Ecco le quote migranti non rispettate dall’UE, Salvini e Conte però sbagliano tutto

Invece di appoggiare il testo votato dal Parlamento Europeo, ottimo per l’Italia, il governo si presenta al Consiglio Europeo pronto al muro contro muro.

Ecco le quote migranti non rispettate dall'UE, Salvini e Conte però sbagliano tutto

Quasi un mese dopo la nascita del governo del cambiamento per il premier Giuseppe Conte è arrivato il primo grande banco di prova: il Consiglio Europeo dove, oltre alla definizione del bilancio comunitario per il prossimo settennio, si cercherà di trovare un’intesa sui migranti.

Come si presenta l’Italia a questo appuntamento? A sentire la maggioranza con un rinnovato vigore come mai si era visto prima. Guardando invece la tabella dei migranti non ricollocati e cosa prevede la risoluzione sui migranti approvata dal Parlamento Europeo, ma non votata da Lega e 5 Stelle e ora vicina alla bocciatura, il sentore è che il governo stia sbagliando su tutti i fronti con il rischio di rimanere con il classico cerino in mano che è molto alto.

Le quote migranti non rispettate

Prima di parlare di quelli che potrebbero essere gli sviluppi di questo cruciale Consiglio Europeo, può essere molto utile capire quella che è la situazione di partenza in tema immigrazione.

Al momento nel Vecchio Continente vige il regolamento di Dublino (2003, votato dal governo Berlusconi) che prevede come debbano essere i paesi di primo approdo a farsi carico delle richieste di asilo dei migranti.

Una situazione questa che penalizza di molto i paesi che affacciano sul Mediterraneo, specie dopo la chiusura della rotta balcanica a suon di miliardi dati alla Turchia, che in pratica si trovano a doversi fare carico della quasi totalità degli arrivi.

Per cercare di dare una mano all’Italia e alla Grecia nella gestione delle migliaia di migranti sbarcati, il Parlamento Europeo ha deciso così nel 2015 di disporre una ripartizione per quote in base alla popolazione e al Pil.

Ecco la tabella su quanti migranti ogni paese doveva accogliere e quanti invece, a marzo 2018, ne sono stati ricollocati.

Nazione Quota migranti assegnata Migranti accolti
Ungheria 1294 0
Polonia 6.182 0
Repubblica Ceca 2.691 12
Slovacchia 902 16
Austria 1953 39
Bulgaria 1.302 60
Croazia 968 82
Spagna 9.223 1.358
Romania 4.180 728
Francia 19.714 4.944
Belgio 3.812 1.169
Germania 27.536 10.282
Slovenia 567 253
Estonia 329 147
Cipro 320 143
Olanda 5.947 2.724
Portogallo 2.951 1.532
Lituania 671 384
Lettonia 481 328
Svezia 3.766 3.047
Finlandia 2.078 1.981
Lussembrurgo 557 549
Malta 131 168
Irlanda 600 888

In totale quindi sui 98.255 migranti che dall’Italia e dalla Grecia dovevano essere ricollocati, soltanto 30.834 sono stati accolti negli altri paesi dell’Unione Europea. La ripartizione stabilita da Bruxelles per il 70% dei casi non è stata quindi rispettata.

In particolare è evidente come i paesi di Visegrad (Polonia, Repubblica Ceca, Ungheria e Slovacchia) insieme a Austria, Spagna e Francia, non abbiano mantenuto fede agli accordi. Malta e Irlanda invece hanno accolto più migranti di quanto stabilito.

La riforma sui migranti votata dal Parlamento Europeo

Lo scorso novembre per cercare in qualche modo di rompere questa situazione di stallo per quanto riguarda i ricollocamenti, il Parlamento Europeo ha approvato una nuova riforma che, oltre a confermare il sistema delle quote, prevede anche delle severe multe per chi non le rispetta.

Sempre tenendo conto del Pil e della popolazione di ciascun Stato membro, i vari paesi sono chiamati ad accogliere una quota di migranti attualmente presenti in Italia e in Grecia allo stesso modo di quanto deciso nel 2015.

