Qual è la vera strategia del governo Draghi sulle riaperture

Alessandro Gregori

11 Maggio 2021 - 18:10

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L’esecutivo sa che la zona gialla in tutto il paese porterà a un nuovo aumento dei contagi. Ma pensa di poter gestire la situazione grazie al piano di vaccinazione di massa. E a un ragionamento che parte dalla riduzione (auspicata) di ricoveri e morti. Ecco come

Qual è la vera strategia del governo Draghi sulle riaperture

«Se i contagi non determineranno un aumento dei ricoveri, la situazione sarà sotto controllo». In queste poche parole del sottosegretario alla Salute Pierpaolo Sileri dette a RaiNews24 è riassunta tutta la strategia del governo Draghi sulle riaperture.

Un rischio «ragionato», come disse all’epoca il presidente del Consiglio. Che si basa sulla velocità di vaccinazione degli anziani e sulla capacità di tenere sotto controllo l’epidemia. Anche in caso di un nuovo aumento dei contagi.

La strategia del governo Draghi sulle riaperture

Il ragionamento si basa su un assunto che si può comprendere leggendo il «rapporto sulle caratteristiche dei pazienti deceduti e positivi a Covid-19» sul sito dell’Istituto Superiore di Sanità. Che spiega che l’età media dei pazienti deceduti e positivi a SARS-CoV-2 in Italia è di 81 anni e che l’età mediana dei pazienti deceduti positivi a SARS-CoV-2 «è più alta di oltre 30 anni rispetto a quella dei pazienti che hanno contratto l’infezione».

E aggiunge che in 7.199 pazienti deceduti di cui è stato possibile analizzare le cartelle cliniche il numero medio di patologie osservate è di 3,6: «complessivamente, 214 pazienti (3,0% del campione) presentavano 0 patologie, 837 (11,6%) presentavano 1 patologia, 1.326 (18,4%) presentavano 2 patologie e 4.822 (67,0%) presentavano 3 o più patologie». E allora il rischio ragionato è tutto qui. Prevede che il governo sia in grado di fronteggiare un (previsto) aumento dei contagi dovuto alla zona gialla in tutto il paese. A patto che questo non debba costare un prezzo alto per quanto riguarda i ricoveri, come dice il sottosegretario Sileri.

Vaccinare gli anziani e i fragili per riaprire l’Italia

Con tutto quello che ne consegue in termini di collasso degli ospedali da evitare. Ma soprattutto di morti, viene da aggiungere visto che è quello il numero più importante e drammatico. E che ha determinato l’anomalia del tasso di letalità altissimo del Belpaese. Per questo oggi il virologo dell’Università di Milano Fabrizio Pregliasco in un’intervista a La Stampa dice di aspettarsi per fine maggio una piccola ondata, «un’ondina da da diecimila contagiati al giorno, ma con meno ricoveri rispetto ai vaccini». E aggiunge che a tutelarci sarà la bella stagione, visto che «la minore umidità e i ristoranti e i bar solo fuori contribuiscono».

A prima vista sembrerebbe lo stesso ragionamento fatto l’estate scorsa, quando però invece il virus continuò a circolare fino a ottobre quando scoppiò la (terribile) seconda ondata. Ma non è così. Perché stavolta a fare la differenza sarà l’immunizzazione di massa. Che, essendo partita da anziani e pazienti fragili, tutelerà prima di tutto loro. Ovvero quelli che se si ammalano rischiano di più la morte. Gli altri potrebbero essere asintomatici e non ammalarsi mai. Oppure superarla se arriva in forma lieve. Per questo il rischio è «ragionato» e «strategico». Finché non spunta una variante più contagiosa, più letale e resistente ai vaccini, almeno.

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