La narrativa della Svizzera Eldorado per le banche potrebbe avere i giorni contati. Merito, o colpa, a seconda di come la si veda, del cosiddetto “Sceriffo” della finanza elvetica, che sta facendo saltare un bel po’ di nervi tra i vertici dei colossi finanziari attivi nel Paese.
Lui è Stefan Walter, 60 anni, da un anno circa a capo della FINMA, ufficialmente l’autorità di vigilanza indipendente sul mercato finanziario svizzero, che “ha poteri sovrani su banche, assicurazioni, borse, istituti finanziari, investimenti collettivi di capitale, relativi gestori patrimoniali e direzioni dei fondi, nonché intermediari assicurativi”. Si tratta, in sostanza, dell’Autorità di regolamentazione dei mercati finanziari che, così come si legge nella sua carta di identità, “ si prefigge la protezione dei creditori, degli investitori e degli assicurati , nonché la tutela della funzionalità dei mercati finanziari”.
Cittadinanza tedesca, Stefan Walter, che ha assunto la carica di nuovo Direttore della FINMA a partire dal 1° aprile 2024, è però, per l’appunto, un outsider: non è svizzero, ed è contrario a qualsiasi logica che possa favorire in qualche modo l’elite delle banche, così come rimarca un articolo di Bloomberg. Forse anche, (o soprattutto?), a causa di quel suo DNA teutonico e anche dopo aver maturato quella esperienza che ha ricoperto come Direttore generale della BCE. Tutte caratteristiche che hanno portato Walter a dare già filo da torcere ad alcuni grandi nomi della finanza mondiale, innervosendo da un po’ anche un grande colosso finanziario.
UBS, pilastro portante dell’economia svizzera, pronto a darsi alla fuga?
Il colosso finanziario in questione è UBS: non una banca qualsiasi, tutt’altro. Si sta parlando della “banca universale leader in Svizzera” che, fedele alla Patria, ha deciso di rendere il territorio elvetico l’unico in cui opera con tutte le sue divisioni di business: Clienti privati, Wealth Management, Corporate e Institutional Clients, Investment Bank e Asset Management.
Lo scrive il gigante stesso nella sua presentazione:
“Il legame con il nostro mercato nazionale è molto forte, poiché la posizione di leadership è decisiva per il supporto del nostro marchio a livello internazionale e per la stabilità reddituale. Con una rete di circa 200 filiali e 4600 consulenti alla clientela, e con l’ausilio di servizi bancari digitali d’avanguardia e di Customer Service Center, raggiungiamo circa l’80% dei capitali della Svizzera, una famiglia su tre, high net worth individuals e casse pensioni, oltre 120 000 aziende e circa l’80% delle banche domiciliate in Svizzera”.
Da queste parole si capisce come UBS rappresenti un pilastro portante per l’economia svizzera, una vera e propria potenza di fuoco che offre al Paese un valore aggiunto tale da forgiarne la stessa identità.
Avrà dunque sconcertato molti svizzeri in primis, ma anche in generale i player della finanza mondiale, apprendere da alcune indiscrezioni stampa che il colosso finanziario starebbe pensando addirittura di espatriare, trasferendo in un altro Paese il suo quartiere generale.
D’altronde, oltre alla sede principale di Zurigo, UBS ha uffici in tutti i principali centri finanziari del mondo ed è riconosciuta come “gestore patrimoniale leader a livello internazionale”.
L’arrivo dello Sceriffo della finanza in Svizzera
A mettere ora i bastoni tra le ruote di UBS è, da un po’ di tempo, stando a quanto riportato dall’articolo di Bloomberg “Switzerland’s Finance Sheriff Takes on UBS and Banking Elite”, proprio lo “Sceriffo” tedesco Stefan Walter, che ha dato il via a una vera e propria rivoluzione, rafforzando in primis l’autorità che è stato chiamato a gestire, ovvero la FINMA.
Lo sanno bene almeno sette tra banche e società di fintech, che sono entrate nel mirino dell’autorità di controllo, e che sono state colpite da sanzioni o indagini varie.
