Dopo dieci anni di battaglie legali, la multinazionale farmaceutica Johnson & Johnson ha proposto di risarcire con 8,9 miliardi di dollari le 70 mila persone, tra sopravvissuti e familiari delle vittime, che hanno fatto causa all’azienda.
Se venisse accettato, l’accordo economico chiuderebbe circa 40.000 azioni legali in corso, intentante da ex clienti.
L’esposizione all’amianto
Il talco per bambini della J&J è infatti considerato cancerogeno ed è stato accusato, ormai da anni, di aver provocato decine di migliaia di casi di cancro (in particolare alle ovaie) negli Stati Uniti e in Canada a causa di una contaminazione con l’amianto.
In attesa dell’approvazione del tribunale, la società ha affermato che l’accordo proposto «risolverà in modo equo ed efficiente tutti le richieste derivanti dal contenzioso sul talco».
Secondo il New York Times, i dirigenti di Johnson & Johnson sarebbero stati da tempo al corrente dei rischi di esposizione all’amianto dei loro prodotti a base di talco, ma, nonostante ciò, avrebbero rigettato tutti gli studi scientifici che confermavano la presenza del materiale tossico.
La società ha sempre tentato di minimizzare i gravissimi danni causati, accusando di disinformazione i querelanti e poi proponendo un accordo da 2 miliardi per risolvere la questione.
L’inchiesta di Reuters
Eppure, le indagini che negli anni hanno portato alla luce i danni correlati al talco della J&J sono numerose.
Nel 2018, l’agenzia di stampa britannica Reuters, pubblicò un’inchiesta basata sull’analisi dei registri interni dell’azienda e testimonianze processuali, ha affermato con certezza che la società fosse a conoscenza della pericolosità dei suoi prodotti almeno dagli anni ’70.
Secondo Reuters, J&J non ha riferito alla FDA che almeno tre test condotti da tre diversi laboratori dal 1972 al 1975 avevano trovato amianto nel suo talco, in un caso a livelli segnalati come «piuttosto alti».
Reuters ha avuto modo di analizzate migliaia di documenti, così come la deposizione e le testimonianze processuali, scoprendo che almeno dal 1971 all’inizio degli anni 2000, il talco grezzo dell’azienda e le polveri finite a volte risultavano positive per piccole quantità di amianto, e che i dirigenti dell’azienda, manager, scienziati, medici e avvocati si sono preoccupati del problema e di come affrontarlo senza rivelarlo alle autorità di regolamentazione o al pubblico.
La risposta dell’azienda
L’azienda non ha mai ammesso illeciti ma ha smesso di vendere il prodotto per bambini negli Stati Uniti e in Canada nel maggio 2020.
La multinazionale ha sottolineato che l’accordo proposto non è «un’ammissione di illecito, né un’indicazione che la società ha cambiato la sua posizione e continua ad affermare che i suoi prodotti in polvere di talco sono sicuri».
Secondo la multinazionale, l’accordo proposto potrebbe risolvere la questione «nel modo più rapido ed efficiente possibile è nell’interesse dell’azienda e di tutte le parti». In una nota Erik Haas, vicepresidente del contenzioso di J&J, ha spiegato che «La società continua a credere che queste affermazioni siano pretestuose e prive di valore scientifico».
Il risarcimento proposto è stato comunque ritenuto insufficiente da Jason Itkin, il cui studio legale sta seguendo 10.000 casi di donne che dichiarano che il talco abbia causato loro un cancro alle ovaie: «Sembrano un sacco di soldi, ma quando li distribuisci a tutte le persone che hanno sofferto, praticamente non rimane niente».