Su StMicroelectronics si riaccende l’eterna sfida francese all’Italia

Andrea Muratore

02/04/2024

Meloni «blinda» St raddoppiando e rendendo italo-francese il consiglio di gestione del gigante dei chip. Gli scenari e le dinamiche della «sfida francese».

Su StMicroelectronics si riaccende l’eterna sfida francese all’Italia

StMicroelectronics è il nuovo fronte di attenzione del dualismo italo-francese?

Non bastano, in questi ultimi mesi, casi scottanti come Telecom-Tim, in cui Vivendi si contende con Kkr la primazia strategica sulla telco italiana,l’affare Microtecnica, azienda strategica della Difesa su cui il governo Meloni ha imposto il golden power per prevenirne la vendita alla francese Safran, e Stellantis, su cui si combatte una battaglia per capire se il cuore e la mente del terzo gruppo dell’auto globale sarà (anche) italiano o pressoché esclusivamente franco-americano.

Ora anche la principale azienda della microelettronica italiana, la cui proprietà è divisa a metà con la Francia, finisce nell’imbuto del dualismo tra Roma e Parigi.

Gli investimenti di St

La stagione delle nomine pubbliche si avvicina e con essa la data-soglia del 22 maggio, giorno dell’assemblea degli azionisti di St, che si terrà ad Amsterdam. Quel giorno, infatti, sarà messo nero su bianco l’accordo raggiunto dal governo Meloni tramite il Ministero dell’Economia di Giancarlo Giorgetti e Bpifrance per consolidare in un dualismo reale il comitato di gestione. L’Italia tramite il Mef possiede il 50% della società-veicolo che controlla St, partecipata anche dalla banca pubblica transalpina. Meloni e Giorgetti confermeranno alla rappresentanza dell’Italia Maurizio Tamagnini, vicepresidente del Comitato di Sorveglianza di St e amministratore delegato del Fondo Strategico Italiano, e vedranno messo nero su bianco un avanzamento della gestione dell’azienda in senso più bilanciato secondo le aspettative del Mef.

In sostanza, l’ad Jean-Marie Chery, francese, sarà affiancato dal Cfo Lorenzo Grandi nel comitato di gestione che diventerà un organo diarchico con Chery formalmente a capo ma Grandi, italiano, parificato in termini di poteri di firma. StartMag ha ricostruito la dinamica, sottolineando come alla base di queste problematiche ci sia una richiesta italiana di maggiori investimenti nella Penisola rispetto a quelli orientati da St verso la Francia. In sostanza, Grenoble, capitale francese dei microchip, batterebbe Agrate Brianza e Catania, sedi italiane di St, in larga misura: «Tra il 2019 e il 2023 la società ha investito circa 3,2 miliardi di euro in Italia e 4,9 miliardi in Francia. Al di là dei valori assoluti, le somme investite nella tecnologia di semiconduttori dal diametro di trecento millimetri (la generazione più recente) sono state di 1,7 miliardi di euro in Italia e di 3,9 miliardi in Francia», nota la testata diretta da Michele Arnese.

Dalla Francia sussidi a pioggia

Ne emerge che «gli investimenti in Francia, dunque, sono stati di oltre il 50 per cento superiori a quelli in Italia, aggravando il rapporto del quinquennio precedente a quello considerato: gli investimenti nei dispositivi da trecento millimetri, insomma, ha aggravato lo squilibrio degli investimenti anziché riportarlo in parità».

Bisogna aggiungere un dato fondamentale: la Francia di Emmanuel Macron è partita lunga sovvenzionando con ben 2,9 miliardi di euro gli investimenti transalpini nello stabilimento di Grenoble-Crolles, una «megafab» con cui Parigi vuole raddoppiare la produzione di chip entro fine decennio e su cui nel giugno dell’anno scorso si è registrato l’ingresso dell’americanaGlobalFoundries, che porterà a 7,5 miliardi di euro l’investimento complessivo fino alla fine del decennio.

Il governo Meloni non crede in una «preferenza francese» esplicita di Chery legata alla sua nazionalità, ma era conscio che serviva spingere nella svolta diarchica del governo di StMicroelectronics ora che anche l’Italia, a fine 2023, si è dotata di una strategia per la microelettronica. Non deve stupire la coincidenza temporale tra l’avvio dell’investimento da 3,2 miliardi di euro di Silicon Box, azienda di Singapore, per produrre, molto probabilmente presso Novara, dei chiplet di ultima generazione e l’accelerazione del governo su St e la richiesta di maggiore «italianità».

Anche Meloni sogna la Chip Valley italiana

Il governo Meloni ha messo sul piatto 4,2 miliardiper sostenere gli investimenti in semiconduttori da qua a fine decennio e non vuole lasciarsi sfuggire una consistente fetta della torta. Del resto, anche negli anni di maggior affluenza francese degli investimenti St non ha dimenticato il Belpaese: mentre lavorava all’ampliamento di Grenoble-Crolles «in Italia, STMicroelectronics aveva infatti annunciato la costruzione di un nuovo impianto a Catania per la produzione di wafer SiC per un investimento complessivo di 730 milioni di euro (con un contributo del governo italiano di 292,5 milioni di euro)»,ha scritto Elettronica e Mercati .

Con St, Silicon Box in arrivo e la consolidata realtà di Technoprobe, leader nelle schede di certificazione dei chip, l’Italia avrà una filiera competitiva e sistemica nei chip che ruoterà proprio attorno al colosso in gestione condivisa con Parigi. Promuovere Grandi al fianco di Chery è una mossa con cui la partita delle nomine viene intrecciata alla spinta italiana a gestire, in parallelo, cooperazione e competizione nell’eterna «sfida francese» tra due capitalismi complementari in campo industriale ma diversi in ambito di proiezione politica. In cui oggi anche Roma sta imparando da Parigi a non separare la sfera della politica, quella del prestigio nazionale e quella degli affari. Sempre più integrate l’una all’altra. Specie quando si parla di tecnologie come i microchip, «unità di misura» della supremazia tecnologica di domani.