Lo Stato sequestra automaticamente i conti bancari e i beni di tutti i cittadini e stranieri che hanno rimandato questa procedura

Ilena D’Errico

29 Aprile 2026 - 20:58

Ci sono comunicazioni che non possono essere ignorate. Non rimandare questa procedura se vuoi tutelare i tuoi beni.

Lo Stato sequestra automaticamente i conti bancari e i beni di tutti i cittadini e stranieri che hanno rimandato questa procedura

Si può ben capire la tentazione di ignorare le comunicazioni dell’Agenzia delle entrate per dormire sonni tranquilli e rimandare le preoccupazioni almeno di qualche giorno, ma è sempre un grande rischio. Anche se fastidioso, è invece opportuno leggere subito le lettere del Fisco e anzi bisogna controllarle scrupolosamente, così da evitare conseguenze peggiori. Tante persone pensano che questo problema non le riguardi perché sanno già quanto è rischioso non aprire le notifiche fiscali, ma magari vogliono accantonare il pensiero per un po’, ed è proprio così che possono arrivare pignoramenti incontestabili. Ci possono infatti essere delle scadenze molto ravvicinate, spesso proprio nelle buste più insospettabili.

Non puoi rimandare questa procedura

L’Agenzia delle entrate riscossione può inviare ai cittadini diversi tipi di atti e documenti, ognuno dei quali con un diverso significato. Le comunicazioni del Fisco servono a informare i cittadini e gli stranieri residenti, anche nel rispetto dell’iter burocratico previsto per tutelare i diritti dei contribuenti. Affinché questa tutela sia effettiva, tuttavia, anche i contribuenti stessi devono fare la propria parte, cominciando dal leggere le comunicazioni, anche quelle apparentemente di poco conto.

Un errore comune da cui è bene stare in guardia è relativo alle intimazioni di pagamento, le lettere in assoluto meno piacevoli da ricevere. Fin troppo spesso i contribuenti pensano che questi avvisi siano dei promemoria per invitare al pagamento in modo bonario, evitando procedure forzate lunghe e dispendiose. Di fatto, con l’intimazione l’Ader intende effettivamente indurre i contribuenti a saldare il debito, ma questo documento non ha soltanto questo scopo.

L’intimazione di pagamento inviata dal Fisco ha esplicitamente lo scopo di avvisare il contribuente che non ha effettuato il pagamento di una o più cartelle, con quello che è a tutti gli effetti un ultimatum. Se questa lettera viene ignorata, l’Agenzia delle entrate può procedere direttamente con il pignoramento dei beni mobili e immobili del cittadino.

Lo Stato sequestra automaticamente i conti bancari e i beni

L’intimazione di pagamento dell’Agenzia delle entrate contiene sostanzialmente un riepilogo dei debiti con il dettaglio delle cartelle esattoriali a cui si riferisce e l’importo totale da pagare. Non sempre si riceve l’intimazione in caso di debiti con il Fisco, ma soltanto quando è trascorso un anno o più dalla notifica di cartelle esattoriali che non sono state pagate, sempre che nel frattempo non sia stata avviata l’esecuzione forzata, con i dovuti avvisi. Non bisogna quindi illudersi che l’Ader si dimentichi delle cartelle notificate, anche se trascorrono vari mesi.

Questo tempo utile può essere invece utilizzato per verificare la correttezza del debito, eventualmente contestando le inesattezze, e trovare una soluzione per l’adempimento, come una rateizzazione. Altrimenti, si arriva appunto alla notifica dell’intimazione, che proprio in questo senso configura un ultimatum. Quest’ultimo concede una scadenza estremamente ravvicinata per l’adempimento, di appena 5 giorni.

Ecco perché è fondamentale agire subito, perché trascorso questo termine l’Agenzia delle entrate potrà passare automaticamente al pignoramento. Non è tutto, una volta oltrepassata la scadenza di 60 giorni il contribuente non potrà nemmeno più impugnare l’atto ricevuto. Come confermato dalla giurisprudenza, il silenzio davanti alla notifica di intimazione del pagamento corrisponde a tutti gli effetti a un riconoscimento del debito. Ciò vale per qualsiasi motivo di impugnazione, per esempio:

  • la mancata notifica della cartella esattoriale;
  • la prescrizione del credito intervenuta;
  • l’inesattezza dell’importo.

È quindi necessario verificare subito la correttezza della pretesa, così da opporsi all’esecuzione immediata entro 5 giorni e opporre eventualmente ricorso presso la Corte di Giustizia Tributaria entro 60 giorni, così da far valere i propri diritti. Questo passaggio è dunque doveroso per annullare richieste relative a debiti prescritti o non notificate correttamente, ma pure per ottenere le correzioni dell’importo in modo sicuro.

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