Caso Stellantis, la pericolosa sudditanza del governo è una storia già vista

Andrea Muratore

03/02/2024

03/02/2024 - 10:56

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Lo Stato al perenne inseguimento di Stellantis. Mancano priorità industriali. Il gruppo chiede sussidi e lo Stato insegue. Si ripete una storia arcinota...

Caso Stellantis, la pericolosa sudditanza del governo è una storia già vista

Carlos Tavares torna a battere cassa allo Stato, rinverdendo la tradizione che anche dopo la globalizzazione del brand non ha abbandonato la nostrana Fiat: alzare la posta con il governo italiano. “Si tenta di evitare di assumersi la responsabilità per il fatto che se non si danno sussidi per l’acquisto di veicoli elettrici, si mettono a rischio gli impianti in Italia”, ha detto l’ad del gruppo nato dalla fusione tra Fca e Psa, di diritto olandese e a trazione francese.

Il metodo non cambia: Stellantis non ha assolutamente voglia di puntare sull’Italia; gli Agnelli-Elkann questo lo sanno - e bene - e non si vogliono far influenzare dalla nazionalità sul proprio passaporto storico nel definire le linee guida del gruppo: con Iveco e Ferrari in volo, del resto, Exor può benissimo dire di non stare deindustrializzando l’Italia, almeno nella retorica. Chi è preso d’infilata è il governo italiano. Il Ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso ha abboccato all’amo, arrivando a proporre fuori tempo massimo, quando i buoi sono già scappati dalla stalla, l’ingresso del governo nel capitale sociale di Stellantis come forma di «sussidio» indiretto al gruppo e rimedio delle linee guida industriali.

Su Urso pende la spada di Damocle dell’ingenuità politica dimostrata nel rapporto con Stellantis. Non è la prima volta che l’ex presidente del Copasir va a ruota del colosso automobilistico nato dalla fusione Fca-Psa. Nell’incontro di ottobre tra governo, casa automobilistica e sindacati, Stellantis ha promesso di riportare la produzione di auto in Italia a un milione di unità, più del doppio rispetto alle 473.000 prodotte dalle fabbriche nazionali nel 2022, ma comunque meno degli 1,4 milioni di inizio millennio. Questo dato rappresentò l’inizio di un declino che ha cancellato due terzi della nostra capacità produttiva. Urso ha in quell’occasione parlato di 6 miliardi di euro di fondi da destinare agli incentivi per la costruzione di nuovi impianti e per sussidiare gli acquisti di auto immatricolate in Italia, criticando l’alta percentuale di auto straniere vendute e sussidiate nel nostro paese. [...]

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