Tra queste anche Julius Baer, con la FINMA, che continua a vigilare attentamente sulla banca a causa dei presunti mancati controlli da parte del gruppo sulla sua esposizione verso Signa, l’impero immobiliare austriaco collassato e finito in bancarotta.
Walter ha rivolto tuttavia la sua attenzione anche a UBS, chiedendo al gigante di rafforzare le riserve di capitali del gigante che, va ricordato, nel pieno della crisi delle banche che esplose nel marzo del 2023, si ritrovò costretto a rilevare la rivale di casa, Credit Suisse.
Fu quello un caso che scosse le fondamenta dell’intera Svizzera che, punto di riferimento mondiale per la finanza, si ritrovò alle prese con la patata bollente di Credit Suisse. Non solo un terremoto, ma un vero e proprio scandalo, anche e soprattutto a causa di quei bond AT1 di Credit Suisse che da un giorno altro finirono per valere zero.
La vicenda si concluse con l’acquisizione di Credit Suisse, che fino a quel momento era stata la rivale principale in Svizzera di UBS.
Il peccato originale del collasso di Credit Suisse
Il primo luglio 2024 è stato poi il giorno in cui è avvenuta poi la fusione tra le due banche in via ufficiale.
La crisi di Credit Suisse ha lasciato tuttavia diversi e inevitabili strascichi in un Paese che, del mondo della finanza, aveva fatto da anni il suo primo motivo di orgoglio. Motivo in più, secondo Stefan Walter, numero uno della FINMA, per tenere gli occhi ben aperti e pretendere più capitali da UBS.
Stando a quanto riportato qualche giorno fa da Bloomberg, l’Authority capitanata dallo sceriffo tedesco Walter ha così chiesto al gigante bancario ormai indiscusso numero uno della Svizzera di aumentare le riserve di capitale di un ammontare extra di 22,05 miliardi di franchi svizzeri, l’equivalente di 25 miliardi di dollari, al fine di far salire il ratio del capitale di UBS dal 14% al 20% circa.
Ma i vertici di UBS non sarebbero affatto disposti ad andare incontro alle richieste dello “Sceriffo”, tanto da star meditando perfino la fuga.
Contattata sul dossier, UBS di recente ha ricordato l’intervista che il suo CEO Sergio Ermotti ha rilasciato a Bloomberg TV a gennaio, quando il numero uno parlò chiaramente della possibilità di “considerare perfino, in questa fase, di lasciare la Svizzera”.
La candida ammissione: “Non sono svizzero”
Secondo qualcuno, la colpa sarebbe per l’appunto dello sceriffo. Che, tuttavia, nel corso di un’intervista rilasciata a Bloomberg TV lo scorso 17 marzo, ha ammesso candidamente che forse il punto è proprio il seguente:
“Non sono svizzero (...) Questo è un Paese basato sul consenso, e io sto cercando tuttora di capire la strada da prendere per raggiungere il giusto equilibrio tra il fatto che vengo da fuori e alcuni punti di vista, e per capire come funzionano le cose qui”.
Sta di fatto che l’imperativo dello sceriffo, sulle cui spalle pesa la responsabilità di ripristinare la credibilità della Svizzera in quanto capitale mondiale della finanza - a fronte della competizione sempre più agguerrita di altri centri finanziari, come quelli di Singapore e di Dubai - e che paga probabilmente il fatto di non comprendere ancora a pieno le dinamiche che forgiano il sistema finanziario elvetico, è quello di garantire la stabilità finanziaria del Paese.
E il collasso di Credit Suisse, indubbiamente, ha macchiato forse in modo indelebile la reputazione elvetica.
In questa situazione, se sarà alla fine un tedesco a risollevarla, anche a costo di imporre regole fin troppo severe sulle banche che operano nel Paese, per Walter sarà un grande onore.
Bisognerà vedere tuttavia quale impatto potrebbe soffrire la Svizzera nel caso in cui UBS finisse per chiudere baracca e burattini del suo quartiere generale e scegliere un mercato con meno paletti. La sensazione è che la Svizzera rimarrebbe monca di un asset cruciale, e che la sua reputazione, forse, finirebbe per essere ulteriormente affossata.