Tasse 2027, come potrebbero cambiare con la Legge di Bilancio

Patrizia Del Pidio

30 Settembre 2026 - 10:37

Novità fiscali della manovra 2027. Le proposte su scaglioni Irpef, flat tax per autonoma e imprese, detassazione tredicesime e vincoli di bilancio.

Tasse 2027, come potrebbero cambiare con la Legge di Bilancio

Con l’arrivo dell’autunno i riflettori della politica sono puntati sulla nuova Legge di Bilancio 2027. Al centro del dibattito c’è, come ogni anno, il capitolo della riforma fiscale. Le ipotesi in ambito fiscale sono molteplici e vanno dalla rimodulazione dell’Irpef all’estensione della flat tax per le partite Iva, dalla cedolare secca per i negozi alla revisione delle detrazioni, dalle misure per rendere più pesante la busta paga dei giovani alla detassazione della tredicesima.

L’obiettivo dell’esecutivo è quello di ridurre la pressione fiscale sui lavoratori e di sostenere il potere di acquisto di lavoratori, pensionati e imprese.

Come cambieranno le tasse nel 2027 per effetto della manovra di fine anno? In questo articolo vediamo le principali misure allo studio e i principali scenari per l’economia dei contribuenti.

Irpef e ceto medio

Il Governo ha intenzione di alleggerire la pressione fiscale sul ceto medio, il vero motore economico dell’Italia che oggi sostiene la fetta più grande del prelievo fiscale. La proposta sul tavolo, rilanciata dal viceministro dell’Economia Maurizio Leo, è quella di estendere il secondo scaglione Irpef dagli attuali 50.000 euro a 60.000 euro. L’aliquota verrebbe ridotta dall’attuale 43% al 33% sulla fascia 50.000-60.000 euro.

Il vantaggio fiscale è indubbio e premia chi si trova nella fascia più alta di reddito: se il risparmio in termini di Irpef è di 100 euro per chi ha reddito fino a 51.000 euro, diventa di 1.000 euro per chi ha un imponibile da 60.000 euro in su.

Il nodo principale per la realizzazione resta quello delle coperture. Il costo stimato dell’operazione oscilla tra i 2 e i 2,5 miliardi di euro e per trovare le coperture necessarie l’esecutivo sta valutando un taglio o un riordino delle centinaia di piccole detrazioni fiscali oggi in vigore.

Cedolare secca per negozi

Nel cantiere della manovra prende corpo anche una proposta che è fortemente richiesta dalle associazioni di categoria: la cedolare secca al 21% per gli affitti commerciali. Anche il viceministro Leo ha dato una sua formale apertura nei confronti della misura con l’obiettivo di spingere i proprietari a rimettere sul mercato i locali lasciati sfitti e al contempo frenare la desertificazione commerciale dei centri storici.

La cedolare secca non potrà essere universale, ma sarà riservata solo alle persone fisiche che affittano immobili C/1 (negozi e botteghe) con limiti di superficie. Le ipotesi che si stanno studiando parlano di un vincolo di superficie utile compreso indicativamente tra 250 e 300 metri quadrati per fare in modo che a beneficiare della tassa piatta siano solo i piccoli negozi.
Il costo stimato per la misura è di circa 170 milioni di euro l’anno, una cifra tutto sommato sostenibile.

Flat tax sugli aumenti di stipendio

Un altro aspetto su cui il Governo sta puntando è quello di trattenere i giovani talenti in Italia e dare una scossa ai salari d’ingresso degli under 35. La novità allo studio riguarda l’introduzione di una flat tax al 5% sugli incrementi stipendiali riconosciuti agli under 35 da estendere anche ai bonus produzione. In questo modo le cifre aggiuntive non saranno erose dall’Irpef. Sul reddito aggiuntivo rispetto a quello dell’anno precedente si applicherebbe una tassazione sostitutiva del 5%. In parallelo il piano prevede anche degli sgravi contributivi per i datori di lavoro che riconoscono gli aumenti e che stabilizzano i giovani lavoratori.

Detassazione tredicesima

Un’altra misura che si vorrebbe realizzare è la detassazione della tredicesima mensilità per dare ossigeno alle famiglie a ridosso delle festività natalizie. La misura si discute da diversi anni e fa parte dei decreti attuativi della delega fiscale. Invece di essere assoggettata all’Irpef la tredicesima verrebbe tassata con un’imposta sostitutiva del 15%. Si pensa, però, di limitare il beneficio solo ai redditi più bassi (il tetto di reddito che si sta pensando è di 15.000 euro).

Il risparmio fiscale si tradurrà in busta paga con un beneficio netto stimato di 200/250 euro. Il costo complessivo della misura, in questo caso, è calcolato in circa 500 milioni di euro.

Flat tax forfettari a 100.000 euro

In Legge di Bilancio potrebbe trovare il suo spazio anche la flat tax per i contribuenti forfettari. L’idea politica è quella di innalzare il tetto dei ricavi dagli attuali 85.000 euro a 100.000 euro mantenendo l’imposta sostitutiva al 15% (o al 5% per le startup).

La misura ha lo scopo di allargare la platea dei beneficiari offrendo a professionisti e autonomi una tassazione agevolata rispetto a quella ordinaria.

Non è il primo anno che si avanza una proposta di questo tipo per cui l’approvazione non è facile. La direttiva europea, attualmente, autorizza l’attuale limite italiano a 85.000 euro come tetto massimo alla franchigia Iva. Senza un via libera dell’UE l’aumento a 100.000 euro per i ricavi dei forfettari potrebbe applicarsi solo alle imposte dirette, per le partite Iva con redditi tra 85.000 e 100.000 euro sarebbe obbligatorio applicare l’Iva in fattura, ma in questo caso si complicherebbe la gestione contabile.

Oltre a quanto detto bisogna valutare anche le minori entrate per lo Stato in termini di imposte e proprio questo rende l’aumento del tetto limite per permanere nella flat tax di difficile realizzazione

Le coperture finanziarie

Tutte le misure ipotizzate che si stanno studiando potrebbero sembrare un pacchetto fiscale piuttosto ambizioso che, però, è legato al nodo delle coperture.

Con i vincoli imposti dal nuovo Patto di Stabilità europeo i margini in cui il Ministero dell’Economia può muoversi sono molto ridotti.

La sostenibilità della legge di Bilancio 2027 deve guardare da un lato al reperimento delle risorse e dall’altro all’obiettivo di ridurre la pressione fiscale per stimolare consumi e investimenti. A essere determinanti saranno le prossime settimane di dibattito che definiranno quali di queste ipotesi potrà diventare realtà a partire dal 1° gennaio 2027.