Startup, perché non deve allarmare il calo dei round di finanziamento?

Redazione Money Premium

17 Novembre 2024 - 06:44

Nel 2023, due startup su cinque che hanno cercato nuovi finanziamenti lo hanno fatto a una valutazione inferiore rispetto ai round precedenti.

Startup, perché non deve allarmare il calo dei round di finanziamento?

Negli ultimi anni, il panorama delle startup europee, in particolare degli unicorni – le aziende con una valutazione superiore a 1 miliardo di dollari – ha subito cambiamenti radicali.

Il 2021 e il 2022 sono stati anni d’oro per il settore, contraddistinti da abbondanza di liquidità e investimenti senza particolare attenzione alla redditività immediata. Tuttavia, questa fase di boom sembra ormai conclusa, con una contrazione che ha portato molte startup europee a rivalutare il proprio valore di mercato.

Secondo le stime di PitchBook, il valore complessivo delle startup europee potrebbe essere sopravvalutato di quasi 100 miliardi di euro, pari a oltre un quinto del loro valore aggregato in base all’ultima tornata di finanziamenti. Questa rivalutazione mette in discussione il titolo di unicorno per molte delle 139 aziende che attualmente si fregiano di questo status. Tra gli esempi citati da PitchBook vi sono Scalapay, fintech italiana specializzata nel «buy now, pay later», e Satispay, app di pagamenti mobili, entrambe valutate oltre 1 miliardo di euro due anni fa.

L’ecosistema delle startup europee sta affrontando un contesto di contrazione. Nel 2023, due startup su cinque che hanno cercato nuovi finanziamenti lo hanno fatto a una valutazione inferiore rispetto ai round precedenti. Questa tendenza riflette un mercato meno disposto a pompare capitali a ogni costo, segnalando una crescente attenzione da parte degli investitori verso la sostenibilità e la redditività delle aziende.

La creazione di nuovi unicorni è in forte rallentamento: nel 2022 si sono registrati pochissimi nuovi ingressi nella cerchia, e il numero netto di unicorni è rimasto pressoché stabile. Tra il 2014 e il 2024, si osserva un calo significativo del numero di nuove aziende valutate oltre il miliardo di euro e una stagnazione del valore aggregato complessivo, dopo un picco raggiunto nel biennio 2021-2022.

Storicamente, l’Europa è sempre stata in ritardo rispetto a Stati Uniti e Cina nella creazione di startup di grande valore. La scala, che è un fattore cruciale per il successo delle aziende tecnologiche, rappresenta una delle maggiori sfide per le aziende europee. In un mercato frammentato da numerose lingue e legislazioni, raggiungere i volumi necessari per competere globalmente è più complesso rispetto a paesi come gli Stati Uniti, dove un singolo mercato unificato offre immediato accesso a centinaia di milioni di consumatori.

La riduzione dei round di finanziamento è indicativa di una ciclicità tipica del settore. Gli investitori di venture capital (VC) e i loro clienti cercano rendimenti costanti per poter reinvestire. Un rallentamento nella distribuzione dei proventi si traduce in una stasi di nuovi investimenti, generando un circolo vizioso. Il meglio che PitchBook si aspetta è una stabilizzazione delle valutazioni, senza particolari crescite nel prossimo futuro.

Tuttavia, non è ancora giunto il momento di mandare in pensione il settore delle startup europee. Se da un lato il calo nei round di finanziamento segnala una difficoltà nel raccogliere fondi, dall’altro si osservano cambiamenti nelle fonti di finanziamento stesse. Alcune delle startup storiche, infatti, stanno generando flussi di cassa propri o stanno ancora utilizzando i fondi raccolti nei periodi più favorevoli. Altre stanno ricorrendo al debito di venture, una forma di finanziamento che non diluisce le quote azionarie e non incide sulle valutazioni. Un esempio è SumUp, app di pagamenti che ha raccolto 1,5 miliardi di euro da creditori privati, guidati da Goldman Sachs, nel 2023.

Un altro aspetto che sta plasmando il futuro delle startup europee è la diversificazione delle fonti di capitale. L’Europa è meno dipendente dal capitale di rischio tradizionale rispetto ad altre regioni: il capitale corporate e il sostegno dei governi stanno giocando un ruolo sempre più importante. Nel 2022, i governi europei hanno contribuito per oltre un terzo ai finanziamenti VC, una quota significativamente superiore rispetto ad altre aree del mondo.

Un settore in cui l’Europa continua a mantenere una posizione di forza è il fintech, in particolare nel Regno Unito, uno dei principali hub finanziari mondiali. Nonostante la prevalenza di «down rounds», ci sono segnali positivi. Revolut, la celebre fintech britannica, ha raggiunto una valutazione di 45 miliardi di dollari nel 2023, in aumento rispetto ai 33 miliardi del 2021. Un altro esempio è Monzo, che ha visto la sua valutazione salire fino a 5,9 miliardi di dollari. Anche se questi successi non rappresentano un’inversione di tendenza per tutto il settore, indicano che non tutto è perduto e che esistono ancora opportunità di crescita per le startup fintech europee.

L’ecosistema degli unicorni europei sta attraversando una fase di profondo cambiamento. Dopo gli anni di rapida espansione, alimentati da ingenti flussi di capitale, il settore deve ora affrontare nuove sfide: la scarsità di fondi, la rivalutazione delle aziende e la crescente attenzione alla redditività. Tuttavia, non si tratta di una crisi irreversibile. Le startup europee stanno diversificando le loro fonti di finanziamento, e in settori chiave come il fintech mostrano ancora segni di resilienza.

L’Europa potrebbe non riuscire a competere con gli Stati Uniti o la Cina in termini di quantità di unicorni, ma la sua capacità di adattamento e l’intervento di nuovi attori potrebbero contribuire a trasformare questa crisi in un’opportunità per ridefinire il futuro dell’innovazione nel continente.