Per far rispettare però questa volta la riforma, sono state previste delle multe pari a 250.000 euro per ogni migrante che non è stato accolto. In più, i paesi che non rispettano le proprie quote possono vedere decurtati i finanziamenti europei a loro destinati.

Secondo un calcolo di Business Insider, allo stato attuale la Polonia riceverebbe sanzioni pari a 1,5 miliardi di euro, la Francia di 3,7 miliardi, la Spagna di 2 miliardi e la Germania di 4.3 miliardi. I paesi di Visegrad poi vedrebbero a rischio parecchi fondi europei e per loro sarebbe un bel problema visto che sono tra i membri che più ne ricevono.

Senza dubbio questa riforma per l’Italia è un ottimo primo passo, che andrebbe poi accompagnato da una maggiore collaborazione anche nel pattugliamento del Mediterraneo per cercare di combattere i trafficanti e salvare i migranti alla deriva.

Quando si è votato a Bruxelles per questa riforma, la Lega si è astenuta mentre il Movimento 5 Stelle, nonostante avesse partecipato alla stesura del testo, alla fine ha votato in maniera contraria.

Fortunatamente il provvedimento è passato ugualmente e ora sarà sottoposto al vaglio del Consiglio Europeo che dovrà decidere se ratificarlo o meno. Una seconda proposta, presentata dalla Bulgaria in veste di Presidente di turno, è già stata bocciata nelle scorse settimane in un summit preliminare.

Gli errori di Conte e Salvini

Al delicato vertice europeo Giuseppe Conte quindi si è presentato con i suoi dieci punti sul tema immigrazione. Richieste condivisibili ma che difficilmente verranno accolte dagli altri paesi.

I paesi dell’Est e l’Austria infatti sono irremovibili nel non toccare il regolamento di Dublino e nel non rispettare le quote di ricollocamento. Messa all’angolo dalla pressione del proprio ministro dell’Interno Horst Seehofer, anche Angela Merkel alla fine potrebbe sposare questa linea.

Con la Francia di Emmanuel Macron i rapporti sono pessimi, mentre soltanto i paesi del Mediterraneo (Spagna, Grecia, Malta e Cipro) potrebbero accodarsi al nostro governo. Troppo poco però per avere chance di riuscita.

L’Italia in caso di una bocciatura in toto del suo piano è pronta anche a non firmare il documento finale del Consiglio Europeo. Una extrema ratio che non avrebbe precedenti e che potrebbe aprire una enorme crisi politica.

Il fatto è che non si doveva arrivare a questo muro contro muro. Per prima cosa il governo doveva spingere per l’approvazione della riforma votata dal Parlamento Europeo: sarebbe stato un primo grosso punto a nostro favore.

Senza poi esasperare gli animi e aumentare le tensioni, sarebbe stato logico cercare di fare fronte comune con Francia, Germania e Spagna per cercare di ammorbidire le posizioni dei paesi di Visegrad.

Il nostro ministro dell’Interno invece continua a schierarsi insieme ai paesi dell’Est, che in questa partita sono i nostri grandi nemici, per una strategia che alla fine potrebbe rivelarsi un autentico suicidio.

Se poi ci mettiamo anche il buco nell’acqua della visita in Libia (Tripoli si è rifiutata di realizzare degli hotspot nel proprio territorio), oltre agli slogan via social finora Matteo Salvini in campo politico ha fatto soltanto confusione.

L’errore del premier Conte e del Movimento 5 Stelle è quello di aver sposato questa linea. Per capire chi possano essere gli alleati dell’Italia in questa battaglia politica internazionale basta dare uno sguardo alla tabella sui ricollocamenti: fare il gioco invece di chi vorrebbe chiudere le frontiere quando tu sei una penisola nelle vicinanze dell’Africa rimane una scelta poco sensata ma, per il bene del paese, la speranza naturalmente è che questa strategia alla fine possa rivelarsi vincente.

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