità che sia la Fed di Jerome Powell che la BCE di Christine Lagarde agiscano per tamponare il pericolo Trump, magari con tagli dei tassi di emergenza, in caso di eventuali ulteriori crolli dei mercati.

Sempre i crolli dei mercati hanno costretto i trader e gli esperti a chiedersi cosa accadrà a questo punto ai tassi in tutto l’arco del 2025.

Countdown alla BCE, ma la domanda assillerà i mercati in tutto il 2025

Con il BCE-Day alle porte, la grande domanda è se, oltre all’ennesimo taglio dei tassi di giovedì 17 aprile, la paura per le conseguenze che i dazi di Trump avranno sull’economia dell’area euro convincerà Lagarde ad annunciare più riduzioni nel corso dell’intero anno. Qualcuno ha già risposto.

Da un sondaggio lanciato da Reuters con cui sono stati interpellati 71 economisti nei giorni compresi tra il 7 e il 9 aprile, è emerso che, dopo l’ultima riunione del 6 marzo scorso, una stragrande maggioranza pari a 61 economisti ha detto di credere che la Banca centrale europea taglierà di nuovo i tassi nel meeting di aprile, sempre di 25 punti base, portando così il tasso sui depositi a scendere dal 2,50% attuale al 2,25%.

Quella pausa nel ciclo dei tagli di cui la stessa Lagarde aveva parlato, aprendo all’opzione di lasciare i tassi invariati ad aprile, non è più contemplata.

Più del 70% degli economisti stima inoltre che un altro taglio sarà annunciato dall’Eurotower, nel meeting successivo del Consiglio direttivo di giugno, portando il tasso sui depositi a scendere al 2%.

Poi, nessun’altra sforbiciata da parte dell’istituzione, dunque un nulla di fatto nelle riunioni successive.

Più dovish i mercati monetari, ma anche qui scendono le scommesse su tagli 2025

La view degli economisti che sono stati interpellati dalla Reuters è decisamente meno dovish rispetto a quella su cui sta scommettendo il mercato monetario, che sta prezzando tre tagli dei tassi entro la fine del 2025.

Detto questo, anche le scommesse sui mercati monetari si sono fatte meno dovish.

Le speculazioni sono ora di un taglio dei tassi di 25 punti base nella prossima riunione della BCE con una probabilità pari al 99%, e di tagli totali di 76 punti base nell’intero 2025: dunque, orientativamente, di tre altri tagli dei tassi (incluso quello imminente di aprile), e non più di quattro, come i trader avevano iniziato a prezzare la scorsa settimana.

Tornando alla view degli economisti, almeno per quelli che hanno partecipato al sondaggio di Reuters, la grande incognita è su cosa accadrà ai tassi di interesse dell’Eurozona nella seconda metà del 2025; il dibattito è aperto e, a dimostrarlo, è il fatto che non c’è alcuna maggioranza sul livello che sarà raggiunto dal costo del denaro dell’area euro negli ultimi sei mesi dell’anno.

Vero è che la previsione mediana è di un tasso sui depositi pari al 2%. Ma molto dipenderà da come si muoveranno ovviamente il PIL e l’inflazione dell’Eurozona: “Noi prevediamo che la BCE annuncerà un taglio dei tassi di 25 punti base nella riunione di aprile”, hanno scritto gli economisti di Morgan Stanley, in una nota pubblicata qualche ora dopo l’annuncio di Trump di mettere in pausa i dazi per 90 giorni.

Gli stessi hanno aggiunto di ritenere che “l’economia sia sulla buona strada per centrare il tasso di crescita atteso dalla BCE, nel corso del primo trimestre 2025”.

Allo stesso tempo, “l’attenzione sarà rivolta ai rischi al ribasso sull’inflazione che arriveranno dal contesto esterno (petrolio e forex), che potrebbero portare l’inflazione a muoversi in modo meccanico al di sotto del target della BCE del 2%, già a partire dal secondo trimestre”.

