Finanziamenti all’editoria: il Movimento 5 Stelle ora abolirà i contributi ai giornali?

L’abolizione del finanziamento pubblico all’editoria è da sempre uno dei punti chiave dei 5 Stelle: il sottosegretario Vito Crimi annuncia un “aggiustamento”.

Finanziamenti all'editoria: il Movimento 5 Stelle ora abolirà i contributi ai giornali?

Basta ai giornali finanziati con i soldi pubblici”. Da sempre questo è stato uno dei mantra del Movimento 5 Stelle, tanto da essere inserito anche nel programma elettorale presentato alla vigilia del voto del 4 marzo.

Nel nuovo programma invece, quello di governo scritto a quattro mani assieme alla Lega, dell’abolizione dei finanziamenti pubblici all’editoria non c’è traccia ma questo non significa che i 5 Stelle non intendano fare nulla sull’argomento.

Il sottosegretario con delega all’Editoria Vito Crimi, uno dei big del Movimento 5 Stelle, ha infatti annunciato che i fondi diretti saranno aggiustati visto che “circa il 30 per cento va a 4-5 testate”.

I finanziamenti all’editoria

Con una legge del 1981 si era stabilito che in Italia fosse previsto un contributo fisso per ogni copia stampata, con la cifra che subiva una maggiorazione del 15% nel caso il giornale fosse edito da una cooperativa di giornalisti.

Nel 1990 poi le già ampie maglie del finanziamento vengono allargate ulteriormente anche ai giornali organi di partito presenti al Parlamento Europeo: per avere i soldi quindi bastava avere anche un solo eurodeputato.

Nel 2008 però il parlamento ha iniziato a mettere mano alla legge sul finanziamento all’editoria, abolendo per prima cosa ogni criterio legato alla tiratura. Alla fine nel 2014 il sistema di contribuzione diretta è stato abolito.

Al momento quindi esiste una forma di finanziamento che è regolato dalla legge n.198 del 2016, proposta dal ministro allo Sport con delega all’editoria Luca Lotti. Nel decreto viene definito chi può richiedere il contributo pubblico.

  • Cooperative giornalistiche;
  • Enti senza fini di lucro e imprese possedute interamente da enti senza fine di lucro;
  • Quotidiani e periodici delle minoranze linguistiche;
  • Imprese ed enti che editano periodici per non vedenti o ipovedenti;
  • Associazioni di consumatori;
  • Imprese editrici di quotidiani e periodici diffusi all’estero e le radio e tv locali.

Contrariamente a quello che avveniva in passato, sono esclusi invece dal finanziamento i giornali organi di partito e quelli che fanno capo a gruppi editoriali quotati o che comunque sono partecipati da società quotate.

QUI IL DOCUMENTO COMPLETO DEL DIPARTIMENTO INFORMAZIONE ED EDITORIA

Come si può vedere nel 2016, ultimo anno in cui è possibile risalire ai pagamenti visto che vengono emessi l’anno successivo con quelli relativi al 2017 che ancora devono uscire, sono state 54 le testate che hanno ricevuto dei contributi.

In testa c’è Avvenire con quasi 6 milioni ricevuti, con Italia Oggi e Libero che completano il podio. Altri giornali nazionali presenti nell’elenco sono Il Manifesto, Il Foglio, Secolo d’Italia, L’Opinione e La Voce.

Cosa farà il Movimento 5 Stelle?

Lo scorso gennaio, proprio mentre il paese si apprestava a entrare in campagna elettorale, il capo politico del Movimento 5 Stelle Luigi Di Maio ha ribadito come fosse sua intenzione “abolire i finanziamenti ai quotidiani e all’editoria”.

In effetti nel programma elettorale dei 5 Stelle tutto questo è riportato a chiare lettere. Riconoscendo che comunque il decreto Lotti abbia introdotto dei principi di maggiore trasparenza, viene proposta ugualmente l’abrogazione della legge delega in questione.

Quello che però era considerato “il punto di partenza nel settore editoria”, non è presente nel programma di governo realizzato assieme alla Lega. A dire il vero, nel contratto giallo-verde in merito alle telecomunicazioni ci sono soltanto poche righe.

Per quanto riguarda la gestione del servizio radio televisivo pubblico intendiamo adottare linee guida di gestione improntate alla maggiore trasparenza, all’eliminazione della lottizzazione politica e alla promozione della meritocrazia nonché alla valorizzazione delle risorse professionali di cui l’azienda già dispone.

Nessun riferimento quindi all’abolizione del finanziamento pubblico dei giornali. Quando era nelle edicole, l’organo ufficiale della Lega ovvero La Padania ha incassato in totale nei diciassette anni di esistenza 61 milioni.

Lo stesso Matteo Salvini ha lavorato per anni nella redazione de La Padania, diventando anche giornalista pubblicista, passando poi per Radio Padania Libera altro organo ufficiale del carroccio.

Il sottosegretario con delega all’Editoria Vito Crimi (Movimento 5 Stelle) in una recente intervista rilasciata a Fanpage ha parlato di finanziamenti indiretti che ancora esistono per i giornali (tax credit, agevolazioni postali e Iva agevolata) dove si dovrà fare trasparenza.

Concetto ripreso questo dallo stesso Crimi in un’altra recente intervista, al Fatto Quotidiano, dove il sottosegretario ha spiegato che “sono stanziati circa 200 milioni tra contributi diretti, alle radio e alle tv, senza contare l’agevolazione delle tariffe telefoniche che può essere stimata in 60 milioni. Vanno aggiustate le distorsioni, visto che circa il 30 per cento dei fondi va a 4-5 testate”.

Il sentore è che sul tema si potrebbe creare una sorta di braccio di ferro tra Movimento 5 Stelle e Lega, specie se in un ipotetico provvedimento venisse inserito un aggiustamento anche del tetto pubblicitario per quanto riguarda le televisioni.

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