Se sulla guerra in Ucraina i partiti cosiddetti “antisistema” o “sovranisti” hanno dimostrato divisioni e qualche tentennamento sul sostegno incondizionato a Kiev, soprattutto nell’ultimo periodo, nel caso del conflitto a Gaza si registra in generale un atteggiamento profondamente filo-israeliano e ostile alla causa palestinese.
Dopo l’attacco terroristico di Hamas del 7 ottobre scorso, sono stati i partiti del gruppo europeo di Identità e Democrazia (ID), di cui fanno parte, fra gli altri, Lega, Rassemblement National e Alternative für Deutschland, oltre al Partito della Libertà Austriaco (FPO), i più convinti sostenitori della risposta dura di Israele nei confronti di Hamas. Se da un lato il vicepremier Matteo Salvini è stato protagonista, lo scorso 4 novembre, della manifestazione indetta dalla Lega “in difesa dei valori dell’Occidente" per ribadire il sostegno al popolo israeliano, in Francia Marine Le Pen ha - da tempo, sin dal 2014 - sconfessato la linea politica del padre, Jean Marie.
La premier Giorgia Meloni ha assunto una posizione più “moderata” solo all’apparenza, dato che il governo italiano in sede Onu, a differenza di Paesi Spagna e Francia, si è astenuto alla proposta di votare una risoluzione delle Nazioni Unite per una tregua a Gaza.
Il discorso di Le Pen in Parlamento
In un discorso pronunciato in parlamento nel quale ha condannato quelli che ha definito i “pogrom sul suolo israeliano” e ha attaccato Jean-Luc Mélenchon, Le Pen è stata accolta dagli applausi dei parlamentari della destra tradizionale e del centro. Come nota il Guardian, Marine Le Pen si prepara a candidarsi per la quarta volta alla presidenza nel 2027, e il suo Rassemblement National ha promesso di proteggere gli ebrei francesi dal pericolo rappresentato dall’islamismo e dall’antisemitismo, in ascesa in Francia. Il presidente del partito, Jordan Bardella, ha dichiarato alla radio francese: "Per molti ebrei francesi, il Rassemblement National è uno scudo contro l’ideologia islamista”.
Ciò è accaduto dopo che Il governo francese ha posto il Paese in stato di allerta dopo l’attentato con coltello al liceo Gambetta di Arras, dove un ex studente ha accoltellato a morte un insegnate. Per la Francia, la questione è particolarmente rilevante, perché secondo i dati forniti dal Guardian nel Paese d’Oltralpe vive la più grande comunità di ebrei al di fuori di Israele e degli Stati Uniti. E la convivenza con la minoranza islamica, dopo la guerra a Gaza, rischia di complicarsi ulteriormente.
L’equivoco AfD
Anche in Germania, i “sovranisti” hanno sposato la linea neocon di sostegno incondizionato a Israele. Già nel 2017, il Times of Israel dedicava un ampio approfondimento su Alternative für Deutschland (Afd), raccontando il paradosso di un partito odiato dagli ebrei tedeschi ma grande sostenitore dello stato israeliano. «È ripugnante che il partito AfD, un vergognoso movimento reazionario che ricorda il peggio del passato della Germania e dovrebbe essere messo fuori legge, abbia ora la capacità all’interno del parlamento tedesco di promuovere la sua vile piattaforma», affermava all’epoca il presidente del World Jewish Congress Ron Lauder. Un grande equivoco, perché secondo l’Israel National News, l’AfD è il “partito più filo-israeliano” che esista in Germania.
“Come AfD, chiediamo un chiaro annuncio da parte di Schiolz che la Germania non accetterà più migranti da Gaza e dal Medio Oriente” ha detto la leader, Alice Weidel. Per quanto riguarda la questione delle manifestazioni filo-palestinesi nel paese, Weidel ha sottolineato che sono conseguenza di una “politica irresponsabile sull’immigrazione in materia di asilo”. Più moderata la posizione di Tino Chrupalla, il quale ha tuttavia ribadito che gli attacchi di Hamas contro Israele vanno fermamente condannati, “e ovviamente Israele ha il diritto di difendersi qui”. Non esiste, ha spiegato, “alcuna giustificazione per l’uccisione di civili”, auspicando tuttavia, che sia la “diplomazia a prevalere”. In generale, più si leggono le dichiarazioni degli esponenti dei partiti europei “antisistema” e “sovranisti”, più si ha l’impressione di avere dinanzi una riproposizione dell’ideologia neoconservatrice statunitense nel Vecchio Continente.
Quella incarnata negli Usa da Irving Kristol e dall’ex Vicesegretario della Difesa Paul Wolfowitz, incentrata sull’idea di promuovere in maniera unilaterale la democrazia attraverso l’interventismo negli affari internazionali e garantire così l’egemonia degli Stati Uniti - e del suo alleato Israele - con l’uso delle armi e delle bombe.