Altro che inflazione, Lagarde agitata ora da shock disinflazionistico?

Il grande mal di testa, per la Banca centrale europea, potrebbe arrivare a chiamarsi disinflazione: la moneta unica, d’altronde, continua a rafforzarsi, beneficiando della crisi di fiducia che ha colpito il dollaro USA, e così facendo aumenta il rischio che la BCE si ritrovi a dover risolvere un possibile “shock disinflazionistico”, come lo ha già definito qualcuno.

Molti economisti non se la sentono neanche di fare troppe previsioni su cosa accadrà ai tassi dell’Eurozona, e su quanto Christine Lagarde sarà disposta a concedere ai mercati e, in particolare, alle colombe, che chiedono più tagli.

Lagarde, certo, dovrà cercare di farsi una idea su come il bazooka fiscale tedesco - pro PIL e dunque pro-inflazione - riuscirà (se riuscirà a farlo) a compensare il danno inflitto ai fondamentali economici della Germania e dell’Eurozona dai dazi di Donald Trump.

La maggioranza degli analisti intervistati in un altro sondaggio di Reuters, (prima della pausa sui dazi annunciata da Trump), ovvero il 91% dei 35 esperti intervistati, 32 in tutto, ha detto di prevedere che l’impatto dei dazi, nel corso del 2025, sarà più forte di quello che arriverà con i piani di maggiore spesa fiscale che, va ricordato, non vedono protagonista soltanto la Germania con il suo bazooka fiscale, ma anche il piano con cui l’UE punta a dotarsi di un sistema di difesa comune.

Gli stessi economisti hanno riferito che, nel 2026, dovrebbe manifestarsi invece la situazione opposta; il che significa che, l’anno prossimo, se il PIL del blocco grazie a queste spinte dovesse accelerare a un ritmo più forte delle stime, anche l’inflazione potrebbe tornare a rafforzarsi.

Insomma: impedire che la crescita dell’area euro subisca un forte deterioramento, fino a scivolare in una fase di recessione, ed evitare al contempo che l’inflazione torni a livelli non accettabili: è su questi due obiettivi che si incentra il delicato gioco di equilibri della BCE di Christine Lagarde, a fronte di diversi downgrade sul PIL dell’area euro e non solo che sono arrivati da più parti.

In media, gli economisti interpellati dalla Reuters hanno rivelato di stimare una espansione del PIL dell’Eurozona, nel 2025, pari a +0,8% (downgrade rispetto al +0,9% atteso a marzo), e una accelerazione ulteriore al ritmo dell’1,2% nel 2026.

Downgrade su crescita PIL euro con dazi Trump. Lagarde faccia attenzione anche all’euro

La BCE stessa, nella riunione di marzo, ha annunciato anch’essa qualche downgrade: ora le previsioni dell’Eurotower sono di una crescita del PIL pari a +0,9% per il 2025, al +1,2% per il 2026 e al +1,3% per il 2027.

UBS, nel pieno dell’ansia che si è abbattuta sui mercati la scorsa settimana, ha anch’essa bocciato il suo outlook iniziale.

Le nuove previsioni puntano ora a una espansione del PIL dell’area euro al ritmo annuo pari ad appena +0,5% (rispetto al +0,9% precedente) e dello 0,8% nel 2026 (dal +1,1% precedentemente atteso).

L’outlook è, dunque, di una crescita del prodotto interno lordo inevitabilmente più zoppicante, a causa dei dazi di Trump.

A questo punto, bisognerà vedere quale scelta Lagarde sarà disposta a fare: se, come dicono i maligni, continuare a strozzare il PIL, pur di mettere i paletti alla crescita dell’inflazione: oppure, se dare un segnale contrario al rafforzamento eccessivo dell’euro sul dollaro e in sostanza ad assicurare un salvagente di tagli all’economia dell’area euro.