Negli ultimi tre anni Stellantis è passata dall’essere uno dei titoli più amati di Piazza Affari a diventare una delle grandi delusioni del comparto automotive europeo. Dopo il picco del 2022-2023, quando utili record, dividendi generosi e buyback avevano trasformato il gruppo nato dalla fusione FCA–PSA in una macchina da cassa, il titolo ha imboccato una lunga fase discendente. I prezzi si sono progressivamente sgonfiati, le promesse di crescita si sono scontrate con una realtà fatta di margini in contrazione, quote di mercato perse e un contesto industriale sempre più competitivo, soprattutto sul fronte dei veicoli elettrici.
Il mercato ha iniziato a dubitare. Prima in modo silenzioso, poi sempre più apertamente. Il cambio di management, con l’arrivo di Antonio Filosa, è coinciso con una fase già complicata, in cui l’automotive globale si è trovato stretto tra la fine degli incentivi, l’impatto dei dazi, la pressione dei costruttori cinesi e una transizione tecnologica che sta ridisegnando vincitori e vinti. Stellantis, nel frattempo, ha visto l’ebit scendere da oltre il 13% a livelli prossimi allo zero, mentre il titolo scivolava sotto quota 10 euro, trascinando con sé le aspettative degli investitori.
Ora però sta tornando la fiducia sul titolo. Gli analisti di Piper Sandler hanno alzato il rating su Stellantis da “neutral” a “buy” e soprattutto hanno rivisto il target price da 9 a 15 dollari. Tradotto in numeri, significa ipotizzare un potenziale di rialzo che sfiora il 47%. Davvero il mercato ha sottovalutato Stellantis? O siamo davanti all’ennesimo rimbalzo tecnico in un titolo strutturalmente fragile?
Perché gli analisti scommettono su Stellantis e sul “fattore Filosa”
Il ragionamento di Piper Sandler parte da una tesi che, a prima vista, sembra andare contro il senso comune. Stellantis viene descritta come uno dei gruppi oggi più in difficoltà tra i grandi costruttori globali, ma proprio per questo, secondo il broker americano, sarebbe anche quello con più spazio per sorprendere il mercato. Negli ultimi anni sul titolo si è abbattuta una tempesta perfetta fatta di quote di mercato perse, scosse al vertice e margini evaporati, una sequenza di colpi che ha progressivamente raffreddato l’entusiasmo degli investitori. Il risultato è una valutazione che oggi riflette già uno scenario difensivo, con un rapporto prezzo/utili intorno a 6 volte, livelli che storicamente hanno spesso segnato più un punto di partenza che un punto di arrivo.
La vera variabile, in questa fase, è geografica. America Latina e Medio Oriente restano aree complicate, schiacciate da una concorrenza cinese sempre più aggressiva, capace di comprimere volumi e margini. Gli Stati Uniti, invece, tornano al centro della partita. Per Stellantis il mercato americano non è solo il più redditizio, è quello che pesa di più sul mix e sui prezzi medi di vendita, che risultano circa doppi rispetto all’Europa. Dopo aver toccato un minimo nelle quote, gli analisti iniziano a intravedere proprio negli Usa un potenziale cambio di passo a partire dal 2026, con l’arrivo di nuovi modelli e una strategia di prodotto più selettiva e mirata.
È in questo contesto che prende forma anche la joint venture con Leapmotor, letta da Piper Sandler non come una scorciatoia sui conti, ma come una mossa difensiva ad alto valore strategico. L’obiettivo non è generare risultati immediati, ma ridurre nel tempo l’esposizione alla pressione dei marchi asiatici, soprattutto sull’elettrico. Il cosiddetto “fattore Filosa” si gioca qui, lontano dai riflettori, sulla capacità di rimettere ordine, semplificare e ricostruire credibilità industriale. Ed è proprio su questo equilibrio fragile, tra aspettative bassissime e primi segnali di svolta, che alcuni analisti hanno deciso di tornare a puntare.
Grafico azioni Stellantis
Fonte Tradingview
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Tra dividendi a rischio e valutazioni depresse, cosa guardano oggi gli investitori
Il lato meno rassicurante della storia è tutto nei numeri dell’ultimo semestre. I conti 2025 hanno confermato che la strada per la ripresa è ancora in salita, con un ebit rettificato fermo a 0,5 miliardi di euro e un flusso di cassa industriale ancora negativo. A pesare non è stato tanto il calo dei volumi, meno severo delle attese, quanto il mix delle vendite. Nel primo semestre le consegne in Nord America sono scese del 25%, colpendo proprio il mercato che assicura i margini più elevati, mentre in Europa la transizione produttiva e il ritardo nel pieno dispiegamento della nuova gamma continuano a frenare il recupero. La crescita nel resto del mondo offre un parziale sostegno, ma non è sufficiente a riequilibrare il quadro.
Questo contesto aveva spinto molte banche d’affari a rivedere al ribasso le stime sui dividendi. Dopo i 0,68 euro per azione del 2025, le proiezioni per il 2026 convergono intorno a 0,36 euro, con il rischio concreto che la priorità resti la difesa del bilancio più che la remunerazione degli azionisti. Anche i buyback, che avevano sostenuto il titolo negli anni migliori, restano per ora fuori dall’orizzonte.
È qui che si gioca la scommessa. Il titolo oggi sconta già uno scenario difficile, con valutazioni depresse e aspettative molto basse. Proprio per questo, anche segnali graduali di miglioramento potrebbero cambiare rapidamente la narrativa. Un recupero credibile dei margini basterebbe a riportare Stellantis sopra quota 10,50 euro, massimi di dicembre, aprendo la strada a una ripresa più strutturata verso primi obiettivi in area 11,60.
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