Successione, tasse più basse con la sentenza della Corte Costituzionale. Cosa cambia e chi ha diritto al rimborso

Ilena D’Errico

05/06/2026

La Corte Costituzionale abbassa la tassazione delle rendite vitalizie. Basta imposte più alte del valore ottenuto, ma niente rimborsi per tutti.

Successione, tasse più basse con la sentenza della Corte Costituzionale. Cosa cambia e chi ha diritto al rimborso

La recente sentenza n. 89/2026 della Corte Costituzionale, depositata il 28 maggio 2026, cambia la tassazione delle rendite vitalizie istituite con un legato testamentario. La novità riguarda nel dettaglio il metodo di calcolo dell’imposta di successione, ora riportato entro i criteri di equità e proporzionalità che nel tempo sono venuti a mancare. Nel concreto, l’imposta sarà spesso più bassa e sicuramente inferiore rispetto al valore della rendita stessa, criterio che fino a questo momento non era certo scontato.

La vicenda che ha chiesto l’attenzione della Consulta, tramite la sezione tributaria della Corte di Cassazione, ha infatti visto il ricorso di una signora contro una tassa da 216.000 euro a fronte di una rendita da 18.000 euro annui. L’erede, per inciso, ha quasi 80 anni ed è quindi evidente che il prelievo fiscale sarebbe stato ben superiore al valore della rendita ed evidentemente lontano dalle capacità contributive della signora. Uno dei tanti episodi analoghi che l’impianto normativo, risalente a un’epoca finanziaria molto diversa da quella attuale, ha lasciato accumularsi negli anni a discapito dei contribuenti.

La tassazione della rendita vitalizia nel testamento

Per comprendere la portata della sentenza della Corte Costituzionale bisogna necessariamente fare un passo indietro e vedere di cosa si tratta. Un passaggio superfluo solo per chi, suo malgrado, si è trovato alle prese con un’imposta di successione eccessivamente alta. La rendita vitalizia consiste nell’erogazione periodica di una certa somma di denaro per tutta la vita del beneficiario. Spesso viene sancita con un testamento, avendo come base proprio l’eredità, ma anche il premio di una polizza assicurativa, la rendita di un immobile e così via.

Di conseguenza, il beneficiario che riceve una rendita come legato testamentario deve corrispondere all’Agenzia delle entrate l’imposta di successione, così come sempre previsto per successioni e donazioni. Il calcolo dell’imposta per una rendita vitalizia è però più complesso, più simile a quello previsto in caso di usufrutto. La base imponibile corrisponde infatti al valore attuale dei pagamenti futuri della rendita, attraverso un coefficiente inversamente proporzionale al tasso di interesse.

Il meccanismo è facilmente intuibile: più gli interessi sono elevati, più il valore nominale della rendita si abbassa. Questo principio è di base utile a un calcolo equo, quanto più possibile aderente all’effettivo valore del lascito per un giusto calcolo dell’imposta. Il problema è che, diversamente da quanto accade per l’usufrutto, il valore della nuda proprietà non viene poi moltiplicato per il tasso di interesse. Quando quest’ultimo è inferiore all’unità, la tassazione supera notevolmente l’effettivo valore della rendita vitalizia, che perde così la sua funzione sociale e assistenziale.

Tasse più basse con la sentenza della Corte Costituzionale

La sentenza n. 89/2026 della Corte Costituzionale mette fine alla superimposta sulle rendite vitalizie. È illegittimo non aver previsto il divieto di assumere nella determinazione dell’imposta un saggio legale di interesse inferiore al 2,5%. Al netto delle enunciare regole, questo dovrà diventare il limite di riferimento per il calcolo dell’imposta di successione, che non potrà più superare il valore delle rendite stesse.

Nel caso in oggetto, invece, la ricorrente avrebbe di fatto cominciato a beneficiare della rendita soltanto parecchio tempo dopo l’aspettativa media di vita. Una situazione “assurda” anche secondo la Consulta, in cui non esiste una giustificazione razionale ai fini fiscali. Anzi, la tassazione produce così un effetto “confiscatorio” e delegittima nei fatti l’istituto stesso della rendita. Finalmente, quindi, la tassazione della rendita vitalizia sarà davvero proporzionata al valore della stessa, come d’altronde prevede l’ordinamento, e coerente con il principio della capacità contributiva.

Chi ha diritto al rimborso

Bene, ora l’imposta di successione tornerà a essere una piccola percentuale della rendita vitalizia, ma chi potrà davvero beneficiare della rivoluzione costituzionale? Come chiarito dal tribunale, non potranno accedere ad alcuna forma di rimborso i contribuenti che hanno già pagato l’imposta. Una previsione diversa da questa avrebbe generato un vero e proprio caos, minando la certezza giuridica e la sostenibilità fiscale. Chi ancora deve pagare o avviare le relative pratiche, ovviamente, sarà sottoposto senza dubbio al nuovo regime fiscale.

Resta però la categoria, peraltro ampia, di cittadini che hanno un procedimento pendente sull’imposta di successione delle rendite. Chi ha contestato l’avviso di pagamento, per esempio, chi ha opposto un ricorso tributario e così via, avrà diritto a far valere le nuove regole e quindi a pagare l’imposta ridotta. Il tentativo di correttivo del governo, con il decreto legislativo che ha fissato un tasso minimo ma ha circostanziato la sua applicazione alle successioni aperte dal 1° gennaio 2025 in poi, è stato ritenuto altrettanto incostituzionale. La differenza è solo nell’apertura del procedimento, escludendo così chi ha già saldato il debito.