I tagli nella legge di Bilancio 2019

La legge di Bilancio 2019 è arrivata in Parlamento: vediamo tutti i tagli che sono stati inseriti nella manovra dal governo Lega-Movimento 5 Stelle.

I tagli nella legge di Bilancio 2019

Dopo un ritardo di oltre dieci giorni e le numerose polemiche arrivate dopo la bocciatura da parte della Commissione Europea, la legge di Bilancio 2019 ha ottenuto la bollinatura da parte del Quirinale e si appresta a iniziare il suo iter parlamentare.

Oltre agli investimenti tesi soprattutto a iniziare a realizzare l’impegnativo contratto di governo, il governo Lega-Movimento 5 Stelle ha messo nero su bianco anche numerosi tagli: vediamo allora dove si andrà a sforbiciare in questa legge di Bilancio.

QUI IL NOSTRO FOCUS SULLA LEGGE DI BILANCIO 2019

I tagli nella legge di Bilancio 2019

Fino a questo momento il dibattito in merito alla legge di Bilancio è stato incentrato sul deficit, aumentato al 2,4% provocando l’ira dell’Europa, oltre che sui principali temi del contratto di governo: Reddito di Cittadinanza, Quota 100, Flat Tax e Pace Fiscale.

Eccezion fatta per la Pace Fiscale che assomiglia molto a un condono anche se dai toni soft, queste sono tutte misure che necessitano di cospicui fondi per essere avviate. Aumentando l’asticella del deficit, il governo così si è assicurato un buon margine extra di manovra.

Ma non basta. Ecco dunque che la maggioranza carioca ha inserito nella legge di Bilancio numerosi tagli, anche se alla fine quanto si spera di incassare è molto meno delle decine di miliardi ipotizzate in campagna elettorale in tandem con una spending review.

Ecco i tagli presenti nel testo inviato al Parlamento.

Riduzione della spesa pubblica - Nuovi tagli per la burocrazia; il Governo conta di recuperare 1 miliardo ogni anno eliminando le spese superflue nei Ministeri.

Immigrati - Anche la spesa per l’accoglimento degli immigrati sarà ridotta. Per il 2019 è previsto un risparmio di 400 milioni di euro, per un totale di 1,6 miliardi nel triennio.

Sconti fiscali - Abolizione dell’ACE, ossia dell’aiuto della crescita economica che prevede la deducibilità dell’imponibile di quella parte di incremento capitale proprio dell’impresa. Niente IRI dal 2019, l’imposta armonizzata al 24% per le imprese.

Fondi per l’apprendistato - Taglio degli incentivi per i contratti di apprendistato: saranno 5 milioni l’anno per il 2019, il 2020 e gli anni successivi, mentre dalla scorsa manovra erano previsti 15,8 milioni per il 2019 e di 22 milioni per il 2020.

Burocrazia - Collegato alla legge di Bilancio anche un Decreto Semplificazione contenente disposizioni urgenti per la deburocratizzazione; l’obiettivo finale è di eliminare oltre 100 adempimenti per le imprese.

Editoria - Azzeramento graduale del fondo pubblico per le testate giornalistiche.

Vitalizi - Anche le Regioni dovranno adeguarsi ai tagli decisi dalla Camera pena una diminuzione degli stanziamenti.

Immobili - Previste delle dismissioni immobiliari che dovrebbero far incassare 600 milioni.

Sigarette e giochi - Aumentano le accise dal 1 gennaio su sigarette, sigari e tabacco trinciato. Ulteriore aumento dello 0,50%, oltre a quello previsto nel Decreto Dignità, su giochi e slot.

Banche e assicurazioni - Previsto un aumento della tassazione per banche e assicurazioni. Per quest’ultime, Il tasso dell’acconto d’imposta sui premi assicurativi sale al 75% nel 2019, al 90% nel 2020 e al 100 per cento nel 2021 e gli anni successivi.

Spese militari - Taglio delle spese militari, senza ripercussioni sull’occupazione, per 60 milioni nel 2019 e di ulteriori 531 milioni nel periodo dal 2019-2031

I delusi

Quando si effettuano dei tagli è logico che ci siano degli scontenti. Anche se si tratta nello specifico di aumenti di tasse, le banche e le assicurazioni, assieme al mondo dei giochi, sono tra i più delusi per la stretta fiscale decisa nei loro confronti.

L’annunciato progressivo azzeramento dei fondi all’editoria, che al momento riguardano poche testate, ha provocato la levata di scudi di quei giornali (gestiti da cooperative) che reputano fondamentale per la loro esistenza il contributo statale.

QUI L’APPROFONDIMETO SUI FONDI ALL’EDITORIA

Discorso simili anche per i vitalizi che, dopo essere stati rimodulati per gli ex senatori e deputati, adesso saranno ricalcolati anche per gli ex consiglieri regionali: le Regioni che non si adegueranno vedranno diminuiti i fondi dallo Stato.

Tra i delusi infine va inserita anche la sindaca di Roma Virginia Raggi: nonostante il suo Movimento 5 Stelle sia al governo, nella manovra sono scomparsi i 180 milioni che erano destinati per le buche della capitale.

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