Schiaffo all’Italia, che continua a sperare su un maxi taglio dei tassi firmato BCE, dall’inflazione tedesca e dalla solidità del PIL dell’area euro.
La verità è che, alle prese con un’economia dell’Eurozona che, nel complesso, si conferma più resiliente delle attese e con una dinamica dei prezzi che in Germania torna a puntare verso l’alto, la BCE di Christine Lagarde non ha grandi motivi per tagliare il costo del denaro dell’Eurozona di 50 punti base.
A essere affossate non sono solo le speranze dell’Italia. Anche i mercati monetari tornano a fare i conti, riducendo le aspettative di un taglio dei tassi jumbo anche da parte della Banca centrale europea, dopo le grandi sforbiciate lanciate negli ultimi mesi prima dalla Fed, poi anche dalla Bank of Canada.
Taglio tassi BCE di 50 punti base: ormai una illusione?
Se già il PIL dell’area euro, annunciato stamattina dall’Eurostat, aveva affossato le speranze dei trader più dovish, l’indice dei prezzi al consumo reso noto nel primo pomeriggio in Germania ha dato il colpo di grazia alle scommesse di chi, da qualche giorno e sui mercati, aveva iniziato a puntare su una Lagarde più coraggiosa e più pronta a farsi paladina, oltre che della stabilità dei prezzi, anche della crescita del PIL: ipotesi rientrata proprio oggi, dopo la pubblicazione di alcuni dati macro chiave.
Il prodotto interno lordo di tutta l’area euro è infatti cresciuto, nel corso del terzo trimestre, più delle attese, dimostrando una resilienza inattesa, a fronte di quei vari alert su una forte crisi in arrivo che hanno continuato a succedersi in questo anno 2024, con profezie più o meno nefaste.
Certo, sacche di debolezza ce ne sono, e vedono protagonista, tra le altre, proprio l’Italia, che ha riportato nel terzo trimestre una crescita del PIL pari a zero.
Inoltre, come al solito il trend del prodotto interno lordo dell’Eurozona impallidisce rispetto alla solidità del PIL Usa.
Ma la BCE guarda all’area euro nel suo complesso, e le indicazioni arrivate oggi avranno sicuramente portato Lagarde a sbandierare con orgoglio, di nuovo, la sua previsione: “Niente recessione per l’Eurozona”: e se non c’è recessione, non c’è neanche bisogno di sfornare il bazooka monetario di un taglio dei tassi di 50 punti base, a dispetto soprattutto del governo Meloni che, per voce di diversi esponenti, chiede da mesi all’Eurotower di agire con tagli più decisi dei tassi.
Tra l’altro, sempre dal fronte macro oggi sono arrivate altre indicazioni che avranno sicuramente rinsaldato gli eterni timori che Christine Lagarde non ha mai nascosto di avere su eventuali nuove fiammate dell’inflazione.
Sorpresa Germania: a ottobre l’inflazione accelera, +2,4%. Componente core +2,9%
La brutta notizia, per Lagarde - e di riflesso anche per l’Italia, che chiede tagli più consistenti ai tassi - è che, nel mese di ottobre, l’inflazione è salita in Germania del 2,4%, confermandosi non solo più alta del +2,1% atteso dal consensus degli analisti interpellati dalla Reuters, ma accelerando anche il passo con decisione, rispetto al +1,8% di settembre.
Ancora peggio l’inflazione core, ovvero quella che esclude l’impatto dei prezzi dei beni energetici ed alimentari, balzata del 2,9%, rispetto al +2,7% del mese scorso.
Carsten Brzeski, responsabile globale della divisione macro di ING, ha commentato così i numeri:
“Il dato appena reso noto relativo all’inflazione preliminare della Germania di ottobre potrebbe portare alcuni esponenti della Banca centrale europea a pentirsi dell’ultimo taglio dei tassi e dell’apertura che la Banca centrale europea ha dimostrato di avere verso l’ipotesi di tagli più aggressivi”.
Inoltre, il PIL della Germania diffuso stamattina ha smorzato i timori che il Paese possa cadere in recessione, visto che l’economia tedesca è cresciuta nel terzo trimestre del 2024 dello 0,2% su base trimestrale, facendo tra l’altro meglio anche dell’Italia, che ha visto il PIL rimanere al palo.
Berlino, almeno per ora e a dispetto delle stesse stime del governo Scholz, non versa evidentemente in condizioni disperate.
Niente “coraggio” da parte di Lagarde. Appelli di Tajani destinati a essere ancora snobbati?
Di fronte a un quadro che presenta segnali contrastati e che per ora non chiede comunque aiuto, Lagarde potrebbe dunque decidere di continuare a tagliare i tassi di interesse di 25 punti base, come ha fatto finora, in questo 2024, dopo averli alzati ripetutamente negli anni 2022 e 2023.
Proprio pochi giorni fa, i mercati monetari stavano scommettendo su un taglio dei tassi di 50 punti base da parte della BCE con una probabilità del 50%, nella riunione di dicembre.
Vero è che diverse fonti avevano avvertito come i funzionari dell’Eurotower fossero divisi sulla necessità di procedere a una riduzione di una tale portata.
Ma ora, dopo i dati sul PIL dell’area euro e dell’inflazione tedesca, è probabile che la scommessa di un taglio “jumbo” anche da parte di Francoforte si affievolisca in modo importante.
La BCE ha appena rimesso al suo posto l’Italia di Meloni?
In più, a cercare di rimettere al suo posto l’Italia, che continua a chiedere un mega taglio, è stato ieri lo stesso vicepresidente della BCE, Luis de Guindos che, in un’intervista rilasciata all’ANSA, si è così espresso:
“Ai cittadini italiani ed europei direi che è importante essere cauti e prudenti. Abbiamo ridotto i tassi d’interesse e la traiettoria della nostra politica monetaria è molto chiara, ma il livello di incertezza è enorme e non possiamo fare errori”.
Il giorno prima un nuovo appello pro BCE ultra dovish era stato lanciato dal ministro degli Affari esteri, leader di Forza Italia e vicepremier Antonio Tajani, noto per avere implorato più volte Lagarde e i suoi a sforbiciare i tassi di 50 punti base.
“Abbassare i tassi di interesse è fondamentale se non vogliamo arrivare a una recessione”, ha ribadito Tajani, parlando all’assemblea dell’Unione Industriali Torino.
Il ministro ha continuato, sottolineando di ritenere che “la BCE possa e debba continuare a tagliare il costo del denaro”.
Non poteva mancare l’ennesimo invito ad avere maggior coraggio. “Con più coraggio si può fare anche 0,50 punti e non solo 0,25, perché ci sono le condizioni, perché rischiamo di avere un costo della vita che scende addirittura sotto il 2%”.
Ancora prima, il 25 ottobre, Tajani aveva ribadito quello che è diventato praticamente il suo mantra: “Continueremo a insistere sulla necessità di ridurre il costo del denaro. Mi auguro che la BCE abbatta il costo del denaro e con coraggio continui a tagliare, magari quando si può di 0,50 punti percentuali e non di 0,25”.
Ma dopo i dati di oggi, è molto più probabile che la BCE faccia, come al solito, orecchie da mercante.