Stellantis ai minimi storici in Italia, prodotti meno di 400.000 veicoli. Non succedeva dal 1955

P. F.

7 Gennaio 2026 - 16:20

La produzione Stellantis in Italia è ai minimi dal 1955: meno di 380 mila veicoli e auto in calo del 25%. Sono necessarie nuove strategie e investimenti per un rilancio industriale adeguato.

Stellantis ai minimi storici in Italia, prodotti meno di 400.000 veicoli. Non succedeva dal 1955

Periodo nero per Stellantis. Nel 2025 la produzione degli stabilimenti italiani del colosso dell’automotive ha toccato livelli record di arretramento, segnando il dato più basso da oltre settant’anni.

Secondo il report annuale elaborato dalla Fim-Cisl, il gruppo ha prodotto complessivamente 379.706 veicoli tra autovetture e mezzi commerciali, con un calo del 20% rispetto al 2024. La contrazione più significativa riguarda le auto, ferme a 213.706 unità (-24,5%), livelli che non si registravano dal 1955, mentre i veicoli commerciali hanno subito una flessione più contenuta, pari al 13,5%.

La Fiat Panda resta il modello più prodotto, con 112.690 unità, coprendo oltre la metà della produzione nazionale, ma anche su questo fronte la tendenza è in calo (-14%). Il modello, confermato fino al 2030, deve fare i conti con la concorrenza interna della Grande Panda serba e con il nuovo Leapmotor T03, destinato al mercato italiano.

La rapida discesa di Stellantis in Italia

Il segretario generale della Fim-Cisl, Ferdinando Uliano, evidenzia come la produzione in Italia si sia quasi dimezzata rispetto al 2023 - quando gli stabilimenti Stellantis avevano assemblato 751.384 veicoli - nonostante gli impegni ministeriali per raggiungere il milione di unità:

“L’auto rappresenta la produzione di settant’anni fa. Abbiamo toccato il fondo, ora bisogna risalire, con nuove produzioni, nuove assegnazioni, nuovi investimenti. Quindi il piano industriale che stanno prospettando deve essere anticipato e soprattutto deve prevedere altre allocazioni produttive per gli stabilimenti italiani”.

La flessione ha avuto un impatto immediato anche sull’occupazione. Quasi la metà della forza lavoro del gruppo è stata interessata da ammortizzatori sociali, mentre in alcuni siti, come quello di Melfi, la riduzione dei volumi ha portato alla fuoriuscita di oltre 2.500 lavoratori dal 2021.

Mirafiori unico segnale positivo

A limitare il crollo produttivo ha contribuito l’avvio di nuove linee a Mirafiori e Melfi, con la 500 ibrida e la Nuova Jeep Compass. Mirafiori è l’unico stabilimento a registrare una crescita, con un +16,5% rispetto al 2024, anche se il dato va letto in rapporto a una base produttiva molto ridotta: dalle 85.940 unità del 2023 lo stabilimento torinese era sceso a circa 26.000 nel 2024, per poi risalire a 30.000 nel 2025.

Per il 2026 Stellantis prevede di arrivare a 100.000 500 ibride, un obiettivo che, se confermato, potrebbe ridurre la pressione sulla cassa integrazione.

Negli altri stabilimenti, invece, le perdite sono consistenti. Atessa ha registrato un -13,5%, mentre Melfi ha perso quasi la metà della produzione (-47,2%). Cassino ha vissuto un anno particolarmente critico, con appena 19.364 auto prodotte, il peggior dato nella storia dello stabilimento, penalizzato dal rinvio delle nuove Alfa Romeo Stelvio e Giulia.

Cosa aspettarsi per il 2026?

Uliano sottolinea come sia indispensabile anticipare il nuovo piano industriale e introdurre nuovi modelli e investimenti, per garantire continuità produttiva e occupazionale e rispondere alle esigenze degli stabilimenti e del Paese:

“È indispensabile che Stellantis rafforzi e migliori il piano di investimenti. Si è intravista una mossa da parte dell’Europa per la neutralità tecnologica, quindi la possibilità di aperture anche sulle minicar: ci sono i presupposti per anticipare il piano e questa anticipazione viene richiamata anche dai dati che abbiamo riscontrato, che sono negativi. È il modo migliore per poter dare una risposta più puntuale alle esigenze che gli stabilimenti italiani hanno, ma che anche il Paese chiede a questo importante gruppo”.

Le prospettive per il 2026 dipendono da una combinazione di fattori: la piena produzione della 500 ibrida, della DS8 e della Nuova Jeep Compass, insieme ai nuovi lanci di DS7 e Lancia Gamma, dovrà compensare l’uscita di modelli come Renegade e 500X.

Tuttavia, l’avvicinamento ai volumi del 2023 richiederà una gestione attenta degli stabilimenti di Pomigliano e Cassino, oltre a un rafforzamento degli investimenti e delle attività di ricerca e sviluppo. Secondo la Fim-Cisl, solo un intervento rapido e mirato potrà assicurare un futuro sostenibile alla produzione italiana di Stellantis, evitando che il settore continui a segnare passi indietro così drastici